Quarantotto ore hanno ridisegnato gli equilibri del sistema bancario italiano. Il 7 giugno 2026 Banco Bpm ha proposto a Banca Monte dei Paschi di Siena una fusione tra pari; il giorno dopo Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto sul 100% del capitale Mps per circa 30 miliardi di euro, con un premio del 12,5% sulla capitalizzazione di mercato. S&P Global Ratings inquadra entrambe le operazioni come coerenti con un processo di consolidamento del sistema bancario italiano che ha subito una marcata accelerazione dal 2025 e che l’agenzia considera strutturalmente inevitabile. A spingere le grandi banche italiane verso le aggregazioni sono la necessità di sostenere investimenti crescenti nella digitalizzazione e il rafforzamento dei sistemi di gestione del rischio in un mercato che conta ancora molti operatori di piccola e media dimensione. Per questo motivo, potremmo assistere a ulteriori operazioni di M&A nei prossimi mesi.
In questo articolo:
- Banche italiane, l’architettura dell’opa su Mps
- Un giorno prima di Intesa, la mossa di Bpm
- Banche italiane, meno ma più grandi: la visione di S&P
Banche italiane, l’architettura dell’opa su Mps
L’alba dell’8 giugno segna una svolta nel risiko bancario italiano. Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena, con una valorizzazione complessiva stimata in oltre 30 miliardi di euro e un premio del 12,5% rispetto alla capitalizzazione di mercato. Dietro l’operazione si profila un obiettivo che il gruppo insegue da quasi un decennio: il controllo di Mediobanca. In caso di successo dell’opa, Intesa acquisirà l’intero perimetro dell’istituto milanese, comprensivo delle attività di corporate banking, private banking e investment banking. Con Mediobanca transita anche la quota del 13% che quest’ultima detiene in Generali. Su questo punto l’amministratore delegato Carlo Messina è stato esplicito: “Vorrei chiarire una volta per tutte che consideriamo la partecipazione in Generali un mero investimento azionario e niente più“.
Sul tavolo c’è un’operazione costruita con geometria precisa. Intesa Sanpaolo ha proposto circa 10,1 euro per azione Mps, di cui 1 euro in contanti, per un esborso complessivo di circa 3 miliardi, e il saldo attraverso scambio azionario, per un controvalore totale di circa 30 miliardi di euro. Il prezzo incorpora un premio di circa il 12,5% rispetto alla capitalizzazione di mercato dell’istituto senese. A operazione conclusa, Intesa ha indicato l’intenzione di cedere circa il 50% delle filiali del Monte alla compagnia assicurativa Unipol, che secondo la struttura azionaria rilevata da S&P detiene già circa il 19,9% di Bper Banca.
Unipol trasferirebbe a Bper le 635 filiali e le relative attività, portando la propria quota nella banca fino a circa il 40%, diventando così il secondo gruppo bancario domestico per dimensioni, capitalizzando su un percorso di crescita per linee esterne che ha già incluso l’integrazione di Ubi Banca, Carige e Banca Popolare di Sondrio. Tra i principali azionisti di Mps, S&P segnala Delfin con il 17,5%, il gruppo Caltagirone con il 10,3%, il Ministero dell’Economia con il 4,9% e Banco Bpm con il 3,7%. La chiusura del periodo di offerta, subordinata alle autorizzazioni regolamentari, inclusa quella dell’Antitrust italiano, è attesa entro la fine del 2026.
Un giorno prima di Intesa, la mossa di Bpm
Intesa non è sola nel mirare a Rocca Salimbeni. Il 7 giugno 2026, Banco Bpm ha proposto a Mps di avviare una discussione su una fusione tra pari, sulla base di una forte complementarità geografica e di business tra i due istituti. L’operazione avrebbe dato vita al secondo gruppo bancario italiano per dimensioni, con sinergie stimate in circa 1,1 miliardi di euro ante imposte, e avrebbe permesso alla nuova entità di ampliare la gamma di prodotti, estendere la rete distributiva e ridurre il divario con Intesa.
Il lancio dell’opa da parte di Intesa ha tuttavia modificato il quadro regolamentare: secondo la normativa italiana, Monte dei Paschi di Siena è ora soggetta alla passivity rule, che impone l’approvazione dei propri azionisti prima che il consiglio possa avviare qualsiasi trattativa con Bpm durante il periodo di offerta.
Tra i principali azionisti di Banco Bpm, S&P segnala Crédit Agricole con il 20,1% e BlackRock con il 5,1%, quest’ultimo presente anche nel capitale di MPS con il 4,9%, di Intesa con il 5% e di Bper Banca con il 4,6%.
Banche italiane, meno ma più grandi: la visione di S&P
Con i deal sul tavolo, S&P ha passato ai raggi X ratio patrimoniali e rating. L’agenzia di rating stima che il ratio RAC (Indice di capitale corretto per il rischio) di Intesa Sanpaolo si manterrà stabilmente oltre l’8% nel 2028, rispetto al 7,6% pro forma calcolato a fine 2024, con sinergie di costo attese pari a circa 1,5 miliardi di euro annui ante imposte. L’agenzia non prevede variazioni sul giudizio di credito di Intesa (BBB+/Positivo/A-2), attualmente ancorato al livello del rating sovrano, e attribuisce al deal la capacità di consolidare la leadership del gruppo nel mercato domestico e di rafforzare la presenza nel consumer finance. La politica di distribuzione di Intesa prevede il trasferimento agli azionisti di circa il 95% degli utili attraverso dividendi e buyback.
Per Bper Banca (BBB/Stabile/A-2), l’integrazione delle attività Mps cedute da Unipol è considerata coerente con la strategia di crescita per linee esterne della banca: l’impatto sul RAC — stimato sopra il 9% nel 2025 — è giudicato gestibile, con i rischi di esecuzione legati alla fase di integrazione degli asset segnalati come variabile da monitorare nel breve termine.
Per quanto riguarda Banco Bpm (BBB/Positivo/A-2), S&P riconosce la solidità della logica strategica della fusione con il Monte, con benefici attesi sulla posizione competitiva e sui ratio di efficienza, sottolineando al contempo che il pieno dispiegarsi delle sinergie richiederà tempo. Infine, secondo l’agenzia di rating, in uno scenario di lungo periodo il sistema bancario italiano converge verso un numero ridotto di grandi gruppi affiancati da pochi istituti con modelli di business più agili, con azionisti, autorità e governo tra i fattori in grado di influenzare le modalità con cui questo processo si realizzerà.



Un giorno prima di Intesa, la mossa di Bpm





