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Chip: ecco perché le aziende USA non possono rinunciare alla Cina

Chip: ecco perché le aziende USA non possono rinunciare alla Cina

I produttori americani di chip non possono fare a meno dalla Cina. Dai dati di S&P Global risulta che le entrate generate nel territorio della seconda superpotenza economica mondiale sono ancora maggiori di quelle ottenute negli Stati Uniti, nonostante le restrizioni attuate in questi ultimi anni dal Dipartimento del commercio USA. Il Dragone è il più grande consumatore di semiconduttori al mondo con una quota di quasi il 50% (dati Omdia) e le aziende americane – leader tecnologici soprattutto sui chip legati all’intelligenza artificiale – hanno sfruttato questa enorme domanda.

La limitazione generata dalle strette USA riguarda più che altro l’esportazione in Cina dei prodotti di fascia alta, ma per il momento non include tutti gli altri. Di conseguenza, colossi come Nvidia hanno progettato chip su misura per Pechino, compensando in parte la perdita. Ormai i chip vengono utilizzati in tutti i settori attinenti alla tecnologia: dai veicoli elettrici ai PC, agli smartphone e a una miriade di dispositivi digitali.

 

Chip: il rischio per le aziende USA

Il punto ora è fino a quando le aziende americane potranno beneficiare del mercato cinese e conservare la loro quota di mercato. La scorsa estate aziende come Nvidia, Intel e Qualcomm hanno esercitato pressioni sul governo americano affinché allentasse la repressione sulla Cina nell’ambito dello scontro tecnologico tra Washington e Pechino. Secondo le società, l’escalation delle tensioni, con un botta e risposta tra i due Paesi a suon di restrizioni, rischierebbe di danneggiare pesantemente i conti aziendali attraverso un calo del fatturato e degli utili.

Tuttavia, l’amministrazione USA non sembra intenzionata a mollare la presa e anzi sta monitorando la situazione in attesa di preparare un’altra carrellata di divieti giustificandoli con la sicurezza del Paese. La Cina nel frattempo si sta attrezzando, con la distribuzione di miliardi a pioggia alle sue aziende nazionali per aumentare la produzione di chip nella rincorsa dell’autosufficienza. Società come Huawei stanno crescendo a vista d’occhio e finora hanno tamponato il deficit americano attirando colossi come Alibaba e Tencent nella fornitura di semiconduttori di avanguardia.

“Il governo cinese è sempre più concentrato nel convincere le sue aziende ad acquistare chip prodotti localmente” ha affermato Chris Miller, professore associato presso la Fletcher School della Tufts University e autore del libro “Chip War”. Questo significa, a suo avviso, che le aziende straniere, a meno che non abbiano un sostanziale vantaggio tecnologico rispetto ai concorrenti cinesi nazionali, “perderanno quote di mercato in Cina”.

In verità, ancora gran parte della produzione cinese è basata sui chip legacy, ossia prodotti di fascia bassa o che hanno raggiunto uno stadio di maturità, mentre è ancora indietro rispetto a quelli di primissima fascia progettati dai giganti a stelle e strisce come Nvidia o Advanced Micro Devices. Brady Wang, direttore associato di Counterpoint Research, ritiene che Nvidia e Intel abbiano un vantaggio tecnologico di circa 3-5 anni rispetto ai concorrenti cinesi, i quali possono “costruire la loro catena di approvvigionamento locale di GPU per specifici segmenti di mercato, ma la quantità sarà limitata e il costo molto più alto”. Anche Phelix Lee, analista azionario di Morningstar, non si aspetta una revisione della supply shortage, sebbene “le aziende cinese potrebbero innovare i chip legacy”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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