Il 2024 ha portato il Bitcoin a toccare quota 100.000 dollari e alla definitiva istituzionalizzazione della regina delle criptovalute. Dal lancio degli ETF su Bitcoin ed Ethereum spot negli Stati Uniti, a gennaio, fino all’elezione di Donald Trump, per le valute digitali l’anno che si sta per concludere rimarrà quello della consacrazione. Per il 2025, se il neo presidente USA riuscirà a realizzare ciò che ha promesso in

campagna elettorale, il Bitcoin potrebbe raddoppiare il suo valore e raggiungere i 200.000 dollari. Massimo Siano, responsabile Southern Europe di 21Shares, società specializzata in prodotti di investimento su criptovalute, preferisce non concentrarsi sugli obiettivi di valutazione del Bitcoin ma esporre, in questa intervista rilasciata a Borsa&Finanza, un punto di vista differente.
Una “rivoluzione copernicana in cui Bitcoin diventa il soggetto, non il complemento oggetto” esordisce Siano. In questa visione dell’universo cripto, “non è stata l’approvazione degli ETF su criptovalute a spingere il rally e nemmeno l’elezione di Donald Trump. È vero l’esatto contrario. È stata la forza prorompente e rivoluzionaria del Bitcoin a spingere il verificarsi di questi avvenimenti. La criptovaluta ha dimostrato, in 15 anni, di essere una locomotiva che procede a prescindere dagli avvenimenti politici e macroeconomici, grazie alla sua solidità tecnologica e alla visione che rappresenta”.
Diventeremo dei token
“Sono quindici anni che il Bitcoin sale – riprende Siano -. Partendo da un dollaro è arrivato a 100.000 e continuerà ad andare avanti, indipendentemente da quello che farà Donald Trump. Se la Blockchain è l’Internet 3.0, Bitcoin ne è la sua espressione massima perché è la sua moneta. È l’oro della Blockchain”.
Con un’offerta massima di 21 milioni di unità, di cui oltre 19 milioni già in circolazione, il Bitcoin rappresenta una riserva di valore immune alla manipolazione delle Banche centrali. Contrariamente all’oro, che può essere estratto ulteriormente, il Bitcoin offre una scarsità predeterminata che lo rende particolarmente attraente per gli investitori. Questa caratteristica diventa ancora più significativa in un contesto globale caratterizzato da inflazione e crisi economiche. “Le Banche centrali sono state costrette a stampare denaro per affrontare situazioni di emergenza come guerre o pandemie, svalutando inevitabilmente le monete tradizionali. Ne sanno qualcosa i Paesi emergenti, specie del Sud America, come l’Argentina. Il Bitcoin, al contrario, non può essere stampato indefinitamente” aggiunge Siano, secondo cui tutto verrà tokenizzato, anche gli esseri umani.
Non è fantascienza. Ciò che il responsabile per il Sud Europa di 21Shares preconizza è la tokenizzazione di tutte le informazioni che riguardano una persona, in maniera da essere facilmente consultabili e utilizzabili da chi è autorizzato a farlo. Si pensi al soccorso medico di emergenza. Prima di intervenire i soccorritori devono verificare, con una serie di domande, chi sia il paziente, se abbia allergie, se segua terapie mediche e altro. Ciò allo scopo di evitare azioni che potrebbero peggiorare la situazione di chi viene soccorso. “In un sistema tokenizzato, queste informazioni sarebbero immediatamente disponibili, anche se la persona oggetto del soccorso fosse incosciente” spiega Siano.
L’Italia fa un passo indietro
Nella rivoluzione delle criptovalute l’Italia non c’è che in minima parte e rischia di uscirne definitivamente se l’ostilità presente in alcune istituzioni non si attenuerà. La proposta di una tassazione al 42% sulle plusvalenze realizzate investendo in criptovalute ne è solo l’ultimo esempio. Anche se dovesse alla fine essere bocciata dal Parlamento, il segnale che è stato dato è negativo. “Siamo già indietro rispetto agli altri Paesi europei – sottolinea Siano -. Il mondo sta andando da una parte e noi stiamo andando dall’altra, esponendoci a due rischi”. Il primo è perdere una rivoluzione e i capitali che potrebbe portare in Italia, il secondo è aumentare il problema annoso dei cervelli in fuga: per i giovani le criptovalute non sono il diavolo da combattere, come per qualcun altro. “L’Italia, con un debito pubblico elevatissimo, può permettersi di far uscire capitali e cervelli?” è la domanda retorica di Siano, la cui speranza è che, per una volta, l’Italia “non sia il solito Paese delle controriforme”.









