Negli ultimi anni Piazza Affari ha perso pezzi. Non nel senso figurato, ma in quello più concreto e misurabile del termine: società che escono dal listino, capitalizzazioni che si riducono, liquidità che si assottiglia proprio nel segmento che dovrebbe rappresentare il motore della crescita futura. È su questo terreno che si colloca il Fondo Nazionale Strategico Indiretto, il nuovo strumento voluto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per tentare di arginare il declino strutturale del mercato azionario italiano delle piccole e medie imprese.
In questo articolo:
- Il Fondo Nazionale Strategico Indiretto e il delisting a Piazza Affari
- La struttura del fondo
Il Fondo Nazionale Strategico Indiretto e il delisting a Piazza Affari
I numeri del fenomeno sono difficili da ignorare. Tra il 2020 e il 2024 oltre 150 società hanno lasciato la Borsa italiana. Il ritmo dei delisting ha accelerato negli ultimi due anni: nel 2024 le uscite sono state circa 25, mentre nel 2025 sono arrivate a quota 29 con 2,5 miliardi di euro di capitalizzazione persa. Peraltro, sempre durante l’anno, le nuove ipo sono state 21. Numeri che, per la prima volta, hanno comportato un saldo negativo tra nuove quotazioni e società ritirate dal mercato.
Il punto non è soltanto quantitativo. Il problema è che il delisting è diventato, per molte pmi quotate, una scelta razionale. Valutazioni depresse, scarsa liquidità, ridotta attenzione da parte degli investitori istituzionali e una copertura analitica limitata rendono spesso più conveniente accettare un’Opa e uscire dal listino piuttosto che restare sul mercato. Un trend che rischia di trasformare la Borsa Italiana in un mercato sempre più sbilanciato sulle grandi capitalizzazioni, perdendo la funzione di canale di finanziamento per l’economia reale.
È in questo scenario che nasce il Fondo Nazionale Strategico Indiretto, progettato con una dotazione potenziale fino a 1,5 miliardi di euro, con un obiettivo minimo di raccolta pari ad almeno 1 miliardo. La componente pubblica, attraverso il Mef e Cassa Depositi e Prestiti, dovrebbe collocarsi tra i 400 e i 500 milioni di euro, mentre la parte restante sarà raccolta presso investitori istituzionali, assicurazioni e fondi pensione. L’idea di fondo è quella di utilizzare il capitale pubblico come leva per mobilitare risorse private, creando una massa critica stabile dedicata alle pmi quotate italiane.
La struttura del Fondo
La struttura scelta è quella del fondo di fondi chiuso. Il Fondo Nazionale Strategico Indiretto non investe direttamente nelle società quotate, ma sottoscrive quote di fondi specializzati lanciati da Sgr italiane, potendo arrivare fino al 49% del capitale di ciascun veicolo. Un’architettura che consente allo Stato di svolgere un ruolo di investitore di riferimento senza interferire direttamente nella gestione, lasciando le scelte operative agli operatori di mercato. I fondi partecipati devono investire in prevalenza in azioni di pmi italiane quotate al di fuori del Ftse Mib, includendo quindi small e mid cap e, in alcuni casi, società dell’Euronext Growth Milan.
Il passaggio simbolico e operativo più rilevante è quello del lancio ufficiale. MilanoFinanza ha indicato nel 23 gennaio la data chiave: in quel giorno il Fondo Nazionale Strategico Indiretto verrà presentato a Piazza Affari, alla presenza del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Non si tratta solo di un evento formale, ma del debutto pubblico di un progetto che punta a diventare una infrastruttura permanente del mercato dei capitali italiano.
Intanto tra i veicoli già lanciati in questo quadro vi sono fondi promossi da grandi nomi della gestione italiana: da Amundi con il suo “Crescita Italia”, a Generali con il fondo “Future Leaders Itali””, fino a iniziative di Equita focalizzate sulle small cap domestiche. In ciascun caso, la presenza del FNSI come sottoscrittore al primo closing è una componente cruciale per attrarre altri investitori istituzionali, in un mercato dove la percezione di rischio e la scarsa liquidità hanno finora scoraggiato flussi più consistenti di capitale domestico e internazionale. C’è poi un aspetto più ampio, che va oltre i numeri. Il Fondo Nazionale Strategico Indiretto rappresenta un tentativo di riportare il mercato azionario al centro della politica economica, dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente su debito, banche e incentivi fiscali.









