Btp: ecco quelli non sottoposti alle CACs

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Uno degli aspetti di cui deve tener conto un investitore in Btp è la presenza delle CACs (clausole di azione collettiva), introdotte in Italia con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze ed entrate in vigore dal 1° gennaio 2013 per le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore a un anno (Btp, Ctz, Btp Italia, Btp Futura, Cct, BTPi, nonché le emissioni sui mercati internazionali). Gli unici esclusi sono i titoli a breve termine come i Bot.

L’introduzione delle CACs si è resa obbligatoria ai sensi del Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità e segue lo schema approvato dal Comitato economico e finanziario dell’Unione europea. L’imposizione di allegare le CACs a tutte le nuove emissioni dunque non è un fenomeno tipico dell’Italia o dei Paesi in eventuale difficoltà, quanto piuttosto una richiesta generalizzata dell’Unione europea.

 

In questo articolo:

 

  • CACs: cosa sono e gli effetti sui titoli
  • I Btp non sottoposti alle CACs

 

CACs: cosa sono e gli effetti sui titoli

Ma cosa sono effettivamente le CACs e quali effetti possono produrre sugli investitori in Btp? Le clausole permettono allo Stato emittente delle obbligazioni di chiedere una ristrutturazione del debito attraverso un haircut del valore nominale del titolo posseduto dagli obbligazionisti, una riduzione delle cedole o un’estensione delle scadenze. Ovviamente ciò deve essere fatto in casi estremi, ovvero quando un Paese ha serie difficoltà a rimborsare il proprio debito.

Lo scopo dell’introduzione delle CACs è quello di risolvere il problema dei creditori che in un eventuale negoziato di ristrutturazione non hanno intenzione di aderire alla proposta dell’emittente. In pratica, con le clausole di azione collettiva, se vi è una maggioranza qualificata (due terzi degli obbligazionisti) che aderisce alla proposta, tutti gli altri sono costretti a fare lo stesso. Quindi, lo Stato in difficoltà può avere maggiore spazio di manovra per risolvere una situazione complicata, potendo contare su una platea di consensi non necessariamente unanime.

L’introduzione delle CACs è figlia di quanto accadde in occasione della ristrutturazione del debito greco avvenuta nel maggio del 2012, quando gli investitori istituzionali, banche in primis, furono convinti del processo, ma i retailer opposero resistenza. Riguardo il debito greco, la riforma ebbe effetto retroattivo e ciò generò non poche polemiche. È bene precisare, comunque, che non si tratta di un’azione che viene intrapresa in via unilaterale dallo Stato e quindi coercitiva, dal momento che richiede comunque l’accettazione almeno di una maggioranza qualificata di creditori. Tuttavia, si tratta pur sempre di una sorta di bail-in statale e i diritti delle minoranze sono meno tutelati dal momento che allo Stato potrebbe bastare scendere a patti con gli investitori più grossi per tagliare il proprio debito. A quel punto, i titolari dei Btp rischierebbero di non vedersi corrispondere il valore nominale di 100 che spetterebbe loro di diritto alla scadenza, o vedersi ridurre l’entità delle cedole periodiche percepite. O in altre circostanze, dover aspettare oltre la naturale scadenza prima di ottenere il rimborso spettante.

Tutto questo però potrebbe avere delle ripercussioni. Uno Stato che ricorre alle CACs rischia di perdere fiducia nelle emissioni successive e vedere limitata la partecipazione degli investitori nelle aste, con la conseguenza che si troverebbe a corrispondere oneri finanziari più alti.

 

I Btp non sottoposti alle CACs

Attualmente vi sono dei Btp non soggetti alle CACs. Il motivo è che la loro emissione risulta antecedente al 2013, anno in cui è entrata in vigore la riforma in Europa. Ecco la lista di questi titoli, con accostati rendimento, scadenza, anno di emissione e Isin.

TitoloCedolaScadenzaEmissione Isin

BTP

4,00%

1° febbraio 2037

2005

IT0003934657

BTP

4,50%

1° marzo 2026

2010

IT0004644735
BTP5,00%

1° agosto 2034

2003

IT0003535157

BTP

5,00%

1° settembre 2040

2009

IT0004532559
BTP5,00%

1° marzo 2025

2009

IT0004513641
BTP5,00%

1° agosto 2039

2007

IT0004286966
BTP5,25%

1° novembre 2029

1998

IT0001278511
BTP5,75%

1° febbraio 2033

2002

IT0003256820

BTP

6,00%

1° maggio 2031

1999

IT0001444378

BTP

6,50%

1° novembre 2027

1997

IT0001174611

BTP

7,25%

1° novembre 2026

1996

IT0001086567

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Redazione

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