La corsa al gas: l’Italia ora punta sull’Algeria

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C’è un punto, nella crisi energetica che sta attraversando l’Italia e l’Europa, che rischia di essere sottovalutato mentre tutti guardano alla superficie del fenomeno, cioè alla corsa italiana verso il gas algerino. Quel punto è il Qatar. Non è soltanto un fornitore, ma un pilastro strutturale del sistema energetico europeo. Senza comprendere fino in fondo il ruolo che Doha ha assunto negli ultimi anni, si rischia di interpretare la situazione come una sequenza di decisioni tattiche, quando invece ci troviamo di fronte a una frattura profonda del mercato.

In questo articolo:

  • L’Italia e il gas dal Qatar
  • Alla ricerca del gas dall’Algeria

L’italia e il gas dal Qatar

Secondo Bloomberg, l’Italia si è inserita nella corsa per assicurarsi forniture aggiuntive di gas dall’Algeria nel tentativo di compensare il venir meno di una parte significativa dei flussi provenienti dal Golfo. Non è una scelta strategica maturata nel tempo, ma una risposta a uno shock improvviso e strutturale. Il problema non è solo la perdita di volumi, ma la natura stessa della crisi: il Qatar, uno dei principali fornitori di gas naturale liquefatto al mondo, ha subito interruzioni che hanno ridotto circa il 20% della sua capacità di esportazione, con tempi di ripristino stimati tra i tre e i cinque anni. Questo significa che il mercato globale dovrà fare a meno, per un periodo prolungato, di una quota significativa di una delle fonti più affidabili di gas liquefatto.

Per l’Italia, la situazione è particolarmente delicata. Basti pensare che, secondo quanto dichiarato dal governo americano, circa il 45 % del gas importato dal nostro Paese proveniva dal Qatar, che da solo contribuiva a coprire circa il 7–8 % del fabbisogno nazionale complessivo di gas. È una percentuale che, in condizioni normali, può sembrare gestibile, ma che diventa critica in un contesto di scarsità generale, con prezzi in aumento e mercati in tensione. La sospensione o la riduzione dei flussi qatarioti non è un dettaglio tecnico, ma un evento che ridisegna gli equilibri dell’intero sistema energetico nazionale.

Alla ricerca del gas dall’Algeria

Ed è proprio questa emergenza a spingere l’Italia a rafforzare le relazioni con l’Algeria, terzo paese dal quale esportiamo più gas (quasi il 14%), dietro solamente al Qatar appunto e agli Stati Uniti (35%).

La scelta di puntare sull’Algeria è motivata dalla ricerca di maggiore stabilità: le forniture via tubo sono meno esposte ai rischi legati al trasporto marittimo e agli shock geopolitici che hanno colpito il Golfo e lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, questa soluzione non è priva di limiti. La capacità produttiva dell’Algeria non è illimitata e deve essere distribuita tra diversi clienti europei, molti dei quali stanno affrontando le stesse difficoltà. La competizione per ottenere i volumi disponibili è quindi reale, e influisce sui prezzi e sulle condizioni contrattuali.

Il Qatar, negli ultimi anni, è diventato un punto di riferimento per la sicurezza energetica europea. Grazie a contratti di lungo termine e infrastrutture avanzate, il Paese garantiva continuità dei flussi anche in condizioni di mercato turbolente. La sua riduzione attuale mette in luce la fragilità di un sistema che aveva basato la propria resilienza sul gas globale. La flessibilità teorica di poter spostare le navi verso mercati più remunerativi si trasforma, di fronte a interruzioni prolungate, in un fattore di instabilità. E l’Italia, che ha sempre fatto affidamento su Doha per una quota significativa del suo fabbisogno, si trova a dover reagire rapidamente, cercando fornitori alternativi senza poter contare su un margine di tempo ampio.

La corsa all’Algeria, quindi, non è solo una questione di diversificazione immediata, ma una strategia per ridurre l’esposizione ai rischi. Non si tratta di abbandonare il gas liquefatto, ma di riequilibrare un sistema che, negli ultimi anni, ha spostato gran parte della propria sicurezza energetica verso mercati lontani, esposti a shock geopolitici imprevisti. Il Qatar, la sua centralità e la sua temporanea difficoltà sono un monito chiaro: in un mondo sempre più interconnesso e complesso, la sicurezza energetica richiede un’attenzione costante, una flessibilità reale e una capacità di reazione immediata, senza mai dare nulla per scontato.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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