Cina: ecco i dettagli del piano di stimoli fiscali da $ 1.400 miliardi

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La Cina ha finalmente svelato i dettagli dell’imponente piano fiscale da 10.000 miliardi di yuan, pari a 1.400 miliardi di dollari, annunciato il mese scorso per rilanciare la crescita nel Paese. La montagna di denaro servirà a rifinanziare il cosiddetto “debito nascosto” dei governi locali. In sostanza, questi agiscono tramite i Local Government Financial Vehicles (LGFV), veicoli finanziari che prendono a prestito denaro per investirlo nelle infrastrutture della nazione. Gli LGFV hanno accumulato una quantità enorme di debiti a causa della crisi immobiliare che ha lasciato invenduti gli immobili su cui i veicoli avevano investito. Il piano del governo mira a coprire tale debito evitando un rifinanziamento nel mercato a tassi salati.

Il ministro delle Finanze, Lan Fo’an, ha riferito che il debito nascosto ammonta a 14.000 miliardi di yuan, di molto inferiore alle stime del Fondo monetario internazionale di 60.000 miliardi di yuan fatte a fine 2023. Ora i governi locali emetteranno 6.000 miliardi di yuan di obbligazioni speciali aggiuntive in tre anni per coprire il debito nascosto, mentre le regioni potranno attingere ad altri 4.000 miliardi di yuan in una quota speciale di obbligazioni locali da approvare nell’arco di cinque anni. Lan ha stimato che il pacchetto potrebbe far risparmiare circa 600 miliardi di yuan in pagamenti di interessi nel prossimo quinquennio. Tale cifra verrebbe utilizzata per aumentare gli investimenti e rilanciare i consumi. Tra l’altro, altri 2.000 miliardi di yuan di debito nascosto relativi alla riqualificazione di immobili fatiscenti avranno scadenza a partire dal 2029, il che alleggerisce la pressione sui governi locali.

 

Cina: altre misure in arrivo se Trump aumenta i dazi

Le misure del governo potrebbero ampliarsi, hanno riferito le autorità, in attesa dell’insediamento alla Casa Bianca, a gennaio 2025, del neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il leader repubblicano ha minacciato di imporre dazi del 60% a tutte le importazioni di merci che arrivano dalla Cina. Ciò sarebbe un colpo tremendo per un Paese le cui esportazioni quest’anno sono state uno dei pochi aspetti positivi dell’economia. Per questo le istituzioni di Pechino preferiscono temporeggiare per di verificare se Trump darà o meno seguito alle sue promesse. Nello scenario peggiore potrebbero irrobustire le misure di stimolo ed evitare il tracollo economico.

“I responsabili politici probabilmente non hanno visto la necessità di una risposta robusta alla vittoria di Trump prima che entri in carica, data la reazione post-elettorale del mercato relativamente contenuta”, ha detto Duncan Wrigley, capo economista cinese di Pantheon Macroeconomics. “L’anno prossimo è una questione diversa, ma i funzionari la prenderanno come viene”. Secondo Xiaojia Zhi, responsabile della ricerca presso Credit Agricole CIB, la Cina “potrebbe ancora svelare un pacchetto fiscale significativo nel breve termine. Nei prossimi tre anni è possibile una spesa aggiuntiva da 12.000 a 13.000 miliardi di yuan, per compensare l’impatto degli aggressivi aumenti dei dazi statunitensi”. L’appuntamento ora è al prossimo mese, quando ci sarà la Central economic work conference, la riunione annuale che definisce l’agenda economica del governo cinese. Per quel tempo risulterà un po’ più chiaro quali saranno le reali intenzioni di Trump sui dazi.

 

Le opinioni degli analisti

Gli analisti sono divisi sull’efficacia delle misure della Cina svelate dal governo. Gli economisti di Morgan Stanley ritengono che tagliare il debito nascosto accumulato dai governi locali sia stato un “passo critico per rompere la spirale deflazionistica e stimolare la domanda”. Altri ritengono che i provvedimenti non siano sufficienti. “Dal punto di vista della gestione fiscale, questa è la cosa giusta da fare”, ha detto Raymond Yeung, capo economista per la Grande Cina presso l’Australia & New Zealand Banking Group Ltd. “Tuttavia, il problema dello slancio di crescita dell’economia non è affrontato in modo significativo”. Anche gli economisti di Bloomberg Chang Shu ed Eric Zhu sono perplessi. “La risoluzione del debito locale è un aspetto critico del sostegno politico. Ma è solo una parte di una spinta più ampia necessaria per rilanciare l’economia. Con questo pacchetto, i funzionari locali potrebbero essere in grado di iniziare a recuperare il ritardo sulla spesa stanziata nel bilancio di quest’anno. Per stimolare la crescita in modo più sostenibile, è probabile che emergano altri aspetti importanti, in particolare misure fiscali più specifiche per sostenere la domanda”, hanno scritto.

Alcuni analisti sono preoccupati per gli effetti che il piano di stimolo fiscale produrrà sulle mega banche cinesi in termini di margine di interesse netto. Secondo quanto riportato dalla società di ricerca finanziaria CreditSights, questo indicatore chiave della redditività bancaria è diminuito in media di circa 20 punti base nei primi nove mesi del 2024 rispetto a un anno fa nei principali quattro istituti di credito del Paese (ICBC, China Construction Bank, Bank of China e Agricultural Bank of China). “Prevediamo che il margine netto di interesse vedrà una piccola contrazione nel quarto trimestre 2024 e un calo maggiore nel primo trimestre del 2025”, ha affermato Karen Wu, analista di CreditSights.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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