Per la prima volta, due metalli industriali strategici non saranno più ancorati esclusivamente ai benchmark internazionali in dollari. Con il lancio dei future e delle opzioni su platino e palladio alla Guangzhou Futures Exchange, la Cina apre un fronte nuovo nel mercato delle materie prime, introducendo un sistema di pricing alternativo e riportando la formazione dei prezzi dentro il proprio mercato, oggi il principale polo di consumo mondiale.
In questo articolo:
- Un nuovo polo per il pricing globale
- L’alternativa al dollaro prende forma
- Platino e palladio, volatilità in aumento
- Materie prime, una nuova fase?
Un nuovo polo per il pricing globale
Dal 27 novembre il listino di Guangzhou avvierà le negoziazioni sui primi future in yuan con scadenze fino al 2026, mentre il giorno successivo partiranno le opzioni. La China Securities Regulatory Commission ha dato l’approvazione formale nelle scorse settimane, completando il percorso verso la creazione di un benchmark cinese per i metalli del gruppo del platino. La Guangzhou Futures Exchange, istituita nel 2021 e specializzata in prodotti della transizione energetica, ha già lanciato derivati su silicio industriale, carbonato di litio e polisilicio. Ora il salto di qualità: entrare nel cuore del mercato dei metalli industriali, dove finora la Cina era stata solo prezzo-accettante.
L’alternativa al dollaro prende forma
Sebbene Pechino sia il primo consumatore mondiale con circa il 30% della domanda globale di platino e il 20% di quella di palladio, resta dipendente dalle importazioni e priva di un proprio riferimento domestico per il prezzo. Finora ha dovuto allinearsi alle quotazioni estere in dollari. Ora però qualcosa è destinato a cambiare.
“Poiché i contratti della Borsa di Guangzhou saranno denominati in yuan, rifletteranno maggiormente i fondamentali nazionali”, sottolinea Weibin Deng, responsabile Asia-Pacifico del World Platinum Investment Council. Una mossa che si traduce nell’incorporare dinamiche interne, come la domanda industriale, cicli di produzione, obiettivi climatici, politiche per l’auto che i benchmark internazionali faticano a cogliere. È un passaggio rilevante in un mercato già sotto pressione: da inizio anno, infatti, i prezzi spot del platino sono saliti del 68,6% e quelli del palladio del 56,5%, sospinti da scarsità di offerta e riallocazione degli investimenti dopo la corsa di oro e argento.
Platino e palladio, volatilità in aumento
Gli analisti prevedono che la tensione resterà elevata. Le proiezioni di Standard Chartered, riportate da Reuters, stimano per il 2026 prezzi medi attorno a 1.550 dollari l’oncia per il platino e 1.262 dollari per il palladio, contro valori attuali nettamente inferiori. La domanda industriale resta centrale, soprattutto per catalizzatori e industria chimica, ma l’offerta globale continua a essere fragile. Le difficoltà operative e chiusure di siti in Sudafrica, incertezze sugli export russi e una transizione automobilistica non lineare stanno alterando gli equilibri. In questo contesto, gli strumenti in yuan possono diventare una valvola di sfogo per gli operatori asiatici, che potranno coprirsi dalla volatilità attraverso un mercato che segue più da vicino i loro flussi di domanda.
Materie prime, una nuova fase?
Il passo di Pechino va letto anche dentro una strategia più ampia: costruire una filiera di mercati finanziari capaci di ridurre la dipendenza dai benchmark occidentali. È quanto già avvenuto su terre rare, silicio, litio e batterie, dove la Cina controlla quote dominanti della produzione o della raffinazione. Ma la novità solleva interrogativi sul piano internazionale. Un mercato in cui regolatori, industria e Stato si muovono in modo coordinato può stabilizzare la volatilità, ma può anche generare nuove distorsioni. Il precedente delle terre rare con prezzi compressi durante i cicli di eccesso e gonfiati nei momenti di stretta resta un monito evidente. Inoltre, un pricing alternativo in yuan riduce progressivamente l’egemonia del dollaro nella formazione delle materie prime critiche, con implicazioni per investitori, minerarie e produttori downstream.
Il dollaro resta centrale, ma non più indiscusso: l’ingresso della Cina nella price discovery di platino e palladio segna l’avvio di una fase nuova, in cui il baricentro dei mercati potrebbe spostarsi sempre più anche verso est.









