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Compagnie petrolifere USA: in arrivo tassa da 25 miliardi di dollari

Compagnie petrolifere USA: in arrivo tassa da 25 miliardi di dollari

Dal Congresso USA arrivano brutte notizie per le compagnie petrolifere, che potrebbero quantomeno smorzare lo stato di grazia che quest’anno le società hanno vissuto grazie al rally dei prezzi del greggio. La Commissione Finanze al Senato, infatti, nell’Inflation Reduction Act presentato dei senatori Joe Munchin e Chuck Schumer, ha proposto di riattivare una tassa sul petrolio di 16,4 centesimi al gallone a partire da gennaio 2023. La tassa è chiamata Hazardous Substance Superfund Financing Rate, o Superfund Tax, e potrebbe costare alle compagnie petrolifere qualcosa come 25 miliardi di dollari nel complesso. Inevitabilmente, ieri la reazione delle azioni energetiche alla Borsa di New York è stata negativa, con Chevron che ha perso il 2,5%, Exxon Mobil il 2,6%, ConocoPhillips il 3,4% mentre le ADR di Shell sono arretrate dell’1,5%. Una flessione su cui ha impattato negativamente anche l’andamento dei prezzi del petrolio, con Brent e WTI scivolati entrambi sotto i 100 dollari al barile.

 

Compagnie petrolifere: priorità alla transizione energetica

L’Inflation Reduction Act si presenta come una sorta di versione ridotta del Build Back Better ed è stata messa in piedi con lo scopo di rivitalizzare il pacchetto da 2.000 miliardi di dollari del Presidente Joe Biden. In questo caso le cifre sono di tutt’altra portata, in quanto si parla di 739 miliardi di dollari. Di questi, ben 369 miliardi sono destinati a forme d’investimento per favorire la transizione energetica. Ad esempio vi sono sussidi fiscali per gli impianti energetici tradizionali che catturano le emissioni di carbonio nei progetti industriali.

Ovviamente ancora si è nell’ambito delle proposte, poi vi saranno gli aggiustamenti, le discussioni in aula e tutto l’iter parlamentare delle approvazioni prima della firma del Presidente alla Casa Bianca. Questo inevitabilmente porterà a dei numeri che alla fine del processo saranno diversi rispetto a quelli enunciati adesso, ma ciò non toglie che gli sforzi a livello istituzionale per favorire il passaggio a un’energia più pulita siano lapalissiani.

Tra l’altro, le compagnie petrolifere quest’anno sono quelle che hanno realizzato le migliori performance, come dimostrano le trimestrali da record rilasciate in questi giorni. Mentre le altre aziende hanno sofferto terribilmente il cambiamento di politica monetaria della Federal Reserve in versione restrittiva, a partire dalle società tecnologiche.

Da tempo si parla di tassare le major del petrolio, e non solo negli Stati Uniti. In Inghilterra ad esempio si sta seguendo la stessa linea, cercando di colpire i profitti delle grandi aziende del petrolio attraverso una tassa extra per aiutare le famiglie in difficoltà per l’inflazione. Se ora il piano portato avanti dal Congresso USA dovesse avere gli sviluppi sperati, questo potrebbe essere il primo passo importante verso un cambiamento nella direzione green.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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