Le azioni tech hanno trascorso un anno da incubo a Wall Street. Il 2022 si è chiuso con un crollo del 33% del NASDAQ, mentre il sell-off ha colpito indistintamente tutti i titoli legati alla crescita, con alcuni che hanno quasi interamente perso il loro valore che avevano a inizio anno. Le cause che hanno contribuito all’Armageddon tecnologico sono state diverse, ma a primeggiare è il rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, che ha reso meno preziose le valutazioni azionarie e più oneroso il costo di finanziamento delle società che investono nella crescita.
Alcuni grandi nomi come Apple e Tesla hanno sofferto tremendamente la situazione critica della Cina, che si è riflessa nella crisi degli approvvigionamenti. Cupertino ha visto un calo della produzione degli iPhone nella fabbrica cinese di Foxconn, il principale fornitore aziendale, per effetto della politica anti-Covid messa in campo dalle autorità di Pechino. Mentre Palo Alto ha dovuto fare i conti con il rallentamento produttivo della gigafactory di Shanghai e con l’aumento dei costi di trasporto e consegna.
Il crollo della spesa pubblicitaria da parte degli inserzionisti dovuto all’inflazione è stato un altro macigno, soprattutto per aziende dove gli annunci rappresentano la gran parte del business, vedi Meta Platforms e Alphabet. Anche il calo del cloud computing è stato rilevante, dal momento che questo costituisce oggi un segmento di business sempre più importante per le big tech come Amazon, Alphabet e Microsoft.
Azioni tech: ecco perché possono cadere ancora quest’anno
Chi si aspetta un 2023 di grande rinascita forse farebbe bene a procedere con maggiore cautela, secondo gli analisti. Le zone d’ombra, caratterizzate da grandi incertezze, sono molte. Le azioni tech saranno messe alla prova nelle prossime settimane, quando le aziende cominceranno a sviscerare i dati trimestrali.
La principale paura riguarda gli utili societari. Wall Street si aspetta che i guadagni del settore tecnologico diminuiranno del 2,2% nel 2023, a fronte di una crescita del 2% di quelli dell’S&P 500. La stima è visibilmente in discesa, contando che a settembre 2022 gli analisti prevedevano un aumento degli utili tech del 4,7% per il 2023. “I fondamentali di queste società non stanno migliorando e al margine si stanno deteriorando”, ha detto Nicholas Colas, co-fondatore di DataTrek Research. “Affinché i titoli growth funzionino, si vuole vedere un miglioramento dei fondamentali e delle stime, e non lo stiamo vedendo in questo momento”, ha aggiunto.
È probabile che gli analisti ridimensioneranno ancora le loro stime e questo ridurrà i multipli delle aziende tecnologiche. Proprio i multipli potranno essere un altro fattore controverso. La componente tech dell’S&P 500 scambia ancora a 20,1 volte i guadagni attesi, al di sopra della sua media decennale di 18,6 volte e dell’indice completo di 17 volte. Nel dettaglio, Apple rimane sopra la sua media di lungo termine, mentre Microsoft è appena sotto. Entrambi insieme costituiscono l’11% del benchmark. L’unico big tech veramente economico sembra essere Meta Platforms, devastato nel 2022 da una perdita di quasi due terzi di capitalizzazione. Oggi il rapporto price/earnings del colosso social è di 12 volte, mentre alcuni anni fa risultava di circa 28 volte.
“In questo contesto, gli investitori saranno meno indulgenti nei confronti della non redditività, del rallentamento della crescita e degli utili. La grande tecnologia ha avuto successo per così tanto tempo, ma se hai un titolo ampiamente posseduto che sta vedendo una crescita in decelerazione, questo è un problema. Le valutazioni sono tali che qualsiasi cattiva notizia sarà accolta con un sell-off”, ha affermato Patrick Burton, gestore di portafoglio di Winslow Capital Management.









