Fondi pensione, Bini Smaghi (Arca Fondi SGR): istituzioni in conflitto di interesse

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Arca Fondi SGR taglia un nuovo storico traguardo superando la soglia dei 50 miliardi di euro di masse in gestione, il risultato più elevato dalla sua fondazione. Un record che conferma la solidità del modello di business e la capacità della società di interpretare con efficacia le esigenze dei risparmiatori in una fase di mercato segnata da incertezza e trasformazione. Nei primi nove mesi del 2025, Arca ha registrato una raccolta netta superiore a 2,9 miliardi di euro, con un incremento del patrimonio gestito del 10,6% rispetto a fine 2024.

“I dati di raccolta di quest’anno sono estremamente positivi ma sono già 3 o 4 anni che registriamo un tasso di raccolta netta estremamente elevato in rapporto al mercato” ha commentato Simone Bini Smaghi, vicedirettore di Arca Fondi SGR, interpellato da Borsa&Finanza.

 

Le basi della crescita di Arca Fondi SGR

Il successo di raccolta risiede, come spiega Bini Smaghi “nella qualità dei prodotti che

Un'immagine mezzo busto di Simone Bini Smaghi, vicedirettore generale di Arca Fondi SGR
Simone Bini Smaghi Arca Fondi SGR

mettiamo a disposizione dei nostri collocatori, che vanno incontro alle esigenze della clientela, e nei risultati ottenuti dai nostri fondi in questi anni di volatilità sui mercati, nonché nel nostro modello di assistenza alle reti, estremamente efficace grazie alla piattaforma tecnologica che abbiamo sviluppato in questi anni”.

Naturalmente c’è stato anche un effetto mercato sull’incremento delle masse in gestione della SGR. Secondo Bini Smaghi ha pesato per un 50%, mentre l’altro 50% è arrivato dalla raccolta netta. Rimane il fatto che Arca ha saputo distinguersi con una performance di raccolta sul mercato italiano superiore a quella dei concorrenti “ormai per il terzo anno consecutivo”.

Il merito è dell’ampio spettro di prodotti offerto dalla società, che permette di soddisfare una varietà molto ampia e diversificata di esigenze della clientela. Tra questi un interesse rilevante nel pubblico va verso i fondi dotati di una finestra di collocamento che Arca mette a disposizione ogni anno. “Abbiamo portafogli obbligazionari, bilanciati con una quota azionaria che cresce nei 12 mesi dal lancio fino ad arrivare al 50%, azionari dove la quota cresce fino a diventare il 100%. Ci sono fondi con un’offerta molto diversificata” spiega il vicedirettore generale della SGR.

La gamma di prodotti di Arca Fondi è peraltro in continua evoluzione, con i prossimi arrivi che avranno per protagonista una vecchia conoscenza degli investimenti, per molti asset manager caduta in disgrazia: l’Esg. “Stiamo lavorando molto sull’offerta Esg – riprende Bini Smaghi -. Avremo a breve un nuovo fondo legato alle tematiche della biodiversità e che investirà prevalentemente in titoli governativi. Inoltre lanceremo un prodotto obbligazionario che rispetta i criteri di investimento della Cei, la Conferenza episcopale italiana, con la certificazione di Nummus, che affiancherà un fondo già esistente ma che investe in azioni”.

 

L’impegno sul fronte della previdenza integrativa

Sul tema della previdenza integrativa, comparto nel quale Arca Fondi SGR è uno degli attori principali in Italia, Bini Smaghi non nasconde una certa delusione. Non perché la SGR stia facendo male, tantomeno sul fronte dell’impegno per lo sviluppo delle pensioni alternative, quando per la scarsa volontà politica nel favorirne la crescita.

In uno scenario di decrescita demografica spinta, Simone Bini Smaghi sottolinea il vero problema che il Paese si trova ad affrontare: “Secondo i dati a disposizione, nei prossimi dieci anni usciranno dal mercato del lavoro 6 milioni di persone. L’Italia registra ogni anno un calo della popolazione di circa 500.000 persone, tenuto conto dei 100-150 mila nuovi ingressi di lavoratori dall’estero. Oggi siamo di fronte al vero problema, la sostenibilità del nostro sistema di welfare. Da qui a dieci anni i pensionati cresceranno in maniera significativa e i nuovi ingressi sul mercato del lavoro non saranno sufficienti a sostenere il numero crescente di pensionati”.

La soluzione sta nei fondi pensione che però non vengono adeguatamente incentivati dallo Stato. Il vicedirettore di Arca Fondi SGR è netto: “Ogni anno, prima della finanziaria, si fanno tante belle dichiarazioni e poi alla fine, in finanziaria, non c’è niente”. La ragione è il conflitto di interessi generato da una legge promulgata nel 2007 dal governo Prodi e dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa. Secondo il provvedimento, le aziende con più di 50 dipendenti devono trasferire il Tfr dei loro dipendenti all’Inps. “Oltre 6 miliardi di euro” quantifica Bini Smaghi, che prosegue: “È chiaro che qualsiasi azione che vada a incrementare i flussi di risparmio e il trasferimento del Tfr ai fondi pensione metterebbe in crisi le entrate dell’Inps e renderebbe necessaria la ricerca di coperture, una cosa che nessuno ha voglia di fare”.

Ed è un peccato, perché i fondi pensione sono l’unico strumento in grado di risolvere due problemi. Il primo, la copertura previdenziale, il secondo, la possibilità di avere capitali di investimento compatibili con le esigenze di sviluppo del Paese, visto che l’orizzonte temporale di un fondo pensione va dai 20 ai 30 anni.

“Noi ci stiamo investendo tantissimo (nello sviluppo della previdenza complementare n.d.r.). Lavoriamo sul territorio, con le imprese e i loro dipendenti, e con le istituzioni, portando ricerche, analisi e documentazioni sul tema” sottolinea Bini Smaghi. A settembre, con la collaborazione di Itinerari Previdenziali, Arca Fondi ha portato in Parlamento una ricerca sul tfr“.

Tra le iniziative promosse da Arca Fondi Previverso, in collaborazione con Talents in Motion: un laboratorio di educazione previdenziale e finanziaria, destinato ai giovani ma accessibile a tutti sui fondi pensione. L’iniziativa comprende anche iniziative ad ampio raggio presso le imprese e con le università. “Facciamo numerosi incontri – riprende il vicedirettore generale di Arca – per sensibilizzare su questo argomento i giovani e i dipendenti” anche se, conferma “sono le istituzioni a dover dare il segnale della svolta”. Per rispondere a questa sfida, Arca Fondi ha intensificato gli investimenti in educazione finanziaria e dialogo con le imprese. L’obiettivo è sensibilizzare lavoratori e datori di lavoro sull’importanza della previdenza complementare. “Stiamo coinvolgendo un numero crescente di aziende – spiega Bini Smaghi – grazie ad accordi con l’associazione dei direttori del personale. Facciamo incontri, portiamo ricerca e documentazione, e lavoriamo con istituzioni e Parlamento per promuovere una vera cultura previdenziale”.

 

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari