Nel cuore dell’energia: lo Stretto di Hormuz e i rischi per i mercati

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Con lo scoppio della guerra in Iran è tornato prepotentemente sotto i riflettori uno dei punti più delicati al mondo per la sicurezza energetica e la stabilità dei mercati globali: lo Stretto di Hormuz. Si tratta di un braccio di mare largo poco più di trenta chilometri che unisce il Golfo Persico al Golfo di Oman e da cui dipendono gran parte dei flussi di petrolio e gas che muovono l’economia globale.

 

In questo articolo:

 

  • Petrolio e gas: l’importanza dello stretto di Hormuz
  • I rischi economici e l’impatto sull’Italia

 

Petrolio e gas: l’importanza dello stretto di Hormuz

Negli ultimi giorni, con l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, lo stretto di Hormuz è tornato a far parlare di sé. Numerose compagnie di navigazione hanno sospeso i passaggi, gli operatori hanno rinviato le rotte e molti assicuratori hanno ritirato la copertura per le navi dirette attraverso questa rotta, creando una sorta di “chiusura de facto” dei transiti.

In condizioni normali, attraverso lo Stretto di Hormuz transitano circa il 20% del petrolio mondiale, pari a circa 17-20 milioni di barili al giorno, ma anche oltre il 30% del commercio globale di gas liquefatto che serve soprattutto i clienti asiatici. Quando questo flusso viene compromesso, i mercati reagiscono immediatamente. Negli ultimi scambi i futures sul petrolio hanno segnato forti rialzi: il Brent ha toccato livelli intorno agli 80 dollari al barile, con movimenti giornalieri superiori al 10 % proprio mentre il rischio di disturbo all’offerta è diventato tangibile. Inoltre, secondo Goldman Sachs un blocco di un mese delle esportazioni di Gas naturale liquefatto attraverso lo stretto potrebbe far salire il prezzo spot asiatico del 130%, fino a 25 dollari per milione di British thermal unit.

Il ruolo dell’Iran è centrale in questa dinamica. Teheran controlla la sponda settentrionale dello stretto e ha la capacità militare di rendere più difficile o pericoloso il transito per le navi, cosa che i mercati finanziari prezzano come un rischio di un’interruzione improvvisa dell’offerta di petrolio e gas. Anche senza un blocco totale, l’effetto psicologico e operativo si traduce in un premio al rischio molto elevato nei prezzi dell’energia, con scenari analisti che vedono possibili livelli di oltre 90 dollari, e nel caso peggiore oltre i 100 dollari al barile se la disruption dovesse prolungarsi.

I rischi economici e l’impatto sull’Italia

Quello che sta accadendo quindi non è qualcosa che riguarda solo i trader di petrolio. Anzi, tutto il contrario. Energia più cara significa costi più alti per le imprese, maggiore pressione sui prezzi al consumo, potenziali ripercussioni sull’inflazione e riflessi nelle decisioni delle banche centrali sulle politiche monetarie. Insomma, non è un tema isolato nei grafici, ma un fattore reale che può influenzare crescita economica, tassi, mercati azionari e aspettative degli investitori.

Ieri, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha evidenziato che “questa crisi conferma che l’energia non è soltanto una variabile economica, ma una componente strutturale della sicurezza strategica”. Basti pensare “che le prime reazioni dei mercati indicano già un aumento significativo dei costi di trasporto e di assicurazione, in alcuni casi fino al 30-50%”. In questa direzione, lo shock potenziale per l’Italia è duplice.

Guardando al petrolio, un balzo duraturo delle quotazioni si tradurrebbe in carburanti più cari alla pompa e in costi di trasporto più elevati, con effetti a cascata sui prezzi dei beni e dei servizi. Sul lato gas, la vulnerabilità è ancora più marcata: Roma è il Paese Ue più esposto al Gnl del Qatar, che copre circa il 45% delle importazioni via mare e che transita interamente dallo Stretto di Hormuz. Se i flussi di Gnl provenienti dal Golfo venissero ridotti, la disponibilità spot globale si assottiglierebbe subito e l’Europa – Italia compresa – sarebbe costretta a tornare a competere direttamente con gli acquirenti asiatici per i carichi flessibili, come già accaduto nella crisi energetica del 2021-2023, con un immediato aumento dei prezzi di riferimento. 

 

 
 
 
 
 
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Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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