Il gruppo Caltagirone potrebbe salire al 9,9% del capitale di Anima Holding. A rivelarlo sono alcune indiscrezioni giornalistiche, secondo cui l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone sarebbe pronto a fare un ulteriore passo, dopo che nei giorni scorsi ha aumentato il suo pacchetto azionario nell’asset manager dal 3,2% al 5,3%.
Il 9,9% è appena sotto la soglia che richiede l’autorizzazione della Banca centrale europea per operare ulteriori aumenti e impone comunicazioni obbligatorie delle operazioni sulle azioni alla Consob. Ormai ogni giorno, nel mondo finanziario e bancario italiano, si registrano notizie e movimenti importanti a conferma del clima rovente di questo periodo. In palio c’è una posta più ampia: gli assetti e gli equilibri del sistema bancario italiano.
Caltagirone sta esercitando un ruolo chiave perché Anima Holding è nel mirino di Banco BPM, che ha lanciato lo scorso mese un’offerta pubblica di acquisto per tutte le azioni del gestore patrimoniale. Ma la banca di Piazza Meda deve difendersi dall’assalto di Unicredit, che a sua volta ha provato a convincere, senza esito, il consiglio di amministrazione di Banco BPM ad avallare un’offerta pubblica di scambio.
Caltagirone sale in Anima Holding, mentre Unicredit e Crédit Agricole sono in trattative
Mentre Caltagirone agita le acque del risiko bancario facendosi largo in Anima Holding, Unicredit continua la sua rincorsa per fare proprio il Banco BPM. Venerdì, la seconda azienda di credito italiana depositerà il prospetto alla Consob che dovrebbe contenere, tra l’altro, la quota di adesione all’offerta per la validità dell’OPS, almeno il 50% più un’azione. Solitamente la soglia è del 66,67%, di modo che l’acquirente possa avere poteri decisionali anche per gli atti di straordinaria amministrazione. Intanto Unicredit potrebbe fare i conti anche con l’Antitrust, che potrebbe chiedere la cessione di alcuni sportelli bancari per autorizzare la fusione con Banco BPM.
Questo è un aspetto che potrebbe rientrare nella partita che vede coinvolta Crédit Agricole, proprietaria del 9,9% – 15,1% con i derivati – dell’Banco BPM e che ha chiesto l’autorizzazione alla BCE per salire al 19,9%. La banca francese a questo punto valuterebbe le filiali in eccesso nella trattativa con Unicredit sul dossier. In questo però dovrebbe mettersi in competizione con altre banche nazionali che avrebbero dato già manifestazioni di interesse, come Banca Popolare di Sondrio, Credem, Iccrea, Banco Desio, Sparkasse, Banca Sella e Banca agricola popolare di Sicilia (Baps).
Nel frattempo, un primo incontro tra Unicredit e Crédit Agricole sembra abbia dato una fumata nera, secondo alcune indiscrezioni. Prima di fine anno dovrebbe tenersi un meeting al vertice tra gli amministratori delegati delle due banche, Andrea Orcel e Philippe Brassac, i quali in questi giorni hanno mandato i loro manager di fiducia a testare il terreno. Dall’approccio però non sono emersi segnali positivi. Gae Aulenti avrebbe rifiutato le richieste di Crédit Agricole per agevolare il percorso di acquisizione di Banco BPM.
I temi sul tavolo sono diversi e verranno presumibilmente scandagliati nel corso dell’incontro tra i due amministratori delegati. Una delle questioni è la partnership tra Unicredit e Amundi, il gestore patrimoniale più grande d’Europa controllato da Crédit Agricole. L’accordo di distribuzione dei fondi Amundi attraverso la rete bancaria Unicredit terminerà nel 2027, ma Montrouge vorrebbe prolungarlo per altri 10 anni. In ballo c’è anche Vera Assicurazioni, la joint venture assicurativa danni tra la banca francese – che ha una partecipazione del 65% – e Banco BPM. Inoltre, sarà discussa la questione su Agos Ducato, la società di credito al consumo dove Crédit Agricole ha una quota del 61% e Banco BPM del 39%.
Insomma, l’istituto finanziario guidato da Brassac avrebbe alzato negli ultimi giorni la partecipazione in Banco BPM per avere maggiore potere contrattuale nella trattativa con Unicredit e non per ambizioni di scalata. Tutto in un’ottica di salvaguardare e migliorare la sua presenza strategica in Italia in ogni settore di attività. “La partecipazione in Banco BPM è la principale merce di scambio per proteggere o addirittura migliorare l’accordo di distribuzione di Amundi con Unicredit”, ha scritto in una nota Delphine Lee, analista di JPMorgan Chase. “Anche le partnership nel settore del credito al consumo e delle assicurazioni con Banco BPM contano, ma rappresentano una quota minore dei guadagni di Crédit Agricole in Italia”.









