Costi energetici, credito e supply chain: le sfide per le imprese italiane nel 2026

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Il giudizio di S&P Global Ratings delinea un orizzonte relativamente stabile per il corporate italiano nel 2026, dopo un 2025 caratterizzato da numerosi miglioramenti del merito di credito. Tuttavia, sotto la superficie emergono tensioni che continuano a pesare sulle scelte delle imprese, tra costi energetici persistentemente elevati, filiere esposte a shock esterni, strutture produttive che devono confrontarsi con una competizione sempre più geopolitica.

Il dato più significativo messo in evidenza da S&P riguarda la crescente propensione delle imprese europee, incluse quelle italiane, a spostare parte della produzione negli Stati Uniti o in Paesi in cui energia, approvvigionamenti e politiche commerciali risultano più convenienti e più stabili.

L’attrattività degli Stati Uniti è evidente, ma la complessità dell’operazione non è trascurabile. “Quando un’azienda valuta una rilocalizzazione è fondamentale tutelarsi attraverso contratti che garantiscano qualità, tempi di consegna, continuità della supply chain e protezione del know-how, prevedendo anche la possibilità di verifiche periodiche sui partner locali – osserva Paolo Borghi, partner dello studio Moore Professionisti Associati –. “Sotto il profilo fiscale e amministrativo, la rilocalizzazione negli Usa implica l’ingresso in un sistema complesso basato sulla combinazione tra tassazione federale e imposte statali, che possono variare sensibilmente da uno Stato all’altro. L’assenza dell’Iva è compensata da sistemi di sales tax molto differenziati, con obblighi di registrazione in base alle soglie di vendita. A ciò si aggiungono dazi doganali legati alla tipologia di prodotto, costi per ottenere certificazioni tecniche richieste da enti come FDA, EPA o UL e oneri legati all’apertura di una presenza locale, dalla costituzione societaria alla compliance in materia di lavoro e assicurazioni obbligatorie. Una valutazione approfondita di questi aspetti consente di contenere i rischi e sfruttare appieno le opportunità offerte dal mercato americano”. In questo scenario, se le multinazionali riescono a muoversi con maggiore agilità, le Pmi faticano a reagire con la stessa velocità e restano più vulnerabili agli shock finanziari e logistici.

 

Credito e covenant: il vero ago della bilancia per pmi e mid-cap

Anche se la fotografia di S&P rappresenta un paracadute sul costo del credito, non modifica la crescente selettività degli istituti bancari, sempre più attenti a produttività, diversificazione geografica e tenuta delle filiere e qualità della governance finanziaria. “Rilocalizzazioni e riorganizzazioni all’estero non sono affatto neutre – fa notare l’avv. Marcello Moreo, junior partner dello studio legale LEAD. – “Possono impattare covenant su attività, struttura del gruppo, leverage e garanzie, fino ad avvicinare, nei casi più estremi, situazioni di default tecnico o necessità di rimodulazione forzata del debito. Per questo motivo risulta essenziale affiancare al progetto industriale una vera “due diligence contrattuale” sulla finanza esistente, mappando clausole sensibili, margini di headroom e possibili trigger di rinegoziazione. Soprattutto per le pmi, meno attrezzate delle multinazionali e più dipendenti dal credito domestico, il dialogo anticipato con il ceto bancario e una revisione coordinata della documentazione diventano parte integrante, e non accessoria, della strategia di rilocalizzazione e, in ultima analisi, della tenuta del loro profilo di rischio”.

 

Dati, tecnologia e governance: la digitalizzazione del procurement come nuova leva strategica per affrontare il 2026

In questo contesto di volatilità crescente, la capacità di anticipare i problemi diventa cruciale. “Con costi energetici ancora volatili e politiche commerciali in evoluzione, il 2026 si presenta come un anno in cui la funzione procurement sarà ancora più importante. – sottolinea Daniele Civini head of Sales JAGGAER – Le aziende devono dotarsi di strumenti digitali e processi efficienti che consentano di anticipare i rischi, non solo di affrontarli. Per le imprese italiane questo significa investire in una gestione digitalizzata ed evoluta dei fornitori, diversificare le fonti di approvvigionamento e monitorare in modo continuo i potenziali segnali di fragilità nelle supply chain. Soluzioni Source-to-Pay a supporto di tutto il processo end-to-end come le nostre sono integrabili con dati esterni e interni all’organizzazione e consentono di realizzare analytics che supportano il processo decisionale per una maggiore governance. In uno scenario globale sempre più competitivo, la resilienza del procurement è uno dei fattori di sostenibilità e crescita.”

 

Il nodo energetico delle imprese italiane

Molte aziende guardano agli Stati Uniti spinte principalmente dal differenziale energetico. “Che le imprese italiane delocalizzino per costi energetici troppo alti rammarica e un motivo c’è – osserva Moreno Scarchini, amministratore delegato di EnergRed -. Per ogni euro di extra costo energetico se ne perdono tre di fatturato con un costo energia che non impatta solo su margini, ma sulle potenzialità economiche pure. In un Paese baciato dall’energia della più grande centrale a fusione nucleare, il Sole, ogni mq vale, al netto di oneri, 540 euro di valore aggiunto per pmi: ogni kilowatt di fotovoltaico installato in configurazione SEU genera un valore immediato pari a 100-140 euro ogni anno, per almeno 25 anni. Energia a basso costo, sicurezza negli approvvigionamenti e la possibilità di avere partner qualificati e in grado di gestire ogni aspetto, finanziario e funzionale. La scelta non è rilocare: è il fotovoltaico. Subito”.

Il 2026 sarà un anno in cui le imprese italiane dovranno prendere decisioni strategiche cruciali. La stabilità dei rating non è sufficiente a garantire stabilità competitiva: servono strumenti di previsione nel procurement, una valutazione concreta delle opportunità internazionali, una gestione preventiva del rapporto con il credito e un vero investimento nell’energia. L’industria italiana entra nel nuovo anno con un equilibrio delicato, ma anche con la possibilità di definire un nuovo vantaggio competitivo. Chi riuscirà a integrare strategia industriale, finanza, energia e governance potrà non solo attraversare il 2026, ma trasformarlo in un punto di svolta.

Immagine di Redazione

Redazione

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