Azioni tedesche: dopo un 2024 da record, cosa aspettarsi dal 2025?

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Alla Borsa di Francoforte le azioni tedesche hanno finora sovraperformato quest’anno rispetto agli altri titoli europei. L’indice DAX è salito di 21,77 punti percentuali da inizio anno, mentre il CAC 40 francese è arretrato dell’1,59%, il FTSE 100 britannico è avanzato del 7,35% e il FTSE Mib italiano è cresciuto del 14,43%. Il principale indice tedesco ha manifestato la sua forza nonostante la Germania stia vivendo una profonda crisi economica e politica.

L’economia tedesca ha rallentato vistosamente negli ultimi anni, al punto quasi di mettere in dubbio la sua leadership come locomotiva d’Europa. Dal punto di vista politico, a febbraio si terranno le elezioni per eleggere un nuovo governo dopo la caduta del cancelliere Olaf Scholz. Inoltre, ci sono grandi preoccupazioni per il settore automotive, con il crollo della domanda che ha messo al tappeto colossi come Volkswagen, Mercedes-Benz e BMW, che ora sono alle prese con ristrutturazioni aziendali.

Allora cosa spiega la dirompenza delle azioni tedesche quest’anno? La chiave sta nel fatto che l’80% delle vendite delle 40 maggiori società quotate a Francoforte proviene dall’estero. Questo implica che le aziende sono meno esposte a fattori economici nazionali, ma piuttosto hanno un legame con la domanda globale. Ciò ha spinto Deutsche Bank a scrivere nel suo outlook 2025 che “l’economia tedesca è stagnante, ma il mercato azionario tedesco è fiorente”.

 

Azioni tedesche: chi ha vinto e chi ha perso

Gran parte del rally delle azioni tedesche è stato guidato da alcuni giganti della tecnologia e della difesa. Ad esempio, Siemens Energy ha più che quadruplicato il suo valore di mercato grazie alla grande domanda per le sue tecnologie di rete. Il colosso della difesa Rheinmetall ha più che raddoppiato la capitalizzazione per effetto della ricorsa agli armamenti con le tensioni geopolitiche. Mentre la più grande azienda di software in Europa, SAP, ha visto la sua quotazione di Borsa aumentare di oltre il 70% per via dell’aumento della domanda dei suoi prodotti cloud e di intelligenza artificiale a livello mondiale.

Anche le grandi banche come Deutsche Bank e Commerzbank hanno realizzato ottime performance – all’incirca di 40 punti percentuali – nonostante le aspettative che la Banca centrale europea abbassi i tassi di interesse (l’ultimo taglio proprio oggi di 25 punti base portando il costo del denaro al 3,15%). In particolare, le azioni Commerzbank sono state spinte dalle speculazioni di un’acquisizione della rivale italiana Unicredit. Tutto ciò ha compensato il crollo del settore automobilistico, il peggior performer in Europa tra tutti i settori. Volkswagen, Mercedes-Benz e BMW hanno perso rispettivamente poco oltre il 22%, 10% e 21% da inizio anno.

 

 

Cosa aspettarsi per il 2025

Ci sono alcuni segnali che inducono a un ottimismo per il 2025, come le aspettative di un’economia globale più forte e soprattutto una ripresa della domanda dalla Cina a cui sono fortemente legate molte aziende tedesche: da Adidas a Heidelberg Materials, alle case automobilistiche. “Siamo rialzisti sulle azioni tedesche il prossimo anno, poiché l’economia dell’eurozona probabilmente vedrà un miglioramento”, ha detto Susana Cruz, strategist di Panmure Liberum. L’esperta vede un certo sollievo dalla riduzione dei costi di finanziamento nella seconda metà dell’anno, pur osservando che i rischi geopolitici continueranno a pesare sul settore industriale.

L’automotive però continua a essere un’incognita. Dal 1° gennaio 2025 entreranno in vigore le strette dell’Unione europea sulle emissioni, che impongono ai produttori di auto di ridurre la quantità di CO2 a certi limiti nella produzione di auto. Ciò implica che le società saranno costrette a vendere più auto elettriche. Il problema è che la domanda dei veicoli a batteria è insufficiente, sia perché questi mezzi non sono ancora alla portata di tutti dal punto di vista economico, sia perché manca l’infrastruttura adeguata per la ricarica delle batterie.

Inoltre, i dazi che Bruxelles ha imposto sulle auto di importazione provenienti dalla Cina rischiano di innescare una reazione dura di Pechino, il che andrebbe a colpire principalmente le case automobilistiche tedesche vista la cospicua rappresentanza cinese nelle vendite delle aziende. A questi elementi di incertezza, vi è da aggiungere la minaccia di dazi USA generalizzati dopo che il neo presidente eletto Donald Trump salirà ufficialmente alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025. Aziende come Volkswagen potrebbero avere la peggio, visto che hanno anche stabilimenti negli Stati Uniti. “Rimaniamo cauti sul settore automobilistico, date le continue interruzioni dovute al passaggio ai veicoli elettrici e la minaccia di dazi”, ha dichiarato Charlotte Ryland, responsabile degli investimenti di CCLA Investment Management.

Con nuove tariffe, potrebbero essere messe sotto pressione gli utili delle aziende. “Il contesto degli utili è piuttosto impegnativo”, ha detto Marija Veitmane, senior multi-asset strategist di State Street Global Markets. “In realtà userei la performance relativamente forte del DAX come opportunità di vendita”.

 

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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