Francoforte attende l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente prima di muovere nuovamente la leva dei tassi. Nella riunione di oggi il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha confermato i tre tassi di riferimento, mantenendo il costo del denaro sui depositi al 2,25%. La presidente Christine Lagarde e il vicepresidente Boris Vujčić hanno ribadito un approccio guidato dai dati, senza indicare un percorso predefinito per le prossime mosse.
A pesare restano le quotazioni dell’energia, ancora ben superiori ai livelli pre-conflitto, un’inflazione di fondo che l’istituto giudica non ancora stabilizzata sull’obiettivo del 2% e un ventaglio di rischi orientati al rialzo per i prezzi.
In questo articolo:
- Bce, nessuna sorpresa sui tassi
- Un’economia che si rialza a fatica
- Inflazione, un sollievo parziale per la Bce
- Mutui e prestiti, una stretta silenziosa
- Bce, le attese degli analisti per la riunione di settembre
Bce, nessuna sorpresa sui tassi
Il rialzo dei costi energetici innescato dal conflitto in Medio Oriente continua a condizionare le scelte di politica monetaria dell’Eurotower. Il Consiglio direttivo ha lasciato invariati i tassi sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e su quelle marginali, rispettivamente al 2,25%, al 2,40% e al 2,65%. Le proiezioni sui prezzi dell’energia formulate a giugno dagli esperti dell’Eurosistema restano il riferimento principale, pur in un contesto di elevata variabilità.
La Bce ha precisato che l’impatto inflazionistico dello shock energetico non si è ancora manifestato nella sua interezza e che l’istituto monitorerà intensità, durata ed effetti indiretti e di secondo impatto del rincaro. I portafogli del programma di acquisto di attività e del programma per l’emergenza pandemica proseguono la riduzione a un ritmo misurato e prevedibile, poiché l’Eurosistema non reinveste più il capitale dei titoli in scadenza.
A margine della conferenza stampa, Lagarde ha smentito le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane su un suo possibile addio alla guida della Bce prima della scadenza del mandato. “Non vi libererete di me prima del 2027”, ha dichiarato, aggiungendo che “quando ci sono nuvole all’orizzonte, il capitano resta sulla nave”.
Un’economia che si rialza a fatica
Un debole raggio di ripresa filtra tra le nubi geopolitiche che ancora avvolgono l’economia dell’area euro. Il settore dei servizi ha recuperato parte del terreno perso dopo il marcato indebolimento registrato subito dopo lo shock energetico, con un contributo rilevante delle attività digitali legate all’intelligenza artificiale. Il comparto manifatturiero ha mostrato tenuta, sostenuto dall’accumulo precauzionale di scorte da parte delle imprese di fronte ai rischi sulle catene di approvvigionamento e dall’aumento della spesa per la difesa.
La disoccupazione si è attestata al 6,2% a maggio, in prossimità dei minimi storici, mentre le offerte di lavoro hanno continuato a ridursi. Gli indicatori prospettici segnalano una crescita modesta nel breve periodo, frenata dallo shock energetico, con consumi privati, investimenti in tecnologie digitali, spesa pubblica per difesa e infrastrutture ed export tra i fattori attesi a sostegno della dinamica di medio termine.
Il Consiglio direttivo ha rinnovato l’invito a interventi di riforma su mercato unico, transizione energetica e unione dei risparmi e degli investimenti, oltre a un giudizio positivo sui progressi del percorso legislativo dell’euro digitale, dopo il voto favorevole del Parlamento europeo di inizio mese.
Inflazione, un sollievo parziale per la Bce
I prezzi hanno frenato a giugno, senza che le pressioni sui costi si siano del tutto placate. L’inflazione è scesa al 2,8% dal 3,2% di maggio, con la componente energetica in calo all’8,5% dal 10,8% e quella alimentare all’1,5% dall’1,9%. L’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, si è ridotta al 2,4% dal 2,6%, con i beni al 0,7% e i servizi al 3,2%.
La Bce segnala che le imprese stanno sostenendo costi maggiori per l’approvvigionamento degli input e prevedono di trasferirli sui prezzi di vendita, mentre l’indice salariale dell’istituto e le indagini sulle aspettative continuano a indicare una crescita moderata delle retribuzioni nei prossimi trimestri, in parte compensata dai guadagni di produttività. Le aspettative di inflazione a lungo termine restano prevalentemente intorno al 2%. L’istituto stima che l’aumento dei costi energetici dall’inizio del conflitto manterrà l’inflazione complessiva sopra l’obiettivo fino alla prima metà del 2027, con una successiva discesa attesa in linea con il previsto calo delle quotazioni dell’energia.
Questa traiettoria potrebbe però discostarsi dalle attese, esposta com’è a rischi di segno opposto. Pesano sulla crescita l’ipotesi di nuove interruzioni delle forniture energetiche e ulteriori frizioni commerciali, oltre alla guerra della Russia contro l’Ucraina, mentre un adattamento più rapido del previsto dei mercati energetici o una risoluzione duratura del conflitto in Medio Oriente potrebbero sostenerla.
Per i prezzi, i rischi restano invece orientati al rialzo: un’intensificazione dello shock energetico ed effetti indiretti più marcati delle attese potrebbero alimentare l’inflazione, mentre una risoluzione duratura del conflitto o mercati finanziari più volatili potrebbero contribuire a contenerla.
Mutui e prestiti, una stretta silenziosa
Le condizioni finanziarie nell’area dell’euro si sono lievemente inasprite rispetto alla riunione precedente, in linea con l’evoluzione dei tassi di riferimento. I tassi sui prestiti bancari alle imprese sono rimasti stabili al 3,6% a maggio, così come il costo dell’emissione di titoli di debito al 4%, mentre la crescita dei prestiti bancari alle imprese su base annua è salita al 4,0% dal 3,4% di aprile, a fronte di un rallentamento dell’emissione di obbligazioni societarie al 3,4% dal 4,5%.
L’indagine sul credito bancario dell’area dell’euro ha rilevato un irrigidimento dei criteri di concessione dei prestiti alle imprese nel secondo trimestre, con una domanda in lieve aumento legata al fabbisogno di capitale circolante e all’indebitamento delle grandi imprese per investimenti fissi. I tassi sui mutui ipotecari sono saliti al 3,5% a maggio dal 3,4% di aprile, con la crescita dei mutui in lieve incremento al 3,1%. Anche in questo comparto i criteri di concessione si sono inaspriti, per i maggiori timori delle banche sui rischi economici della clientela, mentre la domanda di mutui ha registrato una contrazione legata al calo della fiducia dei consumatori e al livello dei tassi.
Bce, le attese degli analisti per la riunione di settembre
Gli asset manager davano per scontata questa decisione già da diversi giorni, concentrando l’attenzione sulla scadenza di settembre. Dean Turner di UBS Global Wealth Management prevede una ripresa del ciclo di inasprimento a settembre, seguita da una pausa più prolungata, qualora i prezzi energetici non registrino un calo significativo, e segnala una preferenza per le obbligazioni di alta qualità dell’Eurozona con scadenze a breve e medio termine.
Simon Dangoor di Goldman Sachs Asset Management indica un rialzo dei tassi come scenario di base per la riunione di settembre, alla luce dell’enfasi posta dalla Banca Centrale sui rischi al rialzo per l’inflazione in seguito alla riacutizzazione del conflitto, con margine per ulteriori rialzi nel corso dell’anno in caso di persistenza dei prezzi energetici elevati.
Felix Feather di Aberdeen Investments osserva che i prezzi del petrolio si collocano intorno ai 100 dollari al barile, con il gas europeo in aumento più marcato, e che la persistenza di questi livelli condizionerà la scelta di Francoforte tra un nuovo rialzo a settembre e il mantenimento dei tassi per il resto dell’anno, in un contesto in cui i segnali di effetti di secondo round restano finora limitati.









