BTP: rendimento al 4%, cosa significa per l'Italia? - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

BTP: rendimento al 4%, cosa significa per l’Italia?

BTP: rendimento al 4%, cosa significa per l'Italia?

I BTP a 10 anni rivedono un rendimento del 4%, agitando antichi spettri su una crisi del debito pubblico italiano. La tensione che si avverte nel mercato delle obbligazioni pubbliche italiane, in questo momento, riflette una situazione nel Paese che rischia di precipitare. La crisi energetica sta letteralmente devastando i conti di famiglie e imprese, alle prese con bollette fuori controllo. Il Governo ha elaborato un piano di aiuti da 13 miliardi di euro, ma la cifra potrebbe non bastare.

Secondo alcune forze politiche ne occorrerebbero almeno 30, il che accende lo scontro su dove trovare le risorse. La ricetta delle coalizioni che si sfideranno alle elezioni del 25 settembre non è ripulita da contrasti anche all’interno degli schieramenti e questo non fa presagire un epilogo trionfale, come del resto spesso è accaduto nel panorama politico di questo Paese. Adesso si è arrivati al punto che si è tornati a parlare di un altro sforamento di bilancio. Quanto è bastato per mettere nervosismo ai mercati, che sono tornati ad attaccare i nostri BTP.

 

BTP: quanto sarà importante la BCE

L’aumento dei tassi d’interesse di 0,75 punti percentuali che la Banca Centrale Europea ha imposto durante il meeting dell’8 settembre non è stato certamente un toccasana per i titoli pubblici della terza potenza europea. La mole di debito pubblico dell’Italia non può permettersi un rialzo generalizzato dei rendimenti, perché la pressione potrebbe rivelarsi fatale, mettendo a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche. È convinzione diffusa che la BCE alla fine non permetterà una crisi del debito italiano simile a quella che avvenne nel 2011, anche e soprattutto perché stavolta l’Italia non se la può permettere. Tutta l’Europa non se la può permettere.

Infatti, lo scudo anti-spread messo in freezer dall’Eurotower e pronto per essere tirato fuori in caso di necessità servirebbe proprio a questo. Il punto è: siamo sicuri che possa essere attuato? Il dubbio che viene parte dal fatto che l’Italia è troppo grande per essere fatta fallire, ma potrebbe anche essere troppo grande per essere salvata. Francoforte ha già comprato negli ultimi due anni circa 250 miliardi di euro di BTP italiani, più della totalità delle emissioni nette del Tesoro. Ora, però vi è una guerra di mezzo e una crisi energetica di dimensioni planetarie. Lanciare un nuovo quantitative easing solo per l’Italia e su larga scala non sarà facile, e comunque richiederà un programma di aggiustamento economico a cui il Paese non è detto che sarà disposto a sottoporsi.

 

Le elezioni incombono

L’altro mattone che pesa sui titoli di Stato italiani riguarda le elezioni politiche, probabilmente giunte nel momento più sbagliato. Al di là dei piani della BCE, vi sarà da attendersi molta volatilità, perché è da vedere che atteggiamento avrà chiunque risulti il vincitore alle urne nei confronti dell’Europa, del denaro pubblico e di quant’altro possa servire per agitare i mercati. Questi ultimi si sentivano garantiti dalla presenza di Mario Draghi, giudicato collante perfetto tra le problematiche interne e le esigenze dell’Unione Europea. Il prossimo Premier invece sarà un’incognita, sotto ogni profilo. E i mercati non amano navigare nell’incertezza.

 

BTP: è il momento di investire?

In definitiva, considerando tutti questi elementi, è il momento giusto per comprare i BTP italiani approfittando del calo dei prezzi oppure è meglio aspettare che le acque si calmino? Gli analisti di Candriam suggeriscono una certa cautela, in quanto “l’elevato livello del debito pubblico, la rigidità del mercato del lavoro, la crisi energetica, la debolezza demografica, l’incertezza politica e l’evoluzione della politica monetaria della BCE rappresentano delle sfide difficili per il Paese, nonostante per ora il costo medio di finanziamento del debito sia gestibile”. Secondo gli esperti, nel breve termine potrebbe esserci un allargamento degli spread tra BTP e Bund tedeschi, oltre a un aumento di volatilità, a causa di possibili “notizie sfavorevoli sul fronte economico, fiscale e politico”.

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *