Cina: crollo IPO nel primo trimestre 2022, ecco perché - Borsa e Finanza

Cina: crollo IPO nel primo trimestre 2022, ecco perché

Cina: crollo delle IPO nel primo trimestre 2022, ecco perché

Le IPO in Cina hanno subito un calo significativo nel primo trimestre dell’anno in corso in confronto allo stesso periodo del 2021, in maniera particolare a Hong Kong rispetto alla Cina continentale. Nel complesso la Grande Cina ha visto una diminuzione del 28% delle società che hanno deciso di diventare pubbliche, mentre Hong Kong ha registrato un crollo del 60%.

Lo rileva un rapporto della società di consulenza Ernst&Young, che afferma come l’attività più lenta a Hong Kong si spieghi principalmente con una volatilità di mercato più elevata, il riemergere di qualche focolaio grave del Covid-19 dovuto alla variante Omicron e una diminuzione più pronunciata degli indici del mercato azionario locale. In genere comunque, nonostante sia diminuito il numero di IPO, i proventi delle quotazioni sono lievemente cresciuti rispetto a un anno fa di circa il 2%, pari a poco più di 30 milioni di dollari.

 

Cina: cosa ha tenuto lontani gli investitori dalle IPO

I numeri forniti da Ernst&Young fotografano una situazione dove ancora i mercati sono preoccupati per l’attività repressiva da parte delle Autorità di regolamentazione, che nel corso dell’ultimo anno e mezzo hanno esercitato una pressione mai vista, prendendo di mira soprattutto i titoli tecnologici. Questo non ha incoraggiato molte aziende a voler diventare pubbliche, che sono rimaste in attesa che la situazione si calmasse.

Anche lo scoppio della guerra Russia-Ucraina ha fatto da deterrente, in un clima generale di grande tensione, in cui una maggiore avversione al rischio potrebbe limitare gli acquisti da parte del mercato in una ipotetica IPO.

Qualcosa sembra essere migliorata sotto il profilo regolamentare, con le Autorità di Pechino che recentemente hanno espresso una minore aggressività verso le aziende nazionali, nonché una maggiore partecipazione con i Regolatori americani per evitare il delisting delle società cinesi quotate a Wall Street. Il clima invece è meno distensivo per quanto riguarda il conflitto bellico che si sta consumando nell’Est Europa, dove invece si teme un’escalation e quindi il peggioramento delle condizioni ideali per poter sbarcare in Borsa.

 

IPO: crollo a livello globale, ecco perché

Andando oltre la Cina, la situazione sul versante delle IPO non è stata molto migliore in questo primo trimestre dell’anno in corso. Nel resto dell’Asia-Pacifico, si è avuto un calo del 16%, ma con proventi in aumento del 18%. A livello globale il calo è stato più drastico, con una discesa del 37% e proventi in picchiata del 51% rispetto ai primi 3 mesi del 2021.

Ernst&Young attribuisce tale flessione a vari fattori, tra cui le crescenti tensioni a livello geopolitico, le violente oscillazioni del mercato azionario e la correzione dei prezzi di quei titoli sopravvalutati dalle recenti IPO. A questi sono da aggiungere le preoccupazioni delle aziende per l’aumento dei prezzi delle materie prime e il rincaro energetico, nonché l’impatto dell’inflazione, del potenziale aumento dei tassi d’interesse da parte delle Banche centrali e dei rischi ancora esistenti relativi al Covid-19 che frenano la ripresa economica globale.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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