Coronavirus, Fed e Ue: possibili rallentamenti dell'economia
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CORONAVIRUS, FED E UE: POSSIBILI RALLENTAMENTI DELL’ECONOMIA

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S&P taglia le stime di crescita della Cina. Fed e Ue ammettono i rischi di un rallentamento a causa del coronavirus. Le borse chiudono sotto la parità

 

L’ultima seduta della prima settimana di febbraio si chiude con i mercati europei di nuovo negativi, seppur non troppo lontani dallo zero, e i timori dettati dal coronavirus nuovamente forti, con la produzione industriale in forte ribasso tra Germania, Francia e Spagna. La borsa di Francoforte è stata la peggiore, con una contrazione dello 0,45%. Piatte Milano e Madrid, sotto la parità anche Parigi, che ha perso lo 0,14%. Anche Wall Street è in rosso. Stabile il petrolio, che resta in area 50 dollari al barile, oro in congestione di barre dal 4 febbraio scorso sotto i 1.570 dollari l’oncia.

 


Grafico Dax by TradingView

 

L’allarme coronavirus, tra appelli e censura

Ieri l’appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha stimato in 675 milioni di dollari come fondi necessari per fronteggiare l’emergenza, smentendo peraltro la Cina sui rimedi esistenti contro il virus: al momento, secondo l’Oms, non ne è stato trovato nessuno efficace. Inoltre, fa ancora discutere la morte del medico che per primo aveva denunciato, in una chat tra colleghi, l’esistenza del problema, nel mese di dicembre. A causa della sua segnalazione, la polizia cinese lo aveva costretto a firmare una dichiarazione ammettendo di aver messo a repentaglio l’ordine sociale e promettendo di non commettere più atti illeciti. Il dottore, 34 anni, è morto proprio a causa del coronavirus. Molti dei messaggi di cordoglio sui social network, che lo definivano “eroe”, sono stati cancellati dal governo cinese. Il fatto che le autorità di Pechino possano aver coperto questa faccenda potrebbe legittimare i mercati, ma non soltanto, che vi siano altre situazioni ancora non rivelate.

 

In Italia e all’estero

Le vittime accertate al momento sono 638. Più di 31mila i casi di contagio, di cui 26 in Europa e 1.741 i ricoverati. Intanto,  è ancora all’ospedale Spallanzani uno dei 56 italiani in quarantena, emiliano di 29 anni che viveva a Wuhan. Invariate, e quindi critiche, le condizioni dei due turisti cinesi sempre ricoverati allo Spallanzani mentre sono 35 gli italiani, di cui 25 membri dell’equipaggio, sulla nave da crociera Diamond Princess della Carnival Japan bloccata al largo del Giappone. In tutto i contagiati sono 61. “Tra i casi di coronavirus a bordo, al momento non risultano connazionali” ha fatto sapere la Farnesina. Che, assieme a Luca Ferrari, ambasciatore italiano a Pechino, ha smentito la notizia diffusa dai media cinesi che l’Italia è pronta a riattivare alcuni voli di collegamento in Cina. ” “I collegamenti aerei diretti con la Cina sono e restano chiusi”, ha scritto su Facebook il ministro della Salute Roberto Speranza.

 

S&P taglia la stima di crescita del Pil cinese per il 2020

Sul fronte economico il Rapporto di S&P Global Ratings ha tagliato da +5,7% a +5% la stima di crescita del Pil cinese per il 2020 per quello che di fatto può essere interpretato come un duro colpo, seppur temporaneo. Per lo studio, l’impatto economico del coronavirus si farà sentire maggiormente nel primo trimestre e la ripresa della Cina sarà stabilmente avviata entro il terzo trimestre anno. “Nonostante l’incertezza, la nostra ipotesi di base è che il virus sarà contenuto entro marzo 2020”, spiega S&P in una nota. L’agenzia di rating stima, inoltre, un rimbalzo del PIL nel 2021, fino al 6,4%.

 

Fonti Ue: possibili forti ricadute in caso di rallentamento cinese

“Tutto dipenderà dall’evoluzione della diffusione. Serve estrema cautela, sappiamo che l’impatto sulla Cina sarebbe abbastanza forte con ricadute sulla catena di produzione. Ecco perché siamo consapevoli dei rischi per le prospettive economiche’. Ecco quanto trapelato da fonti Ue, coinvolte nella preparazione dell’Eurogruppo. Giovedi’ prossimo la Commissione europea pubblicherà le nuove stime su crescita Pil e inflazione.

 

L’ammissione della Fed

l coronavirus dalla Cina potrebbe avere ripercussioni sull’economia americana e globale. Lo sostiene la Federal Reserve nel Monetary Policy Report, rapporto redatto due volte all’anno. I rischi per la crescita Usa in realtà sono diminuiti, complice la firma della Fase Uno con Pechino, la stabilizzazione della crescita nel resto del mondo e le buone condizioni finanziarie. Fattori, secondo la banca, che hanno ridotto i rischi al ribasso per le prospettive statunitensi. Tuttavia, le possibili ripercussioni dovute agli effetti del coronavirus in Cina rappresentano un nuovo rischio.

 

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