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Brent tra recessione e tagli produttivi. Come muoversi?

Brent tra recessione e tagli produttivi. Come muoversi?

Per visualizzare lo sconvolgimento portato nel mondo delle materie prime dalla guerra tra Russia e Ucraina, il grafico sull’andamento del prezzo del gas naturale è probabilmente il più efficace. Ma anche quello del Brent è illuminante. Al drammatico 24 febbraio 2022, data in cui l’invasione russa ha avuto inizio seguì una impennata delle quotazioni e un aumento della volatilità che è ben evidente. C’è un prima e un dopo. Il prima era fatto di un petrolio in lenta ma costante risalita, il dopo è caratterizzato da oscillazioni potenti.

Il quadro, in effetti, non è facile da decifrare e questo spiega le variazioni di prezzo e le inversioni di tendenza improvvise. Se, di fondo, c’è penuria di materie prime nel mondo e il petrolio non fa eccezione, dall’altra parte le previsioni di recessione negli Stati Uniti e ancora più in Europa impediscono alle quotazioni del petrolio di decollare.
L’ultima variabile entrata in campo è l’Opec+. Il ministro per l’Energia dell’Arabia Saudita Abdulaziz bin Salman ha dichiarato che la produzione potrebbe essere ridotta:

 

“Il mercato petrolifero sta vivendo condizioni di volatilità nocive e questo potrebbe costringere l’Opec+ a prendere misure appropriate. Senza sufficiente liquidità, il mercato petrolifero non riflette adeguatamente la realtà fisica delle scorte e questo può dare un falso senso di sicurezza nei momenti in cui la capacità inutilizzata è gravemente limitata e il rischio di interruzione delle forniture rimane limitato”.

 

L’analisi tecnica e le strategie operative 

Il “prima e il dopo” del petrolio Brent ha una data precisa, il 24 febbraio 2022, data di inizio dell’invasione dell’Ucraina. Al termine di quella fatidica giornata il Brent segnava quota 97,7 dollari al barile. Nei successivi dieci giorni sarebbe salito fino a toccare un massimo a 138 dollari, un’impennata del 42%. Il prezzo del barile è poi rientrato su livelli più contenuti, e oggi lo troviamo a 100 dollari, dopo essere tornato addirittura sotto i 97 dollari del 24 febbraio.

Guerra, Opec+ e recessione. Le forze in campo che determineranno l’andamento futuro delle quotazioni sono schierate. Ma mentre nel primo caso difficilmente ci saranno cambiamenti nella situazione attuale, saranno le seconde due forza a confrontarsi, l’una per sostenerne le quotazioni, l’altra che potrebbe spingerle al ribasso.

Il grafico del Brent, intanto, ci segnala la costruzione di un bel triangolo. Una figura precisa che trova la sua base in area 90 dollari, supporto che corrisponde ai livelli da cui è partita l’accelerazione invernale. La parte alta del triangolo è invece una trendline discendente dai massimi del 6 marzo a 138 dollari e del 14 giugno a 118. Attualmente transita in area 104.
La violazione al rialzo del triangolo e della vicina resistenza statica aprirebbero le porte per un rialzo in direzione di 112 dollari in prima battuta e 119 successivamente. Al ribasso, un ritorno sotto i 96 dollari fornirebbe il presupposto per un nuovo test della base del triangolo.

 

 

Brent: le strategie operative con i Certificati Turbo24 di IG

Per quanto riguarda l’operatività, si potrebbero valutare strategie long a partire da 106 dollari con target a 112 dollari e stop loss a 102 dollari. Per questo tipo di operatività può essere utilizzato un Certificato Turbo24 di IG con facoltà long sul petrolio Brent che abbia il livello di Knock-Out (KO) inferiore alla zona scelta per lo stop loss indicato.

Nel dettaglio, il Certificato Turbo24 Long con ISIN DE000A23HLS1 propone un livello di KO a 88,3349 dollari e leva 8. Per trovare la corretta size di ingresso a mercato, ricordiamo di controllare il moltiplicatore, sotto la voce info. L’ammontare massimo che si potrà perdere non supererà in ogni caso l’investimento iniziale: perché ciò accada le quotazioni del Brent dovranno raggiungere il livello di KO del Certificato.

 

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