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BCE: cosa significa per banche, azioni e obbligazioni il rialzo dei tassi dello 0,75%

BCE: cosa significa per banche, azioni e obbligazioni il rialzo dei tassi dello 0,75%

La riunione della BCE di giovedì 8 settembre ha lasciato poco spazio a propositi di accomodamento, tracciando una strada per i prossimi mesi che non promette un cambio di direzione. Il mercato si aspettava una Banca Centrale Europea in versione falco, ma forse non così aggressiva. Dal meeting sono emersi due aspetti importanti: uno riguardo il tasso sui depositi che è stato aumentato di 0,75 punti percentuali, mentre il mercato si attendeva una stretta dello 0,5%; un altro concernente i passi futuri del Consiglio Direttivo, che prevede di aumentare ancora i tassi d’interesse con la stessa intensità.

Insomma, la BCE segue le orme della Fed e sferra un attacco frontale senza quartiere all’inflazione. L’impressione però è che il messaggio di Christine Lagarde vada interpretato secondo un approccio che è funzionale ai dati che arriveranno dall’economia; quindi, sarà da vedere volta per volta come eventualmente verrà rimodulata tutta la politica monetaria.

 

BCE: cosa succede a economia e mercati

Superato l’impatto emotivo delle scelte di Lagarde, vi è ora da considerare come queste possono andare a impattare sull’economia e i mercati. Analizziamo nello specifico cosa potrebbe succedere alle banche, alle azioni e alle obbligazioni.

 

Banche

Da un lato gli istituti di credito esultano. Per tanti anni le banche hanno sofferto la politica di tassi a zero tenuta dalla BCE, in quanto hanno visto ridimensionarsi il margine di intermediazione sugli interessi. Con il rialzo del costo del denaro, le aziende di credito aumentano il tasso su mutui e finanziamenti molto più velocemente di quanto fanno con quello sui depositi dei clienti. In questa maniera accrescono la redditività della loro attività. Infatti, a Piazza Affari vi sono stati rialzi importanti dei titoli bancari dopo il meeting della BCE, soprattutto di quelli molto sensibili ai tassi d’interesse come Banco BPM.

Tuttavia, bisogna guardare la cosa ad ampio raggio. Un aumento dei tassi accorcia la strada verso la recessione, in un contesto come quello attuale in cui l’Europa vive una crisi energetica drammatica. Se l’economia si contrae, le imprese chiudono, aumentano i licenziamenti e le famiglie abbassano i consumi. Giocoforza, il sistema finanziario viene tirato dentro, con l’aumento dei crediti in sofferenza e la riduzione dell’attività di prestiti e mutui. In altri termini, le banche traggono vantaggio dalla crescita dei tassi quando essa è il riflesso della forza di un’economia e non, come in questo caso, quando è espressione di un tentativo disperato di salvarsi dall’incubo inflazione.

 

Azioni

Il mercato azionario ha reagito con acquisti importanti dopo l’appuntamento con l’Eurotower. È probabile si tratti di una reazione dovuta al fatto che nei giorni precedenti i listini avevano chiuso in rosso, scontando una particolare aggressività di Francoforte. Il punto è: quanto può durare il rialzo? Qui vale lo stesso discorso fatto per le banche. Se arriva una recessione, con le aziende che sono costrette a ridurre o peggio a chiudere l’attività, tutto l’indotto ne risente.

Gli utili delle società, quindi, presumibilmente dovranno essere rivisti al ribasso e le quotazioni azionarie seguirebbero un percorso di vendite simile a quello che si è visto durante i primi sei mesi dell’anno. Gli economisti ritengono che l’intensità di una recessione determini quanto eventualmente gli indici possano accelerare al ribasso. Poi come sempre sarà da vedere quanto tutto ciò sia già prezzato nelle azioni.

 

Obbligazioni

Il mercato obbligazionario potrebbe essere colpito da un’ondata di volatilità, secondo Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income di Candriam. A suo avviso, questo rende difficile investire con tranquillità nelle obbligazioni. Per anni, i bond hanno avuto lo scudo fornito dalla BCE del quantitative easing, il che ha permesso di mantenere bassi i rendimenti evitando tensioni sui mercati.

Adesso che i tassi sono in aumento, alcuni Paesi rivedono lo spettro dello spread in risalita, appesantendo ulteriormente il costo del finanziamento del proprio debito pubblico. La BCE tiene sempre in vita il famoso scudo anti-spread di cui aveva parlato negli ultimi mesi, ma ciò non toglie che il mercato obbligazionario possa rivivere delle oscillazioni nei prezzi che in un momento di crisi come questo sono assai poco gradite. Lo dimostra il fatto che i BTP a 10 anni rendono nuovamente circa il 4%.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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