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BHP: ecco di quanto dovrebbe valere l’offerta per comprare Anglo American

BHP: ecco di quanto dovrebbe essere l'offerta per concludere l'acquisizione di Anglo

Il primo tentativo di acquisizione di BHP Group per Anglo American della scorsa settimana è fallito, perché il consiglio di amministrazione della società mineraria britannica ha considerato l’offerta di 38,8 miliardi di dollari insufficiente per il valore reale dell’azienda. Il colosso australiano aveva proposto 25,08 sterline per azione, con un premio del 31% rispetto al prezzo di chiusura del titolo Anglo del giorno precedente. Dopo il rifiuto, BHP sta valutando di alzare la posta, ma quanto dovrebbe offrire per concludere l’affare? Secondo un sondaggio eseguito da Bloomberg tra analisti e investitori, l’offerta dovrebbe superare le 30 sterline. Tra i 12 partecipanti al sondaggio il prezzo medio è stato di 30,43 sterline per azione, compreso nell’intervallo tra 28 e 35 sterline.

 

BHP-Anglo: per Deutsche Bank due possibili scenari

Secondo le regole britanniche, BHP ha tempo fino al 22 maggio per riformulare una proposta migliorativa. Una delle condizioni affinché si possa arrivare a un accordo consiste nel fatto che le attività di Anglo American relative al platino e al minerale di ferro in Sud Africa vengano scorporate dall’azienda in quanto BHP non vi esercita alcun business. A questo punto, a giudizio degli analisti di Deutsche Bank, ci sono due scenari. Il primo è quello che vede un prezzo di offerta superiore a 31 sterline, con una componente importante in contanti per compensare le incertezze legate agli spin-off. Il secondo invece riguarda il mantenimento di alcune cessioni proposte da BHP, il che comporta un prezzo più basso.

Il deal non è facile perché la posta in gioco è molto alta. La domanda di rame è alle stelle e il prezzo ha sfondato quota 10.000 dollari negli ultimi giorni. Questo è un segno eloquente di come sul mercato ci sia una eccezionale fame del metallo di fronte a una crisi dell’offerta. I grandi gruppi industriali stanno cercando di accaparrarsi una fetta più consistente di quella domanda, ma senza investire nell’esplorazione di nuove miniere, considerata un lavoro troppo dispendioso e difficile. La strada prescelta è quella di aggregarsi acquisendo magari soggetti più piccoli, i quali a questo punto vendono cara la pelle.

Se BHP dovesse riuscire a combinare con Anglo American darebbe vita a un gigante nel settore del rame in grado di controllare il 10% dell’offerta globale. Se viceversa l’affare dovesse non concretizzarsi, si aprirebbero giocoforza altri scenari, come quello di investire nel mining. In tal caso, però, entra in gioco una questione di convenienza. Più precisamente, quale sarebbe il prezzo del rame tale per cui varrebbe la pena concentrare gli sforzi sull’estrazione per avere un ritorno adeguato? Alcuni analisti ritengono che dalle quotazioni attuali il metallo rosso dovrebbe salire almeno del 20%, il che non è un’impresa improba nel breve termine visto l’andamento del mercato. Solo che le società minerarie devono anche fare i conti con la questione della siccità che renderebbe più difficoltosa l’estrazione. Secondo quanto riportato dall’ultimo report della società di consulenza PwC, nei prossimi anni il 50% delle miniere è rischio a causa del cambiamento climatico.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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