BlackRock: il 2026 ancora sotto il segno dell’intelligenza artificiale

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L’intelligenza artificiale è diventata la forza economica più potente del nostro tempo. Lo ha sottolineato Bruno Rovelli, chief investment strategist per l’Italia del BlackRock Investment Institute, presentando a Milano il Global outlook 2026 del big dell’asset management. A lei bisogna guardare per capire come potrebbe essere il prossimo anno. La potenza dell’intelligenza artificiale è già all’opera da un paio di anni e ha fatto capire presto quanto sia in grado di ridisegnare interi mercati, catene del valore e persino i meccanismi macroeconomici alla base della crescita mondiale. Le rivoluzioni tecnologiche non sono una novità, ma “quella a cui stiamo assistendo si distingue per la sua rapidità” ha sottolineato Rovelli.

 

In questo articolo: 

 

  • Perché l’intelligenza artificiale richiede investimenti senza precedenti
  • Le strategia di BlackRock: intelligenza artificiale come fattore macro e non solo settoriale
  • Gli Stati Uniti dominano, cosa fanno gli altri?

 

Perché l’intelligenza artificiale richiede investimenti senza precedenti

Come sottolineato da BlackRock, l’intelligenza artificiale è la prima rivoluzione tecnologica capace di comprimere in pochissimo tempo una quantità enorme di capex (capital expenditure), per la costruzione di data center, l’acquisto massiccio di GPU, la creazione di infrastrutture cloud e il potenziamento delle reti. Investimenti che però devono dare un ritorno la cui incertezza ha fatto vacillare i mercati. Rovelli ritiene che la nuova tecnologia abbia la capacità di rispondere a questo dubbio. “Contrariamente alle innovazioni del passato – ha spiegato – non è vincolata alla crescita lineare delle capacità umane. L’IA può generare innovazione in modo esponenziale, automatizzando funzioni cognitive e moltiplicando la capacità produttiva”. Su questa tesi Microsoft, Amazon, Google e i produttori di chip come Nvidia stanno investendo cifre enormi. L’aspettativa è che la produttività, alimentata dall’intelligenza artificiale, possa crescere più velocemente di quanto avvenuto negli ultimi 150 anni.

Troppo ottimismo? L’intelligenza artificiale è ancora lontana dall’avere un impatto pieno sulla crescita economica ma soprattutto sta incontrando dei limiti fisici all’espansione: il consumo di energia, che negli Stati Uniti potrebbe arrivare al 13% della produzione nazionale entro il 2030 (con punte estreme di previsione al 25%).

 

Le strategie di BlackRock: intelligenza artificiale come fattore macro e non solo settoriale

Tanta è la potenza dispiegata dalla rivoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale che, secondo BlackRock, non può essere considerata solo un settore economico ma un vero e proprio fattore macroeconomico. Il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può condizionare, secondo questa tesi, la dinamica dei tassi di interesse, la domanda di energia, il mercato del credito e le valutazioni di Borsa.
Riguardo l’ultimo aspetto, le azioni legate all’intelligenza artificiale continuano a macinare utili e a registrare forti margini. Rovelli ricorda che si tratta di imprese oligopoliste“, come Nvidia nei chip, e che la domanda in questo momento è in grado di assorbire e superare l’offerta”. Ciò significa che le società coinvolte nella rivoluzione sono al riparto dal rischio di eccedere negli investimenti. Attenzione però. BlackRock riconosce che i mercati finanziari stanno diventando più selettivi, in particolare nel momento in cui, per soddisfare le necessità di investimento, alcuni di questi big tecnologici stanno facendo ricorso all’indebitamento. È il caso di Oracle, penalizzata a Wall Street negli ultimi mesi.

“Bisogna saper distinguere tra vincitori e sopravvalutati – spiega Rovelli – perché la selezione sarà sempre più severa. La combinazione di margini elevati, crescita degli utili e continui investimenti colloca i colossi dell’AI in cima alle scelte strategiche di lungo periodo, ma con una nuova attenzione alla sostenibilità finanziaria, soprattutto in relazione al crescente bisogno di debito”.

 

Gli Stati Uniti dominano, cosa fanno gli altri?

La storia dell’intelligenza artificiale è stata finora quasi esclusivamente a stelle e strisce. Con l’eccezione della Cina, che sembrerebbe tener testa agli Stati Uniti, le altre aree geografiche sono ridotte a un ruolo di secondo piano. Tra queste si distingue il Giappone, che emerge come uno dei beneficiari indiretti più solidi: valutazioni attraenti, corporate governance migliorata e un contesto inflazionistico finalmente positivo creano un terreno fertile per una crescita degli utili delle aziende. Inoltre, molte aziende giapponesi sono essenziali per la filiera tecnologica globale, dai semiconduttori ai componenti elettronici.

In Europa, invece, l’IA non ha ancora la stessa centralità industriale. Qui le opportunità vanno cercate altrove. “Tutti i settori europei trattano a sconto rispetto ai corrispettivi americani – evidenzia Rovelli – inclusi quelli che dovrebbero beneficiare indirettamente dell’intelligenza artificiale: infrastrutture, utility, sanità, industria avanzata. Il caso più evidente è il settore finanziario: i ritorni sul capitale sono ormai simili tra Europa e Stati Uniti, ma le valutazioni europee restano più basse del 40%”. Un disallineamento che secondo BlackRock non è giustificato.

Inoltre, la necessità di investimenti infrastrutturali legati a IA, energia e cybersicurezza rende le società europee di pubblica utilità un potenziale snodo strategico. Per questo il gestore ritiene che una parte della crescita resa possibile dall’intelligenza artificiale potrà riflettersi anche in mercati finora trascurati. Tra le nazioni europee la Spagna potrebbe mettersi in luce in quanto combina settori legati all’infrastruttura e a un ciclo macro stabile, diventando uno dei mercati più promettenti nell’area eur.

 

I rischi della leva finanziaria e della difficile diversificazione

La diffusione dell’intelligenza artificiale avviene in un momento in cui sia il settore pubblico sia quello privato stanno aumentando il ricorso al debito. Una dinamica su cui Rovelli ritiene utile dare un avvertimento di prudenza. Negli Usa, in particolare, il deficit federale cresce mentre le aziende tech devono finanziare capex giganteschi. Una combinazione che rischia di mantenere i tassi reali più alti e più volatili nel tempo. Parallelamente, la tradizionale strategia della diversificazione – pilastro storico degli investimenti – sta diventando meno efficace. Le correlazioni tra asset class sono più elevate e meno stabili. Azioni e obbligazioni non si muovono più in direzioni opposte come nel passato. In questo senso oro, infrastrutture e selezionati mercati emergenti assumono un’importanza rilevante.

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Redazione

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