Bce, l'ultimo bollettino del 2019: riflettori puntati anche sull'Italia
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BCE, ULTIMO BOLLETTINO 2019: OCCHIO AL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

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Lo scostamento dal requisito di aggiustamento strutturale italiano previsto dal Patto di stabilità e crescita, per la Bce, è dello 0,9%: il più alto tra gli 8 paesi più indebitati

 

Pressioni inflazionistiche contenute e deboli dinamiche di crescita. Inizia così l’ultimo bollettino economico del 2019 della Bce, che parla di scenari ancora incerti seppur con rischi al ribasso leggermente diminuiti.  Le uniche conferme arrivano dalla revisione delle stime sul Pil già annunciate a metà mese, subito dopo il primo consiglio direttivo con Christine Lagarde presidente. Da registrare anche i primi segnali di stabilizzazione del rallentamento economico, e di lieve incremento dell’inflazione. Il tutto conferma quanto già annunciato al primo vertice dell’Eurotower, e cioè che il Consiglio direttivo “ribadisce la necessità di mantenere un orientamento di politica monetaria altamente accomodante per un prolungato periodo di tempo, per sostenere la dinamica dell’inflazione nel medio periodo”.

 

Capacità di tenuta per servizi e costruzioni

“A contribuire alla stabilizzazione del rallentamento economico sono i settori dei servizi e delle costruzioni, la cui capacità di tenuta non è scalfita da una qualche moderazione registrata nella seconda meta’ del 2019″, scrivono gli economisti dell’istituto. In prospettiva, la crescita dell’area dell’euro continuerà a essere “supportata da condizioni di finanziamento favorevoli, dall’ulteriore aumento dell’occupazione affiancato da un incremento delle retribuzioni, da un orientamento lievemente espansivo delle politiche di bilancio nell’area, nonché dal perdurare dell’espansione dell’attività mondiale, seppur a un ritmo lievemente meno sostenuto”.

 

“Governi pronti ad agire”

“Alla luce dell’indebolimento delle prospettive -prosegue il bollettino- i governi con margini per interventi di bilancio dovrebbero essere pronti ad agire tempestivamente”. Al contrario, i governi dei paesi con un debito pubblico elevato “devono perseguire politiche prudenti e conseguire gli obiettivi di saldo strutturale”. Tutti uniti per intensificare gli sforzi per raggiungere una composizione delle finanze pubbliche più favorevole alla crescita.

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Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea

 

La situazione dell’Italia

E a proposito di governi dal debito pubblico elevato, come in Belgio, Spagna e Francia, in Italia “non è stato ancora avviato un percorso costante di riduzione di tale debito”, è la constatazione del bollettino economico Bce. Un problema da affrontare in maniera risolutiva ricorrendo anche a a eventuali disponibilità straordinarie derivanti dai bassi tassi di interesse. Il fatto che questo non avvenga, per la Banca Centrale Europea, rappresenta “motivo di preoccupazione”.  Più nel dettaglio, la previsione del debito pubblico italiano nel 2020 è sopra il 135% in rapporto al Pil, mentre lo scostamento dal requisito di aggiustamento strutturale previsto dal Patto di stabilita’ e crescita (Psc) è dello 0,9%, il più alto tra gli otto paesi che il prossimo anno si discosteranno “in maniera significativa” dai requisiti del Patto.

 

Pil, stime confermate

Secondo il Bollettino, le proiezioni indicano “una crescita annua del Pil in termini reali dell’1,2% nel 2019, dell’1,1% nel 2020 e dell’1,4% nel 2021 e nel 2022”. Dunque, una lieve revisione al ribasso rispetto all’esercizio condotto a settembre, per quanto riguarda il nuovo anno. I rischi per le prospettive di crescita dell’area, connessi a fattori geopolitici, al crescente protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti, sono alla base della marcia indietro, seppur piccola, riportata dagli esperti della Bce.

 

Inflazione, fiducia… Con riserva

Sull’accelerazione dell’inflazione la Bce ha espresso infine una cauta fiducia. “Sulla base dei prezzi correnti dei contratti future sul petrolio -si legge sul bollettino- è probabile che nei prossimi mesi l’inflazione complessiva registri un certo incremento”. Secondo la stima rapida dell’Eurostat, nell’area dell’euro l’inflazione sui dodici mesi (Iapc) e’ passata dallo 0,7% di ottobre all’1% di novembre, decisivo un andamento dei prezzi dei servizi e dei beni alimentari più sostenuto. Sebbene questi siano segnali che registrano un lieve aumento, peraltro in linea con le previsioni precedenti, le misure dell’inflazione di fondo restano generalmente contenute, anche in virtù della dinamica della crescita sempre debole che sta ritardando gli effetti delle pressioni sul costo del lavoro intensificatesi a fronte di condizioni più tese nel mercato dell’occupazione: “Ci si attende che nel medio periodo l’inflazione aumenti, sostenuta dalle misure di politica monetaria del Consiglio direttivo, dall’espansione economica in atto e dalla vigorosa crescita salariale”.

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Redazione

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