Banco Bpm, pericolo Credit Agricole: ecco le banche italiane già in mano francese

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Continua il botta e risposta tra Unicredit e Banco Bpm dopo la decisione dell’istituto di Piazza Gae Aulenti di ritirare l’ops. Questa volta è stato il turno dei vertici di Piazza Meda che hanno respinto “quanto asserito da Unicredit in merito al comportamento del management di Banco Bpm”, si legge in una nota. “Si tratta di argomentazioni che poco hanno a che fare con l’insuccesso dell’ops partita il 28 aprile che, alla data di ieri, aveva raggiunto un livello di adesioni pari ad appena lo 0,52% delle azioni oggetto dell’offerta”.

Al contrario, ‘l’insuccesso dell’Ops è legato a un’offerta evidentemente inadeguata“, ribadisce la banca guidata da Giuseppe Castagna che adesso, “venendo meno i vincoli della ‘passivity rule‘ che per otto mesi hanno limitato la piena flessibilità strategica e operativa della banca”, potrà vagliare “attentamente tutte le opzioni strategiche e opportunità di crescita che si dovessero presentare sul mercato, nell’interesse dei propri azionisti e di tutti gli stakeholder”.

 

Banco Bpm, Unimpresa: “Lasciato campo libero a Credit Agricole”

La riposta chiara e stizzita dell’istituto di Piazza Meda non sembra però convincere Unimpresa, preoccupata dall’ascesa all’interno di Bpm della francese Credit Agricole, oggi prima azionista con il 19% e “già pronta a salire al 29% del capitale” (nelle scorse settimane ha infatti richiesto l’autorizzazione alla Bce per salire oltre il 20%). “La decisione, determinata dalle condizioni imposte con il golden power, ha chiuso la porta a una possibile aggregazione tra soggetti bancari italiani, lasciando invece campo libero a un operatore estero”, si legge in una nota.

Infatti, anche se Credit Agricole ha ribadito “di non voler assumere il controllo né i poteri di governance di Bpm, una partecipazione prossima al 30% implica una potenziale influenza significativa sulle scelte strategiche e assetti futuri”. D’altronde, si tratta di un “investimento rilevante – pari a circa 3 miliardi di euro – il cui peso strategico sarà valutabile concretamente nel momento in cui verrà rinnovato il consiglio di amministrazione della banca milanese”, insiste l’associazione che rivela “secondo fonti di mercato, non è esclusa un’iniziativa di Credit Agricole già nelle prossime ore“.

Un allarme, quello di Unimpresa, che invita ulteriormente alla riflessione l’esecutivo italiano. “Il suo intervento, volto a tutelare l’interesse nazionale, ha di fatto ostacolato l’ipotesi di un’integrazione tra due primari operatori italiani, potenzialmente in grado di dar vita a un secondo polo bancario nazionale, con assetti di governance e strategia radicati nel territorio. Al contrario, la progressiva crescita della partecipazione di Credit Agricole apre la strada a un consolidamento bancario di segno opposto, in cui uno dei principali operatori esteri sul mercato italiano si trova ora in posizione di forza.

Inoltre, spiega l’associazione, “Il decreto del governo Meloni che ha imposto limiti all’operazione Unicredit prevedeva, tra le altre prescrizioni, il mantenimento degli impieghi alle imprese italiane e la conservazione dei Btp nei portafogli di Anima Holding, controllata da Banco Bpm. Resta ora da capire se tali condizioni saranno richieste o applicate anche in presenza di un azionista straniero rafforzato, e quali saranno gli effetti in termini di governance bancaria e stabilità del sistema”. Si apre così una fase in cui “la composizione azionaria di Banco Bpm, e le sue implicazioni strategiche, torneranno al centro dell’attenzione del mercato e delle istituzioni”, conclude la nota.

 

Le banche italiane finite in mani francesi

Andando indietro nel tempo non sarebbe la prima volta che Credit Agricole tenta una scalata di un istituto bancario italiano. Nel 2007, in seguito alla fusione di Intesa – di cui era tra i principali azionisti – con Sanpaolo, ha acquisito Cariparma e Friuladria. Poi ha comprato anche Carispezia , salvato tre piccole casse di risparmio e acquisito nel 2021 il Credito Valtellinese. Operazione, quest’ultima più volte citata anche dall’associazione “Insieme per la popolare”, che aveva espresso diverse perplessità sull’ops lanciata – poi concretizzatasi – da Bper su Popolare di Sondrio. Un altro grande caso è quello legato a Bnp Paribas che nel 2006 con un’opa ha conquistato Bnl, l’ex Banca Nazionale del Lavoro.

Peraltro, Bnp-Paribas e CreditAgricole sono fra i principali attori italiani del credito al consumo, rispettivamente con Findomestic e Agos. Va anche ricordato che la stessa Credit Agricole è principale azionista di Amundi, una delle principali società di asset management in Europa che a dicembre del 2016 era già entrata in ‘contatto’ con Unicredit, acquisendo per 3,54 miliardi di euro la società di risparmio gestito Pioneer.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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