L’industria lattiero casearia, fondamentale per l’Italia, colpita dai dazi della Cina

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La Cina ha imposto un salasso all’Unione europea, introducendo dazi fino al 42,7% sui prodotti lattiero-caseari. La mossa, scaturita da un’indagine anti-sovvenzione avviata nell’agosto 2024, arriva come risposta alle tariffe imposte dal blocco dei 27 sui veicoli elettrici cinesi di importazione. Il ministero del Commercio cinese ha dichiarato che i latticini provenienti dall’Ue sono avvantaggiati dalle sovvenzioni degli Stati e causano danni materiali all’industria nazionale. Per questo, verranno adottati prelievi che vanno dal 21,9% al 42,7%, a partire dal 23 dicembre, con scadenza per l’imposizione delle misure definitive il 21 febbraio 2026. Nello specifico, una decina di aziende francesi pagheranno il 29,7%, mentre altre 50 provenienti da altri Paesi, tra cui Italia e Germania, saranno soggette a un dazio del 28,6%. Il tasso più alto è riservato a FrieslandCampina, cooperativa lattiero-casearia olandese, oltre ad altre aziende non nominate.

 

In questo articolo:

 

  • Dazi Cina all’Ue: cosa significa per l’Italia
  • Le tariffe Usa

 

Dazi Cina all’Ue: cosa significa per l’Italia

L’Italia è un grande produttore di beni lattiero-caseari e, di conseguenza, è coinvolta nelle misure di Pechino. Le aziende italiane esportano formaggi, latte e derivati in Cina, quindi i dazi finiranno per rendere i prodotti meno competitivi. Questo potrebbe avere ripercussioni anche a livello inflazionistico: le imprese potrebbero ridurre i volumi destinati all’export e riversare parte della produzione sul mercato interno, aumentando l’offerta e creando pressione al ribasso sui prezzi. È possibile, però, che le aziende italiane cerchino nuovi sbocchi commerciali in altri Paesi extra-Ue, con possibili costi logistici e commerciali più elevati.

Le filiere industriali che coinvolgono cooperative e produttori più piccoli, dipendenti dalle esportazioni, potrebbero subire le perdite più significative, mentre le grandi aziende hanno maggiori possibilità di diversificare geograficamente e di assorbire meglio l’impatto. Quando la Cina avviò l’indagine lo scorso anno, alcuni rappresentanti del comparto lattiero-caseario italiano avevano espresso preoccupazioni, come Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, che sottolineò come l’Ue debba tutelare le produzioni locali nel contesto delle tensioni commerciali globali. Un portavoce della Commissione europea oggi ha definito le misure “ingiustificate”, imputando alla Cina l’aver avanzato “accuse discutibili e prove insufficienti” per l’applicazione dei dazi. “Stiamo facendo tutto il necessario per proteggere agricoltori ed esportatori dalle azioni ingiuste della Cina”, ha aggiunto.

 

Le tariffe Usa

Il settore lattiero-caseario europeo è stato già colpito dai dazi Usa quest’anno, sebbene alla fine sia stato trovato un accordo tra le due sponde dell’Atlantico per tariffe nell’ordine del 15%. L’Italia è stata molto danneggiata, perché gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali sbocchi per le sue esportazioni. La Confcommercio ha stimato un danno tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, aggravato dall’indebolimento del dollaro, che rende ancora meno competitivi i prodotti italiani. Tuttavia, per alcuni beni come Parmigiano Reggiano e Grana Padano esistevano già tariffe del 15%, quindi l’impatto finale è pressoché nullo.

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Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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