Azioni USA: outlook positivo per UBS, cosa dice l'S&P 500?

Azioni USA: outlook positivo per UBS, cosa dice l’S&P 500?

Azioni USA: outlook positivo per UBS, cosa dice l'S&P 500?

Crescita del Pil e degli utili aziendali: questi i due assi nella manica delle azioni USA. Di questo avviso gli strategist di UBS, secondo cui i verbali della riunione di gennaio della banca centrale Usa hanno sorpreso per i toni aggressivi ma l’equity americano permane un asset da comprare. 

 

Cosa fare con le azioni USA? Sciolto il nodo tapering, tempistiche e numero delle strette sui tassi d’interesse sono i due punti con cui Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha lasciato in sospeso i mercati il mese scorso. Nell’ultima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), la banca centrale non solo ha deciso di confermare il ritmo del tapering degli acquisti di asset, ma ha anche segnalato attraverso il dot plot tre o più potenziali rialzi del tasso di riferimento da 25 punti base ciascuno.

Come sottolineato dagli esperti della banca svizzera, i verbali hanno sorpreso sotto diversi punti di vista. “In primo luogo, suggeriscono che la Fed non aspetterà a lungo la ripresa del tasso di partecipazione alla forza lavoro prima di incrementare il federal funds rate”. Alcuni membri hanno espresso la convinzione che un ulteriore aumento della metrica, uno degli indicatori più importanti per l’obiettivo della Fed di massima occupazione, sarebbe piuttosto modesto, anche se si trova ancora al di sotto del livello pre-pandemia. Per esempio, relativamente alle coorti tra i 25 e i 54 anni, questo tasso è salito a novembre all’81,8%, inferiore all’83% di gennaio 2020. Ciò significa che la Fed vede un mercato del lavoro sempre più saturo.

Oltre a ciò, a Eccles Building sono ormai a disagio con un’inflazione a novembre che ha toccato i massimi da quattro decenni (dato Cpi al 6,8%, dato Pce al 5,7%), non più etichettata come “transitoria”. “I verbali hanno anche rivelato una visione abbastanza da falco della Fed sulle recenti tendenze inflazionistiche poiché i partecipanti hanno osservato che le letture dell’inflazione si sono rivelate più elevate e sono state più persistenti e diffuse rispetto a quanto anticipato in precedenza”, hanno spiegato gli strategist di UBS.

Il combinato disposto di questi due fattori, che inevitabilmente impattano il doppio mandato dell’istituto di Washington, suggerisce di conseguenza che la Fed normalizzerà la propria politica monetaria più velocemente di quanto avvenuto nello scorso ciclo tra il 2015 e il 2019. Sempre rischio Omicron permettendo. Il colosso elvetico vede la possibilità di una prima stretta a marzo (il FOMC si riunirà il 15-16 marzo).

Ma la sorpresa più grande è stata un’altra. “I verbali hanno mostrato una posizione un po’ più aggressiva sull’eventualità che la Fed riduca le dimensioni del suo bilancio (ovvero il quantitative tightening o runoff)”. Per UBS, è dunque probabile che, a seguito del primo rialzo del fed funds rate, la banca centrale non aspetti molto prima di avviare il processo. Nel ciclo precedente a Eccles Building attesero 22 mesi tra la prima stretta e il taglio dei suoi asset in portafoglio. Inoltre, il quantitative tightening fu lento, “un episodio spesso visto come un errore di politica monetaria”, ha detto Markus Allenspach, responsabile della ricerca sul reddito fisso di Julius Baer. Su questo punto hanno dato qualche dettaglio in più gli economisti di JP Morgan: “La Fed probabilmente consentirà al suo bilancio di iniziare a contrarsi già a settembre”, hanno affermato e “probabilmente permetterà a 100 miliardi di dollari” di titoli in pancia di andare a scadenza senza essere reinvestiti ogni mese. Tale ritmo “è più del doppio dell’ultimo ridimensionamento del bilancio, ma in particolare è inferiore al ritmo di acquisto di 120 miliardi al mese che ha caratterizzato la maggior parte del quantitative easing”.

Sul fronte investimenti, gli strategist di UBS hanno sottolineato che “il mercato finora quest’anno si è mosso come ci aspettavamo e come siamo posizionati, ovvero per tassi di interesse più elevati, maggiore pendenza della curva dei rendimenti sulle brevi scadenze e rendimenti reali in crescita”, oltre all’attesa di maggiore volatilità sui mercati quest’anno. “Ciò supporta le nostre allocazioni più preferite verso i prestiti senior, in combinazione con la nostra visione meno preferita sui Treasury Usa e sulle obbligazioni societarie investment-grade”. Senza contare che, dopo la lettura Adp ben oltre il consenso, il dato imminente del dipartimento del Lavoro sull’occupazione non agricola potrebbe spingere ulteriormente al rialzo il rendimento del titolo di Stato decennale.

Per UBS, la flessione dei mercati azionari sembra essere “un po’ esagerata”. “La normalizzazione della politica monetaria della Fed non dovrebbe intaccare l’outlook sulla crescita degli utili aziendali, che poggia su basi solide grazie alla forte spesa dei consumatori, ai salari in crescita e all’ancora facile accesso al capitale”. Inoltre, “storicamente le azioni si comportano bene nei mesi precedenti al primo rialzo dei tassi da parte della Fed”.

Lo scenario di base della banca rimane dunque di un continuo rialzo dei mercati azionari, soprattutto di quelli più ciclici, spinti da una crescita americana e globale al di sopra del trend. Tuttavia, “nell’equity statunitense, continuiamo a preferire i nomi value piuttosto che growth”. Infatti, “con l’inizio del ciclo di normalizzazione monetaria, è logico che le azioni growth affronteranno i venti contrari più forti” dato che “sono stati i principali beneficiari dei tassi d’interesse reali e nominali eccezionalmente bassi, che hanno spinto le loro valutazioni su livelli elevati”.

 

Analisi Future S&P500: quotazioni all’attacco della media mobile a 25 periodi

Il derivato americano sembra essere impostato al rialzo nel breve termine, anche grazie alla performance positiva registrata nella seduta di ieri. Dopo un’apertura in linea con la chiusura precedente, infatti, le quotazioni hanno dapprima intrapreso un andamento ribassista che le ha portate a realizzare un minimo sul livello 4.456, per poi invertire drasticamente la rotta fino a superare l’importante resistenza posta a quota 4.500. I corsi non sono lontani dal prossimo obiettivo rappresentato dalla propria media mobile a 25 daily posizionata in area 4.537, che aprirebbe la strada ad una continuazione del rimbalzo in corso (dopo un gennaio decisamente negativo, -5,64%) fin verso la soglia dei 4.600 punti, dove è presente l’indicatore Supertrend.

L’impostazione grafica, infatti, vede i prezzi stazionare al di sopra dell’indicatore Parabolic Sar, mentre sia l’indicatore Supertrend che la media mobile a 25 sono diventati ribassisti da poco. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’indicatore RSI sia posizionato nell’area di “neutralità” vicino al livello 47. Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile solo al superamento del livello 4.537 con target nell’intorno dei 4.560 punti, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte solo alla violazione di quota 4.456 con obiettivo molto vicino al livello 4.435.

 


L’andamento di breve termine del Future S&P500

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