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Carl Icahn: report di Hindenburg affonda il suo impero finanziario

Carl Icahn: un rapporto di Hindenburg affonda il suo impero finanziario

L’impero finanziario di Carl Icahn è stato colpito da un rapporto di Hindenburg Research, che ha affondato del 20% le azioni delle società dell’imprenditore statunitense. Con questo ennesimo crollo, il patrimonio netto di Icahn si è ridotto di 2,9 miliardi di dollari, attestandosi a una cifra di 14,7 miliardi di dollari, secondo le stime di Forbes.

Hindenburg ha lanciato accuse ben precise a Icahn Enterprises LP (IEP), rea secondo gli analisti di “sopravvalutare le sue partecipazioni” e di aver creato una struttura “simile a uno schema Ponzi per pagare i dividendi”. Il magnate americano, che detiene una quota dell’85% di IEP, si è difeso accusando Hindenburg di voler generare profitti a spese degli azionisti della società con il suo rapporto. “Rimaniamo fedeli alle nostre rivelazioni pubbliche e crediamo che le prestazioni di IEP parleranno da sole a lungo termine come sempre”, ha dichiarato Icahn.

 

Carl Icahn: tutte le accuse di Hindenburg nel dettaglio

Scendendo nel dettaglio del rapporto, Hindenburg ha riferito che le varie unità di IEP sono valutate per oltre il 75% del loro valore reale e che la società scambia a un premio del 218% sull’ultimo valore patrimoniale netto (NAV), misura importante nella valutazione di mercato di un’azienda. Un premio che risulta molto più alto rispetto a quello di peer come Third Point Investors di Dan Loeb e Pershing Square Holdings di Bill Ackman.

Il rapporto riporta alcuni esempi di sopravvalutazione delle partecipazioni, come la quota del 90% in Viskase Companies, società che si occupa del confezionamento della carne. In tal caso, la partecipazione è stata messa in bilancio a 243 milioni di dollari alla fine del 2022, quando in realtà, in base al valore di scambio delle azioni, risultava di appena 89 milioni di dollari. IEP in un deposito aveva affermato che il surplus di valutazione era da attribuire a “comparabili di mercato a causa della mancanza di volume di scambi materiali”.

Feroci critiche arrivano anche in relazione al dividendo, che rende il 15,8% ed è di gran lunga più alto di qualsiasi società americana a grande capitalizzazione. Per Hindenburg, Icahn sta cercando di gonfiare la cedola pagandola con azioni di nuova emissione, creando in questo modo una sorta di schema Ponzi. “Icahn ha utilizzato denaro preso da nuovi investitori per pagare dividendi ai vecchi investitori”, ha scritto Hindenburg. Infine, lo short seller ha attaccato la relazione tra Icahn e la banca d’investimento Jefferies, contestando il fatto che quest’ultima abbia assunto nella sua ricerca azionaria che i dividendi di Icahn saranno pagati anche nello scenario peggiore, mentre nel contempo trae profitto dalle vendite di azioni di IEP.

 

Una storia che si ripete

Hindenburg non è nuovo a questi colpi sensazionalistici. A gennaio 2023 ha rilasciato un rapporto di 100 pagine in cui metteva sotto accusa l’imprenditore indiano Gautam Adani per manipolazione azionaria e frodi contabili risalenti a decenni prima. Quanto è bastato per polverizzare il valore delle azioni del gruppo Adani, che ha perso in pochi giorni oltre 100 miliardi di dollari di capitalizzazione.

La storia si è ripetuta il mese scorso, quando vittima della scure della società fondata da Nathan Anderson è stata Block Inc. di Jack Dorsey. Nell’occasione, è finita nel mirino l’attività dell’azienda tecnologica, considerata da Hindenburg non come luogo di innovazione, ma come centro per facilitare le frodi contro i consumatori e il governo, evitare la regolamentazione, mascherare prestiti e commissioni e fuorviare gli investitori. Il crollo in Borsa dirompente delle azioni Block ne è stata una diretta conseguenza.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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