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Banche italiane: la BCE si scaglia contro la tassa sugli extraprofitti

Banche italiane: la BCE si scaglia contro la tassa sugli extraprofitti

La tassa sugli extraprofitti imposta dal governo alle banche italiane non è andata giù alla Banca centrale europea. L’istituto monetario con sede a Francoforte ha espresso aspre critiche contro il provvedimento, giudicandolo dannoso per le prospettive a lungo termine delle aziende di credito. A parere dell’Eurotower alcune banche potrebbero risultare più vulnerabili a seguito di questa misura, soprattutto se dovesse concretizzarsi una recessione economica.

La proposta di tassazione degli extraprofitti bancari è stata avanzata dal governo ad agosto e vuole colpire i margini extra realizzati dagli istituti finanziari grazie al rialzo dei tassi d’interesse. Le banche hanno rapidamente adeguato i tassi sui prestiti alle imprese e sui mutui alle famiglie al rialzo del costo del denaro operato dalla BCE ma non hanno fatto altrettanto con i rendimenti riconosciuti ai risparmiatori sui loro depositi. Un’asimmetria che secondo Palazzo Chigi avrebbe portato gli istituti di credito ad arricchirsi mentre alle spalle dei correntisti.

 

Banche italiane: BCE, tutti i rischi dalla tassa sugli extraprofitti

La BCE è scesa in campo in difesa delle banche italiane. “L’importo dell’imposta straordinaria potrebbe non essere commisurato alla redditività a lungo termine di un ente creditizio e alla sua capacità di generazione di capitale” ha affermato Francoforte. “A seguito dell’applicazione generale dell’imposta straordinaria, gli enti creditizi che hanno posizioni di solvibilità inferiori o sono più concentrati sull’attività di prestito (come le piccole banche) o hanno proiezioni di capitale impegnative potrebbero diventare meno in grado di assorbire i potenziali rischi derivanti da una recessione economica”.

L’istituto monetario centrale guidato da Christine Lagarde ha anche affermato che ancora non è del tutto chiaro come verrà effettuato il calcolo delle attività totali in funzione delle quali le banche dovrebbero pagare l’imposta. Al riguardo, questa settimana nel Parlamento italiano verranno presentate alcune proposte per fare in modo che l’impatto della tassa sia meno forte. Ad esempio potrebbero venire esentate dal pagamento le banche più piccole o potrebbe essere rivisto il limite di pagamento ancorandolo alle attività ponderate per il rischio e non a quelle totali. Inoltre, si è ventilata l’ipotesi di una detrazione parziale per le banche dall’imposta sulle società.

 

Gli errori del governo

Un altro punto su cui la BCE pone l’attenzione si riferisce al concetto espresso dal governo che i tassi d’interesse più elevati abbiano avvantaggiato le banche italiane. In realtà, l’Eurotower osserva che se è vero che tassi più alti hanno fatto aumentare la redditività da interessi netti è altrettanto vero che tale beneficio viene compensato da minori volumi sui prestiti, da un costo di finanziamento più elevato e da possibili perdite su crediti in sofferenza se l’economia generale dovesse peggiorare. “È necessario prestare attenzione per garantire che la tassa sugli extraprofitti non influisca sulla capacità dei singoli istituti di credito di costruire solide basi di capitale” ha affermato la BCE.

In altri termini, ritiene sbagliato concentrarsi sul margine di interesse piuttosto che sull’utile, senza tenere conto delle spese operative e del costo del rischio di credito. Giocoforza, la misura può “colpire soprattutto le banche con minore solvibilità e quelle più concentrate sul credito o che hanno proiezioni patrimoniali impegnative”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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