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COP27: cos’è, quando si tiene e quali obiettivi si pone

Una conferenza alla Cop 27 di Sharm el Sheik

Domenica 6 novembre si è aperta la COP27, che vede coinvolte le delegazioni di 197 Paesi che si riuniranno fino al 18 novembre per discutere dei problemi riguardanti il cambiamento climatico. Quest’anno l’evento si terrà a Sharm el-Sheikh, in Egitto, e gli argomenti da trattare sono numerosi, alla luce dei molti eventi che sono accaduti quest’anno e delle questioni lasciate in sospeso nella COP26 ,che si è svolta a novembre dello scorso anno a Glasgow. Entriamo quindi nel dettaglio per capire cos’è e come si svolge la COP27 e quali sono gli obiettivi principali che si pone.

 

COP27: cos’è

La COP27 è l’ultima tappa di un percorso iniziato nel 1992 a Rio de Janeiro, allorché si è sostenuta la prima Convenzione sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite. Quindi una COP, il cui acronimo è Conferenze of Parties, può essere definita come una conferenza dove si discute delle modalità attraverso le quali combattere le calamità naturali che producono il surriscaldamento globale e alterano l’equilibrio dell’ecosistema. La prima COP si è tenuta a Berlino nel 1995 e da allora ogni anno i rappresentanti dei 197 Paesi si riuniscono per revisionare i documenti nazionali, verificare l’attuazione di quanto è stato deciso negli eventi precedenti e fare il punto sugli obiettivi raggiunti, in armonia con l’Accordo di Parigi del 2015.

 

COP27: dove si tiene e chi partecipa

Quest’anno l’Egitto ospita l’evento, e ciò ha scatenato alcune polemiche in quanto il Governo presieduto da Abdel Fattah al-Sisi si è impegnato a limitare l’azione degli ambientalisti attivi. Il Paese nord-africano, tra l’altro, si è reso spesso protagonista della violazione dei diritti fondamentali dell’uomo tenendo prigionieri politici oltre 60 mila persone negli ultimi 10 anni. Un altro dei problemi che hanno alimentato accese discussioni attivate dagli ambientalisti riguarda il tema del greenwashing, detto anche “ecologismo di facciata”. Coca-Cola è stata inserita tra gli sponsor della manifestazione e la multinazionale si è impegnata a ridurre di un quarto le emissioni di carbonio entro il 2030. Tuttavia, in base al report “Holding Corporations Accountable for the Plastic & Climate Crisis”, la compagnia risulta essere il peggior inquinatore di plastica al mondo per il quarto anno consecutivo.

Alla COP 27 parteciperanno oltre 40.000 delegati da tutto il mondo e più di 100 leader tra Capi di Stato e di Governo, nonché personaggi influenti come economisti, giornalisti e del mondo dello spettacolo. Tra gli ospiti illustri sarà assente Greta Thunberg. “Le conferenze internazionali sul clima sono usate dalle persone al potere come opportunità per ottenere attenzione con tanti diversi tipi di greenwashing”, ha riferito l’attivista del clima spiegando le ragioni per cui non farà parte dell’evento.

Riguardo l’Italia, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà a Sharm el-Sheikh il 7 e l’8 novembre, in occasione dell’inaugurazione della manifestazione, anche se il Governo da lei presieduto ha eliminato il Ministero della Transizione Ecologica, sostituendolo con quello dell’ambiente-sicurezza. Questo è stato visto un po’ come un modo per prendere le distanze da certe forme di coinvolgimento estreme, manifestando una maggiore attenzione nei confronti del mondo produttivo.

 

Gli obiettivi

Quest’anno sono accadute molte cose che hanno rallentato l’azione sul clima come era nel programma dei Paesi che si sono impegnati a ridurre le emissioni favorendo il passaggio verso un’energia più pulita. Proprio la crisi energetica, innescata dalle problematiche alla catena di approvvigionamento ed esacerbata dalla guerra Russia-Ucraina, ha riportato alla ribalta l’importanza dei combustibili fossili per soddisfare il fabbisogno di energia delle popolazioni. Alcune Regioni come l’Europa sono tornate addirittura al carbone, l’elemento più inquinante e che sembrava essere stato ormai bannato.

Proprio il Vecchio Continente è tra i più convinti ad attuare un percorso di transizione energetica negli anni, come mostra il grande progetto della RePower EU. Tuttavia, per forza di cose, certi propositi dovranno essere mitigati da stati di necessità. “In un classico do ut des, la REPower EU include anche disposizioni che condizionano i contratti di locazione federali per le energie rinnovabili all’offerta da parte del Governo di nuovi contratti di locazione per progetti relativi ai combustibili fossili”, ha sostenuto John Ploeg, Co-Head of ESG Research di PGIM Fixed Income.

Ciò non toglie, comunque, che la COP27 porterà avanti le questioni sul cambiamento climatico, alla luce dei disastri che quest’ultimo sta determinando attraverso uragani, alluvioni, inondazioni, frane, siccità e altre catastrofi naturali. Un punto chiave riguarda la questione del finanziamento ai Paesi in via di sviluppo che sono maggiormente danneggiati. L’ultimo report del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha stimato che l’adattamento ai cambiamenti climatici fino al 2050 potrebbe costare dai 280 ai 500 miliardi di dollari all’anno solo per i Paesi più poveri. Una soluzione era stata trovata nel 2009 in un sostegno di 100 miliardi all’anno per gli Stati più svantaggiati, ma le risorse faticano ad arrivare, mentre le pressioni dei Paesi in via di sviluppo si fanno più insistenti per ottenere ulteriori fondi chiedendo maggiori garanzie. “Questo non è ancora accaduto”, afferma John Willis, direttore della ricerca presso Planet Tracker, un think tank finanziario eco-focalizzato. “La grande domanda ora è: i Paesi sviluppati manterranno i finanziamenti per il clima che hanno promesso?”, aggiunge.

Un altro elemento caldo all’ordine del giorno è l’assistenza alla transizione verso le energie rinnovabili. Lo scorso anno un gruppo di Paesi sviluppati, tra cui USA ed Europa, hanno avviato il Just Energy Transition, un programma che ha promesso 8,5 miliardi di dollari al Sudafrica per aiutarlo ad abbandonare il carbone e passare all’energia green. “L’accordo con il Sudafrica è stato il primo finanziamento credibile del settore pubblico da parte dei Paesi del G-7”, ha affermato Adam Matthews, chief responsible investment officer per il Church of England Pensions Board. Tuttavia, anche in questo caso occorre fare i conti con una realtà diversa rispetto allo scorso anno, dove le esigenze di soddisfacimento del fabbisogno energetico hanno preso il sopravvento sul resto.

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