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COP27: 10 cose da tenere d’occhio alla conferenza in Egitto

COP27: 10 cose da tenere d'occhio alla conferenza in Egitto

La COP27 è partita domenica 6 novembre e finirà i lavori venerdì 18 novembre. Alla vigilia non sono mancate le polemiche, a partire da quella sul paese ospitante. L’Egitto si è reso protagonista di forti contrasti con gli ambientalisti negli anni, oltre ad aver violato i diritti umani imprigionando oltre 60 mila persone nell’ultimo decennio. per ragioni politiche. E poi vi è la presenza ingombrante di Coca-Cola come sponsor ufficiale della manifestazione. La multinazionale americana ha elaborato un piano per ridurre del 25% le emissioni entro il 2030, ma per quattro anni consecutivi è risultata il più grande inquinatore mondiale della plastica. Quanto è bastato per privare l’evento della presenza di Greta Thunberg che ha sollevato  i temi dei diritti dell’uomo e del greenwashing per giustificare la mancanza di volontà di prendere parte alla COP27. Gli aspetti su cui si concentra l’attenzione quest’anno sono molti. Ecco i 10 principali.

 

Chi partecipa e chi no

Saranno 167 i capi di Stato e di governo presenti a Sharm el-Sheikh per la conferenza. Tra i nomi di maggiore rilevanza spiccano quelli del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, del neo-premier britannico Rishi Sunak, sebbene inizialmente avesse deciso di non presentarsi della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, del cancelliere tedesco Olaf Scholz, del leader francese Emmanuel Macron e del neo-eletto presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva. Tra le assenze risalta quella del leader cinese Xi Jinping. Per il mondo della finanza non saranno presenti il numero uno di BlackRock Larry Fink, l’amministratore delegato di Citigroup Jane Fraser e quello di Standard Chartered Bill Winters che lo scorso anno furono ospiti a Glasgow per la COP26.

 

Perdite e danni

Il tema più incandescente su cui si discuterà alla COP27 riguarda le perdite e i danni subiti dai paesi in via di sviluppo a causa dell’inquinamento prodotto dai combustibili fossili. Queste nazioni vogliono garanzie dagli Stati più ricchi affinché contribuiscano a riparare i pregiudizi arrecati dagli eventi naturali. In particolare Stati Uniti e Ue sono chiamati in causa ma sono riluttanti a fornire una linea di credito su ciò che considerano un risarcimento potenzialmente illimitato.

 

Finanziamento per il clima

Nel 2009 si era deciso che i paesi più sviluppati si impegnassero a fornire 100 miliardi di dollari di finanziamenti all’anno per il clima coprendo le esigenze dei paesi più poveri. La promessa non è stata mantenuta fino a oggi. Il problema non è solo quello di realizzare questo obiettivo, ma anche quello del finanziamento post-2025 che richiederebbe migliaia di miliardi di dollari, secondo gli esperti. Una cosa che sarà di difficile attuazione senza il contributo del settore privato, a partire dalla soluzione del problema del greenwashing. Ciò risulta essere ancora più problematico con la crisi energetica e la necessità di utilizzare ancora i combustibili fossili.

 

Partnership per la transizione energetica

A Sharm el-Sheik si discuterà di partnership tra alcuni Stati per favorire una transazione energetica “giusta”. Ad esempio, l’Indonesia potrebbe annunciare il proprio partenariato con Stati Uniti e Ue alla riunione del G20 a Bali, che si terrà durante la seconda settimana della COP27. Anche Vietnam e Senegal stanno elaborando accordi prima della fine dell’anno mentre uno con l’India è in programma per il 2023.

 

L’impegno sul metano

I lavori per ridurre le emissioni di metano prenderanno forma nelle discussioni di questi giorni. Cina e India fanno ancora molte resistenze ma la speranza è che la seconda potenza mondiale annunci proprio durante la COP27 un piano di tagli alle emissioni. Lo scorso anno vi è stato un impegno a ridurre il 30% delle emissioni entro il 2030 e vi hanno aderito oltre 120 paesi. All’appello mancano Algeria, Azerbaigian e Turkmenistan.

 

Crediti carbonio

Alla COP27 dovranno essere stabilite delle linee guida rigorose per garantire che i crediti utilizzati nel mercato del carbonio corrispondano a riduzioni effettive delle emissioni. L’attuale accordo internazionale firmato sulla base dell’Accordo di Parigi permette di scambiare vecchi crediti di carbonio che non per forza riducono le emissioni.

 

Gli impegni climatici

Dopo la COP26 di Glasgow sono stati pochi i paesi che hanno onorato gli impegni climatici presi lo scorso anno. L’attenzione nella COP27 sarà sugli annunci da parte degli Stati che parteciperanno alle discussioni, magari con qualche piacevole sorpresa di un annuncio inaspettato.

 

Le fondamenta scientifiche

Le discussioni spesso perdono di vista quella che è la realtà che il mondo scientifico ribadisce senza mezzi termini ogni giorno, ovvero che il riscaldamento globale sta per superare i 2 gradi centigradi. Le ultime ricerche stimano un livello tra i 2,1 e i 2,9 gradi centigradi entro la fine del secolo, molto oltre il target di 1,5 che è stato stabilito dall’Accordo di Parigi nel 2015.

 

Le celebrità

Lo scorso anno il COP26 ha ospitato varie celebrità nel mondo dello spettacolo. Ad esempio, vi è stata la partecipazione dell’attore Leonardo di Caprio e dell’attrice Emma Watson. Anche per quest’anno sono attesi diversi personaggi famosi per ravvivare l’atmosfera e attirare l’attenzione dei fans.

 

Gli attivisti

Nella manifestazione di quest’anno gli attivisti dell’ambiente segnalano parecchie difficoltà e costi insostenibili per arrivare a Sharm el-Sheikh. Come accennato, Greta Thunberg non sarà della partita, mentre il pensiero degli estremisti dell’ambiente va all’attivista egiziano-britannico Alaa Abd El-Fattah, attualmente in prigione e che ha iniziato lo sciopero della fame lo scorso aprile.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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