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BHP non aumenta l’offerta per Anglo American, come andrà a finire?

BHP rimane ferma sulla sua offerta per Anglo American, come andrà a finire?

BHP non intende modificare la sua proposta di acquisizione per Anglo American. Secondo quanto hanno riferito alcune fonti vicine alla vicenda, il gigante australiano del rame cercherà piuttosto di convincere il rivale britannico che i rischi paventati da quest’ultimo sull’esecuzione dell’affare siano limitati. Le parti hanno ancora una settimana per finalizzare un accordo che darebbe vita al più grande estrattore di rame al mondo, dopo la proroga concessa a BHP alla scadenza di ieri.

Se entro il 29 maggio la società con sede a Melbourne non riuscirà a presentare una proposta reputata idonea da Anglo American, dovrà rinunciare per almeno altri sei mesi, secondo le regole britanniche sulle acquisizioni. Questa settimana BHP si è vista rifiutare per la terza volta l’offerta, dopo averla aumentata a 29,34 sterline per azione dalle 25,08 iniziali. La proposta valuta Anglo American 38,6 miliardi di sterline, pari a 49,18 miliardi di dollari. Tuttavia, le parti sono più vicine rispetto a prima – ed è stato proprio questo il motivo della proroga – sebbene ancora rimangano distanti su alcuni ostacoli chiave.

 

Il nodo Sudafrica

Il perno intorno a cui gira tutta la vicenda è la questione sudafricana. BHP ha posto come condizione la cessione da parte di Anglo American ai propri azionisti delle società Anglo American Platinum Ltd e Kumba Iron Ore Ltd, quotate a Johannesburg. Il gruppo guidato da Mike Henry non ha business da quelle parti e vorrebbe snellire la sua struttura concentrandosi soprattutto su alcune attività come rame e minerale di ferro. Dal canto suo la società target è preoccupata dai costi che conseguirebbero dalle condizioni imposte dal governo sudafricano per approvare una transazione in più fasi, con il valore delle azioni ottenute dagli investitori che sarebbe ridotto da un eventuale spin-off.

Le autorità sudafricane chiamate ad approvare l’accordo includerebbero non solo il Ministero delle Finanze, ma anche la Banca centrale e l’Autorità per la concorrenza. Il timore di Anglo è che potrebbero essere imposte condizioni rigide per dare il via libera all’affare, come garanzie di lavoro e/o impegni sociali e di investimento. Occorre ricordare che attualmente Anglo impiega più di 40 mila lavoratori nelle sue miniere in Sudafrica, oltre al fatto di avere legami molto stretti con il Paese a livello politico e sociale da decenni. Tra l’altro, c’è da segnalare che la data del 29 maggio, ultimo giorno per trovare un accordo, coincide con quella delle elezioni che si terranno in Sudafrica, dunque la questione potrebbe avere una certa risonanza politica. In definitiva, i diktat governativi rischierebbero di influenzare il valore delle unità sudafricane e quindi delle azioni ricevute dagli investitori.

 

BHP-Anglo: come andrà a finire?

Le opinioni degli osservatori di mercato sull’esito della vicenda sono divise. Tra gli ottimisti vi è James Whiteside, direttore della ricerca aziendale su metalli ed estrazione mineraria presso la società di consulenza Wood Mackenzie. “Le aziende si stanno avvicinando. Anglo American ha probabilmente indicato ciò che deve accadere per arrivare all’accordo”. Anche Baden Moore, analista del broker CLSA a Sydney, ritiene che un accordo sia vicino. “L’obiettivo di BHP è quello di convincere Anglo American ad accettare di aprire i suoi libri contabili e consentire un’ulteriore estensione” ha aggiunto. Secondo gli analisti di JPMorgan Chase, invece, “BHP avrebbe bisogno di aumentare la sua offerta di circa il 30% per riflettere il valore equo di Anglo American e dei suoi preziosi asset di rame in Cile e Perù”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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