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Banche USA: crollo dei depositi nel secondo trimestre, ecco perché

Banche USA: crollo dei depositi nel secondo trimestre, ecco perché

Le banche USA hanno registrato un autentico crollo dei depositi nel secondo trimestre, per la prima volta dal 2018. Secondo la Federal Deposit Insurance, si è avuta una riduzione record di circa 370 miliardi di dollari. Da quando la Federal Reserve ha inondato il mercato di denaro due anni fa, in risposta alla crisi pandemica, i depositi sono cresciuti di circa 5.000 miliardi di dollari. Adesso, con l’aumento dei tassi d’interesse per combattere l’inflazione, la Banca Centrale americana sta creando un effetto opposto, ovvero la diminuzione della domanda di prestiti nel sistema bancario. Il denaro che fuoriesce dalle banche USA andrà a finire soprattutto nei titoli di Stato, che rendono molto di più rispetto a quando i tassi erano in prossimità dello zero.

 

Banche USA: come la Fed si muoverà con il calo dei depositi

L’andamento dei deflussi dei depositi ha una certa importanza perché incide su come la Fed si muoverà per restringere l’offerta monetaria nel tentativo di abbattere i prezzi al consumo. Con il quantitative easing di questi anni, l’aumento dei depositi ha fatto triplicare la quantità di riserve che le banche USA detengono presso l’istituto centrale. Il problema della Fed ora è quello di ridurre tali riserve per eliminare denaro dal sistema. Il calo dei depositi è un passo importante in questa direzione.

Secondo alcuni analisti, infatti, gli istituti di credito sarebbero spronati a detenere meno riserve presso la Banca Centrale e la velocità attraverso cui ciò avviene potrà determinare quando l’istituto guidato da Jerome Powell terminerà di stringere sulla sua politica monetaria. Secondo Mike Clotherty, responsabile della struttura dei tassi di UBS, “si è più vicini al floor delle riserve in questo momento”. Anche Bill Nelson, capo economista di BPI ed ex-funzionario della Fed, prevede un rapido deflusso dei depositi nei prossimi mesi.

 

Fed: l’inflazione USA potrebbe mantenere i tassi alti e accelerare il calo dei depositi

Il comportamento delle banche USA e il deflusso dei depositi saranno sicuramente elementi chiave per avere il monitoraggio degli effetti della politica monetaria, ma poi occorrerà verificare cosa farà l’inflazione per determinare un cambio di atteggiamento della Federal Reserve. Oggi il rilascio dell’ICP del mese di agosto ha raggelato il mercato, in quanto è stato riportato un tasso di crescita dell’8,3%, superiore all’8,1% previsto.

Questo è un segno preoccupante perché significa che, nonostante la linea dura seguita dalla Fed, la domanda negli USA è ancora sostenuta e soprattutto l’offerta insufficiente. Gli investitori in fondo speravano che i risultati sull’inflazione dello scorso mese sorprendessero in positivo, per rituffarsi a pieno ritmo nei titoli azionari, ma è accaduto il contrario. Di conseguenza, ci saranno da attendersi altre forti strette sui tassi nelle prossime riunioni ufficiali della Fed; giocoforza il calo dei depositi delle banche potrebbe continuare il suo corso.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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