Il biennio 2023-2024 ha rappresentato per i mercati energetici europei, e in particolare per l’Italia, una fase anomala. Dopo la fiammata dei prezzi esplosa nel 2021-2022, legata prima alla ripartenza post-pandemia e poi all’invasione russa in Ucraina, ci si sarebbe aspettati un rientro più deciso dei costi. In realtà famiglie e imprese hanno continuato a pagare bollette di elettricità e gas più elevate del necessario. Non per scarsità fisica di gas o di elettricità, ma per una serie di fattori esterni che hanno reso i prezzi solo in parte espressione dei fondamentali di domanda e offerta. Non a caso l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, parla di valori “artificiosi”.
in questo articolo:
- Energia 2023-2024: l’analisi di Arera
- I consumi dell’Italia: un extra costo di quasi 40 miliardi
- Energia, chi ha scelto il mercato libero ha già pagato pegno
Prezzi energia 2023-2024: l’analisi di Arera
Secondo l’analisi di Arera condotta sul periodo, il differenziale medio è stato consistente: tra 30 e 40 euro in più per ogni megawattora consumato. Sul mercato del gas, nonostante stoccaggi pieni e una domanda industriale indebolita, il prezzo è rimasto più alto di circa 25-35 euro al MWh rispetto a quanto giustificato dai costi reali di approvvigionamento.
Nel comparto elettrico, il prezzo unico nazionale ha incorporato scarti analoghi, con valori in media superiori del 20-30% rispetto al costo marginale di produzione. In pratica, sia chi acquistava gas che chi comprava elettricità ha continuato a scontare un sovrapprezzo significativo, determinato dai meccanismi di formazione del prezzo all’ingrosso, dall’impatto delle regole di mercato e dal comportamento prudenziale degli operatori più che da una reale tensione tra domanda e offerta.
I consumi dell’Italia: un extra costo di quasi 40 miliardi
Per comprendere l’effetto di questi scostamenti basta guardare ai consumi nazionali. L’Italia utilizza ogni anno circa 300 terawattora di elettricità, pari a trecento milioni di megawattora, e circa 65 miliardi di metri cubi di gas naturale, che equivalgono a circa 685 milioni di megawattora. Sommando i due dati si ottiene un fabbisogno complessivo vicino ai 985 milioni di MWh. Se su questa base si applica un differenziale di 30-40 euro a megawattora, l’extra costo pagato dal sistema Italia oscilla tra 29,5 e 39,4 miliardi di euro in un solo anno.
È imporante precisare che definire questi prezzi “artificiosi” non significa accusare il mercato di manipolazioni deliberate. Piuttosto, vuol dire riconoscere che le politiche pubbliche introdotte durante la crisi, i meccanismi regolatori e le cautele eccessive adottate dagli operatori hanno inciso in maniera determinante. Le misure emergenziali, pensate per proteggere famiglie e imprese dal caro energia, hanno finito in alcuni casi per mantenere elevati i prezzi di riferimento o per trasferire i costi sugli oneri di sistema, alimentando un effetto distorsivo di lungo periodo. La differenza rispetto al passato è evidente. Nel 2021 e nel 2022 i rincari erano direttamente collegati all’esplosione dei costi di fornitura e all’incertezza sugli approvvigionamenti. Nel 2023 e nel 2024, invece, l’economia italiana ha pagato bollette gonfiate da un extra costo imponente, generato da fattori più amministrativi e finanziari che strettamente energetici.
Bollette elettricità e gas: chi ha scelto il mercato libero ha già pagato pegno
Intanto chi, nel corso del 2024, ha deciso spontaneamente di passare al mercato libero dell’energia elettrica non ha intrapreso una strada positiva. Stiamo parlando, secondo i dati di Assium, tra luglio 2024 e gennaio 2025, di circa 1,2 milioni di famiglie non vulnerabili che hanno lasciato i regimi protetti (Maggiore Tutela o Tutele Graduali) per sottoscrivere contratti sul mercato libero. Una scelta che si è rivelata economicamente svantaggiosa: le tariffe sono state, in media, l’80% più alte rispetto al servizio a Tutele Graduali e del 44% rispetto al mercato tutelato, che è riservato ai soli utenti vulnerabili. In termini concreti, la spesa annuale di queste famiglie è passata da circa 540 a oltre 950 euro.
Un dato rilevante perché mostra come la liberalizzazione, in una fase di prezzi già “artificialmente” gonfiati dalle dinamiche all’ingrosso, non abbia generato maggiore convenienza, ma al contrario abbia creato un differenziale che ha penalizzato proprio chi ha scelto di muoversi in autonomia. Molti utenti, attratti da offerte promozionali o da pressioni commerciali, hanno scoperto solo in un secondo momento che le condizioni economiche sottoscritte non erano competitive rispetto alle tariffe calmierate dei regimi di tutela. In questa direzione, può essere anche fondamentale capire, per esempio, se si ha diritto al cosiddetto bonus bollette 2025.








