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Cina: per Ray Dalio a rischio decennio perduto

Cina: Ray Dalio, o taglierà il debito o sarà un decennio perduto

Se la Cina non taglierà il suo debito e allenterà la sua politica monetaria, andrà incontro a un decennio perduto, secondo Ray Dalio. Il fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates ritiene che la strada prioritaria per Pechino sia quella della gestione del debito in un contesto in cui, come ha avvertito il presidente cinese Xi Jinping, ci saranno cambiamenti mai visti in 100 anni. “Quando c’è un sacco di debito e grandi divari di ricchezza nello stesso momento in cui esistono grandi conflitti di potere nazionali e internazionali, e/o grandi cambiamenti dirompenti nella natura e nella tecnologia, c’è una maggiore probabilità di una ‘grande tempesta di 100 anni'”, ha scritto su Linkedin.

Il modo migliore per gestire il debito, osserva Dalio, è quello di progettare una riduzione dell’indebitamento e allentare nel contempo la politica monetaria. Tuttavia, il guru della finanza riconosce che tutto ciò porterebbe a grandi cambiamenti nei livelli di ricchezza, per cui si tratterebbe di una “mossa difficile e politicamente pericolosa”. Ray Dalio osserva anche che La Cina sta avendo difficoltà a ottenere investimenti, perché le tensioni con gli Stati Uniti mettono in fuga gli investitori stranieri per “paura di essere discriminati”. L’investitore miliardario ha lanciato anche un messaggio inquietante, sostenendo la possibilità di una guerra nei prossimi 10 anni “senza una riconciliazione degli scontri economici e culturali”.

 

Le opinioni di Ray Dalio arrivano mentre la Cina prova a rialzarsi

I commenti di Ray Dalio arrivano mentre la Cina si sta gradualmente riprendendo da un biennio 2022-2023 da incubo, caratterizzato dalle chiusure Covid-19 e da una delle peggiori crescite economiche degli ultimi decenni. Oggi il presidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, Zhao Leji, ha affermato che Pechino punta e essere una forza trainante per la ripresa mondiale nel 2024, aprendo agli investitori stranieri e promuovendo una crescita di alta qualità grazie all’innovazione tecnologica. Zhao prevede che nei prossimi cinque anni le esportazioni cinesi supereranno quota 32.000 miliardi di dollari e ha apprezzato la politica di stimolo da parte del governo per sostenere la crescita economica e raggiungere l’obiettivo del 5% del PIL per il 2024. Tutto questo “ha trasmesso fiducia nel fatto che l’economia del Paese continuerà a rimbalzare e migliorare a lungo termine”, ha dichiarato.

 

Economia cinese: alcuni numeri incoraggianti

Con il primo trimestre che giunge al termine, l’economia cinese intanto mostra segnali chiari di miglioramento. I dati riguardo le vendite al dettaglio, la produzione industriale e gli investimenti in immobilizzazioni sono in crescita. La spesa al dettaglio è aumentata in tutti i settori, tranne in quelli dei beni di lusso. Il settore manifatturiero ha registrato un incremento della produzione e degli ordini interni a partire da febbraio, anche se gli ordini di esportazione sono diminuiti. Gli investimenti in infrastrutture sono cresciuti del 6,3% nei primi mesi dell’anno in corso.

Dal sondaggio pubblicato dal China Beige Book, che ha intervistato 1.436 aziende tra il 1° e il 23 marzo, suddivise tra statali e non statali, è emerso come nel mese di marzo ci sia stato un notevole salto di qualità. “I dati di marzo del China Beige Book mostrano che l’economia è pronta per una forte fine del primo trimestre. La crescita dei ricavi ha accelerato il mese scorso, mentre l’aumento dei prezzi ha aumentato i margini”, si legge nel rapporto. Nel contempo sta crescendo l’occupazione a vista d’occhio in ogni settore, eccezion fatta per quello dei servizi. “Le assunzioni hanno registrato il più lungo periodo di miglioramento dalla fine del 2020”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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