La guerra tra Stati Uniti e Iran ha messo in subbuglio i mercati finanziari, colpendo anche le banche europee, cuore pulsante dell’economia del Vecchio Continente. Il conflitto è ormai arrivato al suo sesto giorno e sembra inasprirsi sempre di più con il coinvolgimento dei Paesi del Golfo. Ieri i curdi hanno messo in atto un’offensiva di terra contro l’Iran, che a sua volta ha lanciato un missile contro la Turchia, scudo Nato, intercettato dalla contraerea della difesa. Intanto, il prezzo di gas e petrolio continua a salire sui timori che lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del commercio delle due materie prime, possa smettere di funzionare per un lungo periodo. In tale contesto, una violenta crisi energetica non è da escludere, il che potrebbe contrarre l’economia europea e mettere in difficoltà gli istituti di credito.
In questo articolo:
- Banche europee: ecco come potrebbero essere coinvolte
- La Bce e i tassi
Banche europee: ecco come potrebbero essere coinvolte
Il rischio maggiore per le banche europee è quindi rappresentato da un indebolimento dell’economia che si rifletterebbe sui loro bilanci, piuttosto che da un impatto diretto della guerra in Iran, ha dichiarato in un’intervista a Reuters Pedro Machado, supervisore della Banca centrale europea. A suo avviso, l’esposizione degli istituti finanziari dell’area euro verso Iran e Israele è ridotta rispetto alla loro capacità di assorbire perdite. In termini numerici, tale esposizione è pari allo 0,7% del capitale primario per gli attivi e allo 0,6% per le passività. “Anche includendo i Paesi vicini, le esposizioni restano piuttosto contenute, rappresentando poco meno dell’1% degli attivi totali delle entità vigilate”, ha dichiarato.
Machado ha avvertito che il rischio più rilevante deriva dall’aumento dei prezzi dell’energia, in quanto alimenterebbe l’inflazione provocando un rallentamento economico. Ciò metterebbe sotto pressione i debitori e quindi gli attivi delle banche. “Nel lungo periodo, se i prezzi dell’energia dovessero aumentare, potremmo assistere a un picco inflazionistico con potenziali effetti recessivi sull’attività economica”, ha detto. “Questo si tradurrebbe in un possibile impatto sulla disoccupazione, che è una variabile molto importante per le banche”.
Il supervisore ha anche affrontato il tema dei canali di finanziamento indiretti che potrebbero accentuare il rischio ed è per questo che la Bce sta intensificando l’attenzione sulle cartolarizzazioni sintetiche, ovvero operazioni di trasferimento del rischio al mercato tramite derivati. “Intendiamo raccogliere informazioni individuali su queste operazioni per avere una visione molto più aggregata, sia in termini di volumi sia di potenziale esposizione indiretta”, ha spiegato.
La Bce e i tassi
La prospettiva di una crescita inflazionistica mette in guardia la Bce sul versante della politica dei tassi di interesse. L’Eurotower dovrebbe aver terminato il ciclo dei tagli dopo che l’aumento dei prezzi ha raggiunto stabilmente l’obiettivo di lungo periodo della Banca centrale. Ciò che però ora è in discussione riguarda la possibilità che l’istituto guidato da Christine Lagarde inasprisca la sua politica monetaria attraverso una stretta sul costo del denaro. Una mossa che potrebbe avere effetti positivi sulla banche europee sotto il profilo della redditività netta da interessi, ma allo stesso tempo mettere in difficoltà gli asset rappresentati dal portafoglio prestiti.
Su questo punto oggi sono arrivate le rassicurazioni del governatore della Banca di Francia, nonché membro del Consiglio direttivo della Bce, Francois Villeroy de Galhau. Il banchiere ha dichiarato in un’intervista alla radio francese France Inter che non c’è alcun motivo perché la Bce aumenti i tassi di interesse, nonostante il conflitto in corso in Medio Oriente, garantendo sulla stabilità finanziaria per il momento. “Vedremo riunione dopo riunione, ma al momento non vedo la ragione per cui dovremmo aumentare i tassi”, ha affermato, aggiungendo che gli effetti del conflitto sull’inflazione e sulla crescita economica dipendono dalla durata della situazione.









