C’è un traguardo simbolico che si avvicina a grandi passi per team.blue, il partner digitale paneuropeo delle piccole e medie imprese: il miliardo di euro di ricavi ricorrenti annuali. Il gruppo, nato nel 2019 dalla fusione di Combell, TransIP e Register Group, ha chiuso l’esercizio 2025 con 866 milioni di euro di ARR e una crescita organica dell’11%, al servizio di oltre 3,3 milioni di clienti pmi, tra cui 30.000 agenzie e partner rivenditori, attraverso i propri marchi locali in 23 mercati. Solo nell’ultimo anno, il gruppo ha accolto più di 600.000 nuovi clienti.
In questo articolo:
- team.blue: i driver della crescita e il peso dell’Italia
- La spinta dell’intelligenza artificiale
team.blue: I driver della crescita e il peso dell’Italia
A spiegare a Borsa&Finanza da dove arriva questa spinta Claudio Corbetta, ceo di team-blu: “La crescita è sostenuta principalmente da due fattori: l’aumento del revenue medio per cliente, tramite upsell verso pacchetti più completi e cross-sell di prodotti software, e un’accelerazione nell’acquisizione di nuovi clienti. Quest’anno abbiamo visto il 20-30% in più di nuovi clienti rispetto all’anno precedente, grazie al lavoro fatto per restare rilevanti nella nuova ondata AI. A questo si aggiunge il contributo strutturale delle acquisizioni, che negli ultimi cinque anni ha rappresentato circa metà della nostra crescita media annua”. Un ruolo di primo piano spetta anche al nostro Paese: “L’Italia pesa per oltre il 10% del totale del gruppo: si tratta di un mercato maturo e strategico per noi, sia per la presenza storica del nostro brand Register.it che per lo sviluppo di prodotti SaaS locali”.
Il modello di business poggia su tre livelli integrati. Alla base c’è l’Internet Infrastructure -domini, hosting, e-mail e infrastruttura – che serve circa 2,7 milioni di clienti e genera il 73% del fatturato. Al di sopra si collocano le soluzioni SaaS, organizzate in cinque aree che coprono circa 600.000 clienti e il restante 27% dei ricavi: Websites, Compliance, E-commerce, Engagement e Transactions. Il terzo livello, blue.hub, collega i due mondi offrendo ai clienti un accesso unico ai propri prodotti tra i diversi brand. Un mix destinato a evolvere: “Il mix tra infrastruttura e software si sposta progressivamente verso il software, ed è una traiettoria naturale più che un obiettivo imposto dall’alto – osserva Corbetta – : i clienti che iniziano con noi per un dominio o un hosting, nel tempo adottano sempre più strumenti software dal nostro ecosistema. Non guardiamo tanto a una soglia specifica di fatturato quanto alla profondità della relazione con ogni singolo cliente”.
La spinta dell’intelligenza artificiale
Il 2025 è stato l’anno degli investimenti in AI. I prodotti basati sull’intelligenza artificiale crescono al doppio della velocità rispetto al resto dell’offerta e rappresentano già circa la metà dei ricavi ricorrenti annuali generati dai nuovi clienti a fine dicembre 2025. Su questa base il gruppo ha lanciato un agente AI di onboarding e assistenza clienti integrato nel pannello di controllo e procede verso un’offerta SaaS compatibile con MCP (Model Context Protocol), il punto in cui agenti AI esterni potranno gestire un prodotto senza intervento umano. Cosa significhi in pratica lo chiarisce il ceo: “Concretamente, per una pmi cambia la modalità di interazione: uno strumento AI esterno potrà eseguire operazioni sui nostri prodotti senza intervento manuale diretto, per le attività più ripetitive e a basso rischio, come ad esempio aggiornamenti di contenuto, reportistica, gestione base del catalogo”.
Sul fronte AI l’azienda si è rafforzata anche per linee esterne, con le acquisizioni di Macaly, piattaforma di vibe coding, a dicembre 2025, e di Windsor.ai, piattaforma di integrazione dati di marketing, a gennaio 2026. Proprio quest’ultima ha triplicato i nuovi ricavi ricorrenti mensili nel mese successivo all’integrazione del proprio server MCP nel marketplace di Anthropic Claude. “Ci ha dato un primo segnale forte, ma è ancora presto per dire che sia “il” modello universale – precisa Corbetta -. È sicuramente un caso da studiare e da cui prendere ispirazione per altri brand del gruppo”.
Le operazioni di M&A restano una leva chiave, con circa 300 milioni di euro di ricavi acquisiti dal 2020 e un modello founder-operator in cui oltre il 90% dei fondatori che entrano in team.blue sceglie di restare oltre il periodo di earn-out. “Selezioniamo i target guardando soprattutto a due cose: aziende che stanno già crescendo bene da sole ma che potrebbero crescere più velocemente se collegate a un ecosistema più grande, e founder che vogliono continuare a costruire”, spiega il numero uno del gruppo. E a chi vende, oltre al prezzo, team.blue offre “l’accesso a milioni di clienti Pmi già nel nostro ecosistema, capacità di scaling operativo e la possibilità di entrare più rapidamente in altri mercati europei, cosa che per un singolo founder richiederebbe anni”. Il ritmo resta sostenuto – “continuiamo ad acquisire a un ritmo di 5-13 operazioni l’anno” – anche se, ammette Corbetta, “quest’anno stiamo dosando un po’ meno l’acceleratore rispetto al passato per investire di più nell’innovazione interna”.
team.blue: la Borsa può attendere, il miliardo no
A queste dimensioni, la domanda su un’eventuale quotazione è inevitabile. “Mai dire mai, ma oggi ci sentiamo a nostro agio nel mercato privato – risponde il ceo -. Il mercato pubblico porta con sé una pressione di breve termine che non si concilia bene con la nostra strategia di acquisizioni continue, poiché ogni operazione rischierebbe di pesare immediatamente sul titolo in un contesto quotato. C’è inoltre capitale sufficiente oggi per realizzare i nostri piani senza bisogno di quotarci”.
Gli obiettivi, del resto, sono già fissati. “Dal nostro 2026 aspettatevi un’accelerazione dell’adozione di AI nei nostri prodotti, ulteriore capacità GPU offerta anche a clienti EU selezionati, e continuità nella strategia di crescita e più investimento nell’innovazione interna, con l’obiettivo di superare il miliardo di euro di ricavi ricorrenti annuali nel primo trimestre del 2027”, afferma Corbetta. Una corsa che si inserisce in un mercato ancora largamente inesplorato: “Il 65% delle Pmi europee non dispone ancora di soluzioni digitali di base, e ciascuna di queste imprese ha bisogno di un partner capace di semplificarle il lavoro; questo partner esiste ed è team.blue”.









