Banche centrali: sempre più oro nei forzieri mentre il dollaro…

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Le Banche centrali tendono ad aumentare le riserve in oro e diminuire quelle in dollari americani. È quanto risulta da un sondaggio condotto da Ubs, che ha interpellato quasi 40 istituti monetari. Gli analisti della banca elvetica hanno messo in risalto il fatto che le autorità centrali considerino il rischio geopolitico come determinante nelle loro scelte di investimento. “L’oro è stato il grande vincitore, in quanto le istituzioni cercano di proteggersi dai rischi posti dai conflitti e dal deterioramento delle relazioni tra alcune delle principali economie”, ha affermato Philipp Salman, strategist per le Banche centrali di Ubs Asset Management. In questo articolo:

 

  • Banche centrali: perché si stanno dirigendo sempre più verso l’oro
  • Le riserve in dollari calano

 

Banche centrali: perché si stanno dirigendo sempre più verso l’oro

Lo straordinario rally dell’oro, che ha praticamente raddoppiato il suo valore dalla fine del 2022, è stato in buona parte determinato dagli acquisti delle Banche centrali. Il ritmo degli acquisti si è intensificato con la guerra Russia-Ucraina, in particolare dopo che le sanzioni occidentali hanno stabilito il congelamento delle riserve di valuta estera di Mosca. Le Banche centrali hanno visto l’oro come una valida alternativa al dollaro Usa e hanno accumulato lingotti al punto che il metallo giallo ha superato l’euro al secondo posto tra gli asset più detenuti nelle riserve, alle spalle proprio del biglietto verde. “L’oro è sicuramente visto come un modo per ridurre il rischio”, ha detto Massimiliano Castelli, responsabile dei mercati sovrani globali di Ubs Asset Management. Questo perché una volta che si acquista l’oro e lo si rimpatria, “è molto difficile prenderlo di mira con le sanzioni”, ha aggiunto l’esperto.

Il sondaggio di Ubs riporta che il 52% degli intervistati prevede di aggiungere lingotti tra le riserve anche nel prossimo anno, mentre il metallo prezioso avrà rendimenti migliori rispetto a qualsiasi altro asset da qui a cinque anni. Sempre più Banche centrali vedono il valore dell’oro come una copertura non solo contro le turbolenze politiche, ma anche contro l’inflazione. Ed è per questo che intendono diversificare le riserve, sganciandosi dalla dipendenza dal dollaro.

 

Le riserve in dollari calano

Giocoforza, la quantità di dollari accumulati cala. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, all’inizio del millennio le riserve globali contavano su una presenza di circa il 70% di oro, ma ora la quota è scesa al di sotto del 60%. Nell’ultimo anno, la moneta americana è stata la più venduta tra le valute, sottolinea l’indagine di Ubs. Questo perché “le politiche del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno facilitato l’allontanamento dal dollaro”, ha suggerito Castelli. Ognuno “si chiede se abbia senso fare affidamento solo sul dollaro come bene rifugio o se si dovrebbe guardare anche ai bund e ad altri asset. Questo è qualcosa di nuovo”. La riallocazione della valuta tuttavia non deve essere vista come “un terremoto”, sottolinea Castelli, ma come “un’evoluzione”, in quanto il dollaro manterrà sempre il suo status di principale riserva globale nei prossimi anni vista la sua liquidità nel mercato. Affinché ci sia un cambiamento radicale, “ci vorrà del tempo”, ha chiosato.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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