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Cambiamento climatico: Brasile lancia mercato regolamentato del carbonio

Cambiamento climatico: il Brasile lancia un mercato regolamentato del carbonio

Il Brasile lancia la sfida al cambiamento climatico attraverso una regolamentazione del mercato del carbonio. Secondo un disegno di legge avanzato dai parlamentari di Brasilia, verrebbe istituito un sistema per ridurre o rimuovere le emissioni di sostanze nocive dall’atmosfera per mezzo dei permessi negoziabili delle aziende. In sostanza, tutti quei progetti che combattono le emissioni di gas serra produrranno una sorta di crediti verdi o compensazioni che possono essere venduti alle aziende se queste sono indietro con le leggi statali sull’inquinamento atmosferico.

Insomma, le società industriali non hanno molta scelta: o si adeguano agli obiettivi climatici o spendono denaro per comprare i permessi. Le norme previste imporranno obblighi di comunicazione alle imprese o agli impianti che emettono più di 10 mila tonnellate di CO₂ equivalente all’anno. Quelli con emissioni superiori a 25 mila tonnellate saranno soggetti a obblighi di conformità. Il disegno di legge dovrà seguire un iter normativo, con l’approvazione della Camera bassa e del Senato in prima e seconda seduta e la firma finale del presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

 

Cambiamento climatico: il problema dell’agricoltura

Il progetto del Brasile sul cambiamento climatico rientra nella strategia verde di Lula sin da quando ha preso il potere rimpiazzando il leader di destra Jair Bolsonaro. Il problema è serio perché il Brasile è il settimo più grande emettitore di carbonio al mondo. Tuttavia, ancora ci sono degli aspetti che non soddisfano gli ambientalisti. La bozza ad esempio mette da parte l’allevamento e l’agricoltura primaria, che insieme risultano tra le fonti più inquinanti del Paese. Secondo una relazione della Camera dei deputati, circa il 25% delle emissioni totali proviene da questi due segmenti dell’economia brasiliana. A contribuire all’inquinamento sarebbero il disboscamento, il metano del bestiame e alcuni fertilizzanti come l’azoto, a giudizio degli scienziati. I dati del Climate Watch per il 2020 riportano che circa il 50% delle emissioni di CO₂ del Brasile proviene dalla deforestazione, alcune delle quali sono effettuate per scopi agricoli e molte di esse sono illegali.

Quindi escludere l’agricoltura è di per sé una forte limitazione all’impatto ambientale del provvedimento. “Se non includiamo l’agricoltura, creeremo un mercato debole che si occupa di una porzione molto piccola di emissioni”, ha affermato Tasso Azevedo, coordinatore dell’organizzazione no-profit MapBiomas. L’esclusione è stata giustificata dalle difficoltà a misurare le emissioni agricole, ma gli ambientalisti hanno replicato che nessun altro mercato del carbonio esenta le principali fonti di gas serra. “Stiamo escludendo una grossa fetta di emissioni che potrebbero essere ridotte”, ha detto Bruna Araujo della società di consulenza sulla sostenibilità WayCarbon. “C’è anche la questione di una metodologia adeguata a misurare le emissioni dell’agroalimentare”.

 

Gli obiettivi del Brasile

L’obiettivo del governo di Lula non è solo quello di fissare delle regole che stimolino l’innovazione pulita, ma anche di attirare gli investimenti stranieri. Secondo le stime della Camera di Commercio Internazionale in Brasile, in uno scenario ottimistico, nel Paese potrebbero entrare 120 miliardi di dollari entro il 2030 dalla regolamentazione dei mercati del carbonio. “Il Brasile ha il potenziale per essere uno dei più importanti mercati nazionali del carbonio al mondo e, se riesce a sviluppare un sistema efficiente con un’elevata integrità, potrebbe creare un nuovo slancio per i mercati nel sud del mondo, coinvolgendo altri Paesi come Indonesia e India”, ha dichiarato Pedro Venzon, consulente politico presso l’International Emissions Trading Association con sede a Ginevra.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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