BOT italiani: cosa sono, come funzionano e quanto rendono
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BOT italiani: cosa sono, come funzionano e quanto rendono

BOT italiani: cosa sono, come funzionano e quanto rendono

Cosa sono i BOT? Ma soprattutto come funzionano? Partiamo subito con lo spiegare che i BOT, ossia i Buoni Ordinari del Tesoro, sono dei titoli del debito pubblico italiano di breve termine. Hanno una vita breve: scadono, infatti, dopo 3, 6 o 12 mesi. Volendo sintetizzare al massimo, queste obbligazioni costituiscono un prestito che i risparmiatori e gli investitori concedono allo Stato per un periodo di tempo particolarmente ridotto.

I BOT, proprio per la loro breve durata di titoli di Stato, comportano un rischio minore per i sottoscrittori. Ma permettono di ottenere un rendimento più basso rispetto ad altri prodotti con delle scadenze più lunghe. Proprio per la loro breve vita, questi titoli sono considerati, a tutti gli effetti, degli strumenti di liquidità. È possibile sottoscrivere queste obbligazioni per un valore minimo di 1.000 euro o per multipli di questa cifra.

 

BOT, come funzionano

Come deve essere calcolato il rendimento dei Buoni Ordinari del Tesoro? Come funzionano nel dettaglio questi titoli di Stato italiani? Questo tipo di obbligazioni sono strumenti senza cedola: in estrema sintesi, questo significa che non viene pagato un interesse dopo un mese, due mesi, tre mesi o qualsiasi altro periodo.

A questo punto, da dove arriva il guadagno per gli investitori? Chi sottoscrive dei Buoni Ordinari del Tesoro ottengono un rendimento dalla differenza tra il valore di rimborso ed il prezzo di acquisto. Proviamo a fare un esempio, così diventa tutto più facile. Nel momento in cui un risparmiatore acquista un BOT a 90, alla sua scadenza gli viene restituito 100. Il suo guadagno è pari a 10.

Cerchiamo di capire in maniera più precisa come calcolare il rendimento di un BOT semestrale. Come abbiamo anticipato in precedenza, per queste obbligazioni non sono previste delle cedole: è necessario calcolare la differenza tra il valore di acquisto e quello di rimborso. È necessario applicare la ritenuta fiscale – pari al 12,5% – che viene imposta al momento dell’acquisto e viene aggiunta direttamente al prezzo d’emissione. Per calcolare il rendimento di un BOT, a questo punto, ci servirà:

 

  • il prezzo di emissione;
  • le commissioni applicate;
  • il valore di rimborso.

 

Poniamo il caso che un investitore acquisti un BOT semestrale al prezzo di 98. Il primo passo da compiere è quello di applicare la ritenuta fiscale, la quale, come abbiamo detto, è pari al 12,50%. Il calcolo dovrà essere effettuato sul rendimento, che è pari a 2 (100-98). Il 12,50% di 2 é pari a 0,25 euro. Dovranno essere aggiunte le commissioni, che per i BOT semestrali, sono pari allo 0,2%. Il prezzo finale sarà: 98 + 0,25 + 0,196 = 98,446 euro

Il rendimento netto è pari a 100 – 98,446 = 1,554%.

 

I rendimenti

Come abbiamo spiegato in precedenza i BOT sono delle obbligazioni emesse dallo Stato: il loro scopo è quello di finanziare la spesa corrente. A seguito dell’asta di collocamento, i Buoni Ordinari del Tesoro vengono gestiti e negoziati direttamente da Borsa Italiana. La loro durata, che è sempre inferiore all’anno, può essere di 3, 6 o 12 mesi. Il loro rendimento è determinato dalla differenza tra il prezzo di sottoscrizione o acquisto e quello di rimborso: proprio per questo motivo sono definiti zero coupon bond, ossia obbligazioni con zero cedole. Sul sito di Borsa Italiana è possibile vedere i BOT attualmente quotati in Italia, con le loro scadenze e le quotazioni aggiornate in tempo reale.

Diventa difficile dare una risposta valida nel tempo alla domanda: quanto rendono i BOT? Il loro rendimento fluttua nel tempo. Nel tentativo di dare una risposta a questa domanda, possiamo fare riferimento ai valori attuali sul secondario e ai valori raggiunti nelle ultime aste. Solo per avere un’idea, i rendimenti dei BOT nel pieno della crisi del debito sovrano, era il 2011-2012, avevano raggiunto uno dei valori più alti, superando gli 8 punti percentuali. Venendo ai tempi più recenti, il rendimento del Bot a 12 mesi dell’asta dell’11 gennaio 2023 ha sfondato la soglia psicologica del 3%: il rendimento lordo dei titoli ad un anno è stato fissato a 3,086%, che equivale ad un prezzo di aggiudicazione di 96,974. Nell’ultima emissione del 2022, quella del 9 dicembre 2022, l’asta Bot a 12 mesi aveva raggiunto un rendimento del 2,669%, in lieve calo rispetto all’emissione del mese precedente. Quella dicembre era sembrato, in un primo momento, il picco dei rendimenti. Non si era tenuto conto della reazione del mercato all’ultima riunione della Bce. Nel corso del 2023 tra debito in scadenza e disavanzo fiscale da rifinanziare, il governo dovrà reperire sul mercato 500 miliardi di euro.

 

Conviene investire nei BOT?

Nella maggior parte dei casi, i risparmiatori vedono i BOT come una forma di investimento sicura e, soprattutto, a breve termine. Il loro pregio è quello di permettere di realizzare un guadagno in un periodo relativamente breve e senza grossi rischi.

I BOT ottennero un vero e proprio successo nel corso degli anni Settanta, grazie all’elevato tasso di rendimento. Molti risparmiatori italiani, nel corso del tempo, non hanno cambiato le abitudini e, ancora oggi, continuano a considerare i Buoni Ordinari del Tesoro come una forma di investimento conveniente. Oggi, però, la situazione è cambiata radicalmente ed i tassi di rendimento annui difficilmente superano l’1-1,2%.

Investire nei BOT non costituisce una forma di guadagno. Questa soluzione può essere considerata come un parcheggio momentaneo della propria liquidità, in attesa di tempi migliori ed investimenti che rendano di più. L’investimento nei BOT, alla fine, può garantire lo stesso rendimento di un conto deposito: sul mercato ce ne sono anche di non vincolati, che garantiscono tassi simili ai Buoni ordinari del Tesoro.

AUTORE

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Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo, giornalista, ha una laurea in materie letterarie ed ha iniziato ad occuparsi di economia fin dal 2002, concentrandosi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i suoi interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrive di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

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