Banche italiane, S&P: economie di scala e wealth al centro, resta il nodo terzo polo

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Dopo un 2025 segnato da risultati record, il sistema bancario italiano si avvia verso una fase di normalizzazione dei margini, in un contesto di tassi tornati su livelli più ordinari e di crescita del credito ancora contenuta. Per capire quali saranno le leve decisive nei prossimi anni, dalle economie di scala al consolidamento, dal wealth management all’impatto dell’intelligenza artificiale, Borsa&Finanza ha intervistato Mirko Sanna, director, financial Institutions di S&P Global Ratings, che nel recente Italian Banking Outlook 2026 individua in efficienza, dimensione e diversificazione dei ricavi i veri fattori discriminanti del settore.

 

In questo articolo:

 

  • Economie di scala, tra i pilastri del modello bancario
  • Wealth e asset management al centro delle strategie
  • Consolidamento e “terzo polo”: più traiettorie possibili
  • Fisco e AI, due pressioni diverse sul futuro delle banche

 

Economie di scala, tra i pilastri del modello bancario

Per Sanna, le economie di scala non sono un’opzione, ma un fattore chiave del modello bancario futuro. “Nel mondo bancario le economie di scala hanno e avranno una rilevanza notevole”, spiega, sottolineando come siano “componenti fondamentali per migliorare l’efficienza operativa e accrescere la capacità di investimento, sia di processo che di prodotto”. Con il ritorno a uno scenario di tassi di interesse più normali, il margine di interesse perde centralità e lascia spazio a una competizione più industriale. “In questo contesto”, osserva Sanna, “l’efficienza e la diversificazione dei ricavi, oltre a un attento controllo dei rischi, faranno la differenza nel cercare di mantenere livelli di redditività soddisfacenti”. Una dinamica che tende a favorire gli operatori più grandi e strutturati, capaci di assorbire i costi fissi e sostenere investimenti continui. Un messaggio che si riflette anche nelle valutazioni di S&P, dove emerge un progressivo ampliamento del divario tra gruppi più grandi e operatori di minori dimensioni.

 

Mirko Sanna, Director, Financial Institutions, S&P Global Ratings.
Mirko Sanna, director, financial institutions, S&P Global Ratings

Wealth e asset management al centro delle strategie

Con prospettive di crescita dei prestiti in Italia ancora limitate, l’asset e wealth management si confermano il principale motore di sviluppo. “Tutte le banche sono chiaramente orientate a sviluppare ulteriormente il wealth management”, osserva Sanna, evidenziando come il settore sia sostenuto dall’elevata ricchezza delle famiglie italiane. In questo contesto, emerge una tendenza sempre più marcata alla reinternalizzazione delle fabbriche prodotto, soprattutto nel bancassurance, con l’obiettivo di presidiare l’intera catena del valore. Una strategia che, però, non è alla portata di tutti: “È un percorso possibile per gli operatori più strutturati, perché il controllo della produzione richiede un’elevata capacità di distribuzione”. Anche per questo, aggiunge Sanna, lo sviluppo del wealth management rappresenta una delle principali spinte al consolidamento del settore.

 

Consolidamento e “terzo polo”: più traiettorie possibili

Il processo di concentrazione appare inevitabile e destinato a ridisegnare l’assetto del sistema bancario italiano. “Alla fine, ci aspettiamo un numero limitato di grandi banche capaci di utilizzare la scala per continuare a investire e rispondere all’innovazione e alla pressione sui ricavi tradizionali», spiega Sanna. Accanto a questi gruppi, resterà spazio per modelli più agili, in grado di adattarsi rapidamente alle esigenze della clientela. Di conseguenza, il dibattito sul cosiddetto “terzo polo” resta aperto: qualsiasi fusione tra gruppi di medie dimensioni porterebbe di fatto alla nascita di un nuovo polo bancario, ma non è l’unico scenario possibile. “Non possiamo escludere un consolidamento che coinvolga anche i grandi gruppi»”, osserva Sanna, citando il caso Unicredit come esempio di traiettorie alternative.

 

Fisco e AI, due pressioni diverse sul futuro delle banche

Sul fronte fiscale, l’aumento dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) previsto dalla Legge di Bilancio 2026, con un incremento del 2% dell’aliquota per intermediari finanziari e imprese assicurative, è destinato a pesare sui conti, ma senza incidere in modo significativo sulle strategie. “Stimiamo un impatto di circa un miliardo di euro per il settore”, afferma Sanna, aggiungendo che l’effetto principale sarà quello di assorbire i benefici della stabilizzazione dei margini di interesse e della lieve ripresa dei volumi. La redditività resterà elevata, ma in calo rispetto ai picchi del 2025. Più strutturale, invece, il ruolo dell’intelligenza artificiale. “GenAI e agentic AI potrebbero trasformare radicalmente il business bancario”, spiega, anche se nel breve periodo prevarrà un approccio graduale, condizionato da regolamentazione, rischi sistemici e cyber risk. Nel medio termine, i benefici attesi sono significativi sia sul fronte dei ricavi,  grazie a una maggiore capacità di fidelizzazione della clientela, sia su quello dei costi, con guadagni di efficienza potenzialmente molto elevati. 

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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