Scottato dalla mancata qualificazione ai Mondiali, ormai la terza di fila, il calcio italiano è alla ricerca della sua ricetta anti-crisi. In attesa dell’elezione del nuovo presidente della Figc, i club di Serie A hanno indicato al governo 29 punti chiave su cui lavorare per ripartire e rimettere in piedi il sistema. Tra questi spicca la richiesta di cancellazione del divieto di pubblicità sulle scommesse sportive, da tempo un cavallo di battaglia del presidente del Torino Urbano Cairo.
Le sponsorizzazioni legate al betting sono state abolite nel 2018 dal Decreto dignità, promosso dal primo governo Conte per contrastare il precariato, la delocalizzazione e la ludopatia. Da allora nel calcio italiano ogni partnership con aziende di scommesse è vietata per non incentivare, anche indirettamente, alla pratica del gioco d’azzardo, anche se il divieto viene comunque costantemente aggirato. Ora la modifica della legge 96/2018 è tornata in vetta all’elenco delle riforme domandate alla rinnovata presidenza della Federcalcio.
In questo articolo:
- Il giro d’affari del betting sportivo: un’industri in crescita
- Il calcio italiano chiede una quota sui ricavi dalle scommesse sportive
- Come viene aggirato oggi il Decreto dignità
- Abodi come Gravina: via il divieto di pubblicità sul betting
Il giro d’affari del betting sportivo: un’industria in crescita
Il Decreto dignità vieta “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e i canali informatici, digitali e telematici, compresi i social media”.
Nel programma della Lega Serie A per rimettere in carreggiata il calcio italiano, i soldi delle scommesse sono considerati centrali. Il settore ha un valore stimato oltre i 536 miliardi di dollari a livello mondiale e un tasso di crescita superiore al 10% annuo. In Italia il betting produce un notevole giro d’affari e questi numeri fanno gola ai club. Nel 2024, la raccolta da scommesse sportive ha generato 22,8 miliardi di euro: di questi, 16,1 miliardi arrivano dal calcio.
Lo studio Scommesse, sport e media dell’Eurispes ha evidenziato che il mercato del gioco in Italia è uno dei più grandi in Europa. Il calcio è lo sport sul quale si scommette di più (il 75% di tutte le puntate), seguito da basket (10%) e tennis (7%). Secondo il ReportCalcio 2025 della Figc, nel 2024 le scommesse sportive hanno prodotto un gettito erariale di 401,6 milioni di euro.
Il calcio italiano chiede una quota sui ricavi dalle scommesse sportive
Per risollevare le sorti del calcio italiano, la Lega chiede di aprire al mondo del betting e alle pubblicità con le agenzie di scommesse, adeguandosi a quanto succede negli Stati Uniti e nel resto dell’Europa. La richiesta fatta al governo è quella di introdurre una percentuale destinata al calcio sui ricavi derivati dalle scommesse sulle partite di Serie A: la quota prevista è quella dell’1%. Con una fetta dell’1% su 16,1 miliardi, il sistema calcio italiano si ritroverebbe un introito di 161 milioni.
Nelle previsioni, questi fondi andranno a finanziare la costruzione di nuovi stadi o la ristrutturazione dei vecchi impianti (specie in vista degli Europei 2032, che l’Italia è chiamata a co-organizzare insieme alla Turchia) e a sostenere i vivai e i settori giovanili. In parallelo, il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi ha proposto iter burocratici agevolati e un tax credit per finanziare gli investimenti su Under 23 italiani e infrastrutture.
Vietate dal 2018, le pubblicità di siti di scommesse sulle maglie delle squadre, sui cartelloni negli stadi, sui giornali e in televisione fanno gola agli operatori del settore, sia le società di betting che quelle sportive. Secondo le stime, la quota delle sponsorizzazioni possibili in Serie A supera i 100 milioni di euro all’anno. Nel resto dell’Europa, il 15% degli sponsor di maglia dei primi dieci campionati europei sono agenzie di scommesse.
Come viene aggirato oggi il Decreto dignità
Se i club di calcio, le televisioni, i giornali e i siti web perdono in sponsorizzazioni dirette e inserzioni pubblicitarie, le società di betting hanno trovato diversi modi per eludere la normativa vigente. I marchi che campeggiano sulle maglie delle squadre e i nomi che si leggono sui cartelloni pubblicitari negli stadi riguardano siti che formalmente danno soltanto notizie e aggiornamenti sui risultati, ma che nel nome contengono un riferimento esplicito ad agenzie di scommesse. È il caso di Eurobet.live e Betsson.sport, shirt partner di Roma e Inter che richiamano alla piattaforma Eurobet e al gruppo Betsson.
Allo stesso modo, i contenuti televisivi in cui si confrontano le quote delle partite proposte dalle varie agenzie di scommesse sono ammissibili perché l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, non li considera pubblicità, ma segmenti in cui vengono date semplici informazioni al pubblico. Queste comunicazioni vengono considerate “informative e descrittive dell’offerta legale” perché hanno una funzione neutrale e sono “prive di call to action promozionali o incentivi”.
Abodi come Gravina: via il divieto di pubblicità sul betting
“Una parte delle scommesse deve essere riconosciuta agli organizzatori – ha dichiarato il ministro per lo Sport Andrea Abodi in audizione alla settima Commissione del Senato –. È un tema ineludibile, di cui ne parlo da molti anni. Il diritto alla scommessa è anche il riconoscimento per l’organizzatore dell’evento, qualunque sia lo sport, di non essere escluso dalla catena del valore. Il calcio è il maggior contribuente e la Serie A pesa per il 19%, dai dati ricevute dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Anche questo è fattore sperequativo”.
Il ministro ha fatto presente in audizione al Senato che all’estero il betting è “un veicolo di promozione dello sport”. “Negli altri paesi la scommessa è un fattore di promozione della competizione – ha spiegato Abodi –. Per quanto si stia ragionando su una limitazione della pubblicità, tutti si stanno orientando sul riconoscimento della compartecipazione al valore raccolto dagli organizzatori dell’evento. Le scommesse illegali vanno combattute, così come si deve limitare il fenomeno della ludopatia, per questo bisogna lavorare sulla tracciabilità delle scommesse e recuperare quote di mercato illegale”.
In questo approccio, Abodi concorda con Gabriele Gravina, il presidente dimissionario della Figc. Nella relazione sullo stato di salute del calcio italiano, pubblicata sul sito della Federazione prima di rassegnare le sue dimissioni, Gravina ha inserito tra le proposte per rilanciare il sistema calcio italiano il “diritto alla scommessa (percentuale di gettito o vincite sul calcio da devolvere al calcio stesso, per valorizzare giovani e impianti)” e l’“abolizione del divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per gli operatori delle scommesse”, una misura che “è risultata affatto efficace per il contenimento dei fenomeni di ludopatia a fronte, invece, di una riduzione delle entrate per le società sportive che ha penalizzato il sistema calcio italiano rispetto al contesto europeo”.









