Si è conclusa a Firenze la quattordicesima edizione di EFPA Italia Meeting, appuntamento annuale organizzato da EFPA Italia dedicato ai professionisti del mondo del risparmio. Già dal titolo si era capito chi sarebbe stato il convitato di pietra della manifestazione: l’intelligenza artificiale. Alla quale si deve contrapporre l’intelligenza “alternativa” dei consulenti finanziari, delineata nei suoi contenuti durante il percorso di conferenze e seminari organizzato da EFPA Italia. Intelligenza “alternativa” che peraltro non esclude ma si avvale delle potenzialità dell’intelligenza artificiale.
L’apertura dei lavori è stata officiata dal presidente di EFPA Italia Marco Deroma che ha sottolineato il crescente impegno nell’Associazione nella formazione dei consulenti finanziari, come mettono in evidenza i dati sulla “tumultuosa” crescita delle certificazioni: nel 2023 – i dati sono aggiornati al 4 ottobre scorso – sono 10.603 i certificati EFPA rilasciati in Italia, contro 10.185 nel 2022, 9.647 nel 2021. Solo nel 2017 erano la metà di quelli di oggi.
“Efpa Italia, in linea con quella che è la sua mission, guarda al cambiamento in maniera propositiva. Le preoccupazioni per l’impatto che queste nuove tecnologie inevitabilmente avranno sulla nostra professione, non devono intimorirci, ma al contrario incoraggiarci a puntare sulle competenze uniche che distinguono il ruolo del consulente finanziario, enfatizzando l’importanza di continuare ad aggiornarci” ha affermato Deroma.
Ecco le competenze su cui i consulenti finanziari devono investire
“La sfida dell’AI ci impone di alzare l’asticella delle conoscenze perché i clienti andranno a cercare i consulenti finanziari più preparati che potranno dare un contributo vero alla loro pianificazione finanziaria”. Con queste parole il presidente di EFPA Italia, Marco Deroma, aveva introdotto in un’intervista rilasciata a Borsa&Finanza, il tema di EFPA Italia Meeting 2023. Di cosa è fatta questa competenza è stato il focus dei dibattiti e delle conferenze tenutesi durante l’evento.
Alcune componenti sono presenti da tempo nel bagaglio dei consulenti finanziari, come il rapporto umano, e rimarranno pilastri irrinunciabili e distintivi della professione anche nel futuro in quanto, come ribadito da Coleman Kendall, capo economista di Marshfield Associates in un’intervista con Lepoldo Gasbarro ” per quanto possano essere raffinate e veloci le macchine non sono dotate, e probabilmente non lo saranno nemmeno per i prossimi 50 anni, di intelligenza emotiva”.
Altre competenze dovranno essere riprese, rilanciate e potenziate, come le competenze tecniche. Altre ancora, infine, si aggiungeranno alla cassetta degli strumenti e tra questi l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. È stato in particolare il Comitato scientifico di EFPA – composto dalla coordinatrice Debora Damiani e da Ruggero Bertelli, Claudio Cacciamani, Emanuele Maria Carluccio, Fabrizio Crespi, Massimiliano Marzo e Paolo Turati – a mettere in ordine i fattori fondamentali della professione in proiezione futura.
“La professione di consulente finanziario è inserita in un settore in continuo cambiamento. Lo stesso modello di servizio cambia in continuazione. Il nostro atteggiamento mentale deve essere quello di rimanere sempre aggiornati” ha sintetizzato la coordinatrice Debora Damiani. Non bisogna però fermarsi al mero accrescimento delle competenze ma affinare l’abilità nell’applicarle alla propria professione, alla soddisfazione delle esigenze del cliente. “Metterle in pratica nella maniera giusta” ha concluso il suo pensiero Damiani.
Prima ancora di procedere con l’aumento delle competenze Fabrizio Crespi ritiene necessario costruire un piano strategico e farlo seguire da un piano operativo, perché “i consulenti finanziari sono degli imprenditori e come tali devono comportarsi. Bisogna fare come le aziende. Bisogna cercare di capire come sarà la professione tra 5-10 anni, come sarà il settore anche a livello normativo”. Sulla base di questo piano i consulenti finanziari possono individuare quali sono le competenze possedute, quelle mancanti, quelle da sviluppare, in altre parole i classici punti di forza e di debolezza.
Un piano strategico che diventa sempre più necessario in virtù della velocità e della numerosità dei cambiamenti in corso, tra i quali negli ultimi anni hanno assunto un peso rilevante le normative. È il tema proposto da Claudio Cacciamani secondo cui il rischio è che la “cassetta degli attrezzi” cresca a dismisura diventando inutilizzabile. “Il futuro sarà nella specializzazione o nell’allargamento a dismisura delle competenze?” è la domanda posta dal componente del Comitato scientifico di EFPA Italia che ha invitato i consulenti finanziari a fare sentire la propria voce, sia presso il cliente che presso l’autorità di regolamentazione. Nel primo caso evidenziando il valore del lavoro svolto, l’importanza delle competenze accumulate nel tempo che spesso non vengono adeguatamente sottolineate. Nel secondo caso facendo azione di lobby per indirizzare il legislatore europeo verso soluzioni che non ingessino completamente il sistema.
Da quest’ultimo punto di vista EFPA Italia ha svolto un lavoro egregio negli ultimi venti anni, ha tenuto a sottolineare Emanuele Maria Carluccio: “La nostra voce è oggi riconosciuta e ascoltata dalle principali autorità europee, con cui possiamo sederci al tavolo per l’elaborazione delle nuove normative”. Carluccio ha poi rimarcato quale deve essere la base solida di conoscenze irrinunciabili del consulente finanziario: quelle tecniche, perché “solo quando uno si sente forte nel padroneggiare tutte le competenze tecniche allora diventa anche più forte nel gestire la relazione con il cliente. EFPA ha deciso per questo motivo di porre la maggiore enfasi proprio su queste competenze”.
Concetti sottolineati anche da Ruggero Bertelli: “Dobbiamo essere bravi a dominare il mercato per poter guardare negli occhi gli investitori, i quali devono a loro volta vedere nei nostri occhi la direzione in cui andare. Non possiamo andare a parlare con il nostro cliente fino a che non abbiamo qualcosa di concreto da dirgli”, ha dichiarato Bertelli. Dopodiché le competenze e le conoscenze devono essere trasferite ai clienti utilizzando delle narrazioni. “La nostra capacità di comunicare, collaborare, crescere insieme è una delle caratteristiche distintive dell’essere umano” ha concluso Bertelli, riprendendo quanto affermato da Marica Branchesi nella conferenza che ha dato inizio a EFPA Italia Meeting 2023.
L’astrofisica italiana che il 14 settembre 2015 ha partecipato all’individuazione delle prime onde gravitazionali, previste teoricamente dalla Teoria della relatività di Einstein, ha sottolineato come questo successo sia stato determinato dal lavoro di migliaia di scienziati e dalla loro capacità di collaborare e condividere informazioni.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Nel contesto di accrescimento delle competenze e sulla base di un rapporto personale che rimarrà centrale, l’intelligenza artificiale perde il suo status di minaccia e diventa un’alleata. Il potenziale in termini di risparmio di tempo, capacità di analisi dei dati è grande, tanto da spingere Enrico Maria Cervellati, professore associato di Finanza aziendale presso la Link Campus University di Roma e professore aggregato presso l’Università La Sapienza di Roma a ipotizzare la possibilità che i consulenti finanziari riescano a gestire in futuro molti più clienti di quanto facciano oggi.
A patto, tuttavia, di saperla utilizzare l’intelligenza artificiale. I dati di una ricerca di Finer, presentati dal fondatore del primo think tank italiano Nicola Ronchetti, evidenziano come solo il 17% dei professionisti e il 15% degli utilizzatori finali (i clienti) dichiarano di conoscere bene l’intelligenza artificiale. All’interno di queste categorie dati migliori emergono tra gli high net worth e tra i giovani.
“Spesso l’intelligenza artificiale viene utilizzata alla stregua di un motore di ricerca. Viene usata per ricercare informazioni. Molti investitori la utilizzano per cercare informazioni sugli investimenti” ha commentato Nicola Ronchetti. In realtà può dare molto di più. ChatGPT, che tutti individuano come intelligenza artificiale, è solo una delle applicazioni più basiche tra tutte quelle che sono state sviluppate. L’invito, rivolto ai consulenti finanziari, è di provarle e approfondirne la conoscenza, in maniera da poter difendere i clienti da un utilizzo scorretto visto che, peraltro, l’intelligenza artificiale non ha saputo superare l’esame di certificazione per consulenti finanziari di EFPA.









