Btp: nuovo successo sul mercato, le prospettive positive per il debito italiano

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I titoli di Stato italiano stanno vivendo un momento particolarmente favorevole, come dimostra la domanda record per il nuovo Btp a 15 anni. Il secondo collocamento sindacato dell’anno si è chiuso con ordini per oltre 157 miliardi di euro, rafforzando la parte lunga della curva e consentendo al Tesoro di contenere il premio richiesto dagli investitori. Un risultato che si inserisce in un contesto di apprezzamento dei Btp, sostenuto anche dal recente miglioramento dell’outlook sul debito italiano deciso da S&P Global Ratings, e che riporta al centro dell’attenzione le prospettive del debito pubblico lungo le scadenze più estese.

 

In questo articolo:

 

  • Btp 15 anni, domanda record a oltre 157 miliardi
  • S&P, il mercato guarda al nuovo giudizio sull’Italia

 

Btp 15 anni, domanda record a oltre 157 miliardi

Il titolo, con scadenza 1° ottobre 2041, presenta una cedola del 3,95% e un rendimento lordo del 3,99%, con un prezzo di aggiudicazione fissato a 99,99. I livelli di domanda replicano e in parte superano quelli osservati nel collocamento del Btp a 15 anni del febbraio 2025, quando a fronte di 13 miliardi assegnati erano pervenute richieste per oltre 134 miliardi, con un bid-to-cover pari a 10,31. Anche in questa occasione, l’operazione conferma una partecipazione ampia e consistente degli investitori lungo le scadenze più lunghe. Il nuovo 15 anni si inserisce nel percorso di rafforzamento della parte lunga della curva dei rendimenti, avviato con l’emissione del benchmark a sette anni effettuata a gennaio. Pur senza eguagliare il primato in termini di ammontare collocato il collocamento di inizio anno (15 miliardi per il titolo a sette anni), l’operazione si colloca tra le emissioni di maggior rilievo degli ultimi anni, affiancando il collocamento da 14 miliardi del giugno 2020 sul decennale.

L’elevata domanda a oltre 157 miliardi ha contribuito a contenere il premio riconosciuto agli investitori, con uno spread limitato a 8 punti base rispetto al Btp in scadenza il 10 gennaio 2040. Nel quadro attuale, l’interesse per l’obbligazionario italiano appare legato non solo al livello dei rendimenti, ma anche alle caratteristiche strutturali del debito. Come sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro, la vita media elevata, la prevalenza di titoli a tasso fisso e un profilo delle scadenze più equilibrato rappresentano elementi rilevanti nelle valutazioni degli investitori istituzionali e a questi fattori si affianca il confronto relativo all’interno dell’area euro, che continua a incidere sul posizionamento dei Btp nei portafogli dei grandi fondi internazionali.

“Oggi il Btp entra nei portafogli per costruzione e non più solo per scommessa. La domanda non è più perché il mercato compra Btp, ma cosa dovrebbe accadere perché smettesse di comprarli”, aggiunge Debach.

S&P, il mercato guarda al nuovo giudizio sull’Italia

A rafforzare il quadro contribuisce anche il fattore politico. L’Italia presenta oggi un grado di stabilità superiore rispetto ad altri grandi Paesi dell’eurozona, con un orizzonte istituzionale che si estende fino alle elezioni del 2027, un elemento che tende a ridurre l’incertezza percepita dagli investitori internazionali. In questo contesto si inserisce il recente miglioramento dell’outlook deciso da S&P Global Ratings, che ha confermato il rating BBB+ per il debito sovrano italiano.

La revisione riflette l’aspettativa che, nonostante la persistente incertezza sul commercio internazionale, il settore privato italiano, caratterizzato da un’elevata diversificazione, continui a sostenere i surplus delle partite correnti, rafforzando la posizione creditoria netta dell’economia verso l’estero. Parallelamente, secondo l’agenzia, il settore pubblico è atteso ridurre gradualmente il proprio indebitamento netto, avviando il debito pubblico su un lento percorso discendente a partire dal 2028. S&P segnala inoltre che un ulteriore rafforzamento della posizione finanziaria esterna e una riduzione del disavanzo di bilancio su base di cassa potrebbero sostenere una revisione al rialzo del giudizio, mentre un deterioramento significativo delle condizioni economiche, esterne o di finanza pubblica, anche in presenza di un impatto più marcato dell’incertezza commerciale sulla fiducia di imprese e consumatori, rappresenterebbe un fattore di rischio per il profilo di credito sovrano.

Ora l’attenzione del mercato si sposta sulle prossime tappe del calendario delle agenzie di rating. Dopo S&P, saranno Fitch a esprimersi il 13 marzo, Moody’s il 25 marzo e Dbrs il 17 aprile. Il percorso proseguirà nella seconda parte dell’anno con nuove revisioni già fissate: S&P tornerà a pronunciarsi il 15 maggio e il 13 novembre, Fitch l’11 settembre, Moody’s il 25 settembre e Dbrs il 16 ottobre.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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