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Banche europee: CEO preoccupati per una recessione nel 2023, ecco perché

Banche europee: CEO preoccupati per una recessione nel 2023, ecco perché

Le banche europee hanno davanti una prospettiva per il 2023 che non sembra molto accogliente. L’inflazione nell’Eurozona ha raggiunto il 10% a settembre, un livello più alto rispetto al 9,7% atteso dagli analisti e al 9,1% del mese di agosto. Questo fa presagire che la BCE, con ogni probabilità, aumenterà i tassi d’interesse dello 0,75% nelle prossime riunioni ufficiali che rimangono fino alla fine dell’anno, esattamente come ha fatto nel meeting del mese scorso.

Quando la Banca Centrale alza il costo del denaro, per gli istituti di credito è una notizia positiva, perché cresce il margine d’intermediazione, una componente importante di profitto. Infatti, quest’anno le banche europee hanno tratto giovamento vedendo incrementare la propria  redditività, grazie alla capacità di trasferire i rendimenti più alti nei tassi attivi su mutui e prestiti rispetto a quelli passivi sui depositi della clientela.

Il punto è che in un contesto in cui l’economia vacilla, il rialzo dei tassi d’interesse dell’Eurotower indica la strada maestra verso la recessione. E questo non è un bene per le banche. Un’economia che si contrae comporta che le imprese chiudano e le famiglie non consumino più. Di conseguenza, calano i finanziamenti, i mutui e i prestiti al consumo, ovverosia l’ossatura che regge l’attività bancaria. Nel contempo, i crediti in essere delle banche vanno in sofferenza, vista la più ridotta capacità di rimborso dei debitori in condizioni di disagio economico.

 

Banche europee: i CEO non vedono un 2023 positivo

I pericoli sistemici sono stati già segnalati da diverse Autorità di regolamentazione. “Abbiamo gli ingredienti per una tempesta perfetta nell’economia il prossimo anno”, ha detto la scorsa settimana Raimund Roeseler, capo della vigilanza bancaria presso il Regolatore tedesco BaFin. Il monito è stato lanciato anche dal Comitato europeo per il rischio sistemico, che ha affermato come un “un marcato deterioramento delle prospettive macroeconomiche implicherebbe un rinnovato aumento del rischio di credito in un momento in cui alcuni istituti di credito sono ancora in procinto di risolvere i problemi di qualità degli attivi legati alla pandemia di Covid-19”. A questo riguardo le banche dovrebbero fare in modo che “vengano garantite le pratiche di accantonamento e la pianificazione del capitale tenga adeguatamente conto delle perdite attese e impreviste”, ha aggiunto.

Tutto questo monta le preoccupazioni negli amministratori delegati delle grandi banche, che ora vedono l’avvicinarsi di uno scenario a tinte fosche. Secondo Christian Sewing, CEO di Deutsche Bank, ci sarà una recessione più profonda nei prossimi 12 mesi; di conseguenza, aumenteranno gli accantonamenti per i crediti inesigibili. Della stessa opinione, il pari grado di ABN Amro, Robert Swaak, che si aspetta di vedere una recessione in Europa nella seconda metà del 2023, a causa della pressione inflazionistica. Anche il top manager di UniCredit, Andrea Orcel, mantiene alta la guardia affermando che nel terzo trimestre dovrà “aggiornare sostanzialmente la guidance dell’istituto”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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