Byd punta l’India e fa tremare ancora i produttori di auto europei

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Byd sta puntando l’India. Secondo quanto riferito da fonti vicine alla questione e rilanciato da Bloomberg, la casa automobilistica cinese sta valutando piani di espansione che includono l’assemblaggio locale dei propri veicoli. In questo modo, l’azienda potrebbe far fronte alla forte crescita della domanda per le proprie auto, come sottolineato dalle persone informate sui fatti. Il tutto si inserisce in un contesto in cui il mercato automobilistico indiano è in forte fermento, come conferma anche il recente e più ampio accordo tra India e Unione europea che prevede, tra le altre cose, una riduzione dei dazi di importazione per le auto europee dal 110% al 40%, con l’obiettivo finale di portarli al 10%.

 

In questo articolo:

 

  • Byd: ecco la strategia in India
  • Una minaccia costante per l’Europa

 

Byd: ecco la strategia in India

Attualmente, Byd è presente in India con il SUV elettrico compatto Atto 3, il veicolo multispace eMax7 e i modelli Sealion 7 e Seal. Nel 2025, le vendite nel Paese sono cresciute di circa l’88%, raggiungendo le 5.500 unità. Ciò nonostante, il colosso di Shenzhen deve rispettare il limite di importazione imposto dalle autorità indiane, pari a 2.500 unità per ciascun modello completamente assemblato, oltre a dazi che arrivano fino al 110%. L’azienda è comunque riuscita a conquistare quote di mercato mantenendo i prezzi competitivi.

Ora sta valutando l’assemblaggio dei veicoli in modalità SKD (Semi Knocked Down), ossia con il prodotto che arriva in India parzialmente smontato e viene assemblato localmente. Questa soluzione consentirebbe di ridurre i dazi dal 70% al 30%. In passato, l’India ha respinto i piani di costruzione di uno stabilimento locale per l’assemblaggio completo, ma una produzione parziale potrebbe rappresentare un’opzione più semplice da approvare dal punto di vista normativo, oltre che più economica. Per quanto riguarda le quote di importazione, Byd sta inoltre collaborando con le autorità per ottenere certificazioni di sicurezza e regolamentari per un numero maggiore di modelli, segnalando come gli attuali limiti possano frenare la crescita.

 

Una minaccia costante per l’Europa

Byd sta cercando sempre più di diversificare il proprio business al di fuori della Cina, soprattutto perché sul mercato domestico la crescita sta rallentando, sia per la riduzione dei sussidi pubblici alle auto elettriche sia per una concorrenza sempre più agguerrita. Secondo i piani dell’azienda, le consegne nei mercati esteri dovrebbero raggiungere quasi un quarto del totale già quest’anno, passando da 1,04 a 1,3 milioni di unità. Ciò darebbe continuità a un percorso di crescita che tra il 2024 e il 2025 ha portato a un incremento delle esportazioni di oltre il 150%.

Lo scorso anno Byd ha registrato risultati molto forti anche in Europa. Secondo i dati pubblicati da ACEA, le immatricolazioni nel Vecchio continente sono cresciute del 17,4% su base annua, raggiungendo 1,88 milioni di unità, e Byd ha fornito un contributo particolarmente rilevante. Il produttore cinese ha infatti segnato un balzo del 227,8%, a fronte di un aumento del 5,5% di Volkswagen, del 4,2% di Bmw, dell’1,5% di Mercedes-Benz, del 5,6% di Renault e addirittura di un calo del 4,7% di Stellantis.

Il punto di forza di Byd risiede nella sua integrazione verticale, che le consente di mantenere costi contenuti lungo l’intera catena di approvvigionamento e di offrire prezzi più competitivi rispetto alla concorrenza. I grandi costruttori europei, già fortemente presenti in India, temono ora di essere messi in difficoltà anche su questo fronte qualora Nuova Delhi dovesse rendere meno complesso l’accesso al mercato per Byd, allentando le barriere normative e tariffarie. La pressione competitiva sui costruttori europei potrebbe così intensificarsi in modo significativo, proprio nel momento in cui tra Nuova Delhi e Bruxelles è nato un patto commerciale di ampio respiro.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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