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Credit Suisse: Finma citata in giudizio per le obbligazioni AT1

Credit Suisse: Finma citata in giudizio per le obbligazioni AT1

La cancellazione di 17 miliardi di dollari di obbligazioni AT1 del Credit Suisse da parte di Finma, l’autorità di regolamentazione finanziaria svizzera, sarà oggetto di battaglia nelle aule dei tribunali. Un gruppo di investitori che rappresentano 4,5 miliardi di dollari di bond hanno fatto causa al regolatore attraverso lo studio legale Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan presso il Tribunale di San Gallo.

Il caso si prepara a essere una delle più grandi controversie giudiziarie mai avvenute in Svizzera che coinvolge gli obbligazionisti e tira in ballo le autorità. Alcuni esperti legali fanno il raffronto con quello che successe in Argentina con i titoli del debito sovrano alcuni anni fa, dove i proprietari dei bond nel 2016 furono rimborsati per 9,3 miliardi di dollari.

 

Credit Suisse: per Finma le obbligazioni AT1 andavano annullate

Il 19 marzo 2023 Finma ha deciso di annullare il valore delle obbligazioni convertibili AT1 in occasione del salvataggio di Credit Suisse da parte della storica banca rivale UBS. L’atto ha fatto arrabbiare i creditori che hanno protestato vibratamente accusando il regolatore di aver violato la Costituzione svizzera. In realtà, la decisione risulta alquanto anomala, anche in un contesto di normativa internazionale che vuole che a pagare siano prima gli azionisti e non gli obbligazionisti in caso di default di una società.

Dal canto suo Finma si è difesa affermando di aver agito sulla base dei diritti di cui disponeva, viste le condizioni di strumenti ibridi proprie delle obbligazioni AT1. Ciò anche in considerazione del fatto che, con un’ordinanza d’urgenza, il governo svizzero ha ampliato i poteri dell’autorità di regolamentazione. Anche questo è stato oggetto di pesanti accuse da parte degli obbligazionisti, che hanno contestato all’esecutivo una modifica arbitraria della legislazione solo per rendere più facile quello che loro considerano un vero e proprio esproprio. La situazione è resa più grave dal fatto che altri obbligazionisti subordinati vedranno i loro titoli mutati in 3,25 miliardi di dollari di azioni UBS.

 

Come andrà a finire?

L’obiettivo dei querelanti è quello di annullare formalmente la decisione di Finma, ma il contenzioso probabilmente è destinato a tempi lunghi. Lo studio legale ha sconsigliato gli obbligazionisti di attaccare il governo svizzero sul fronte del diritto costituzionale di evocare poteri di emergenza. Si trattava di una situazione che poteva esplodere da un momento all’altro e quindi rientrava nella sfera normativa delle massime autorità dello Stato agire immediatamente.

Invece, Quinn Emanuel farà leva sull’aspetto che “Finma era obbligata ai sensi degli articoli 5 e 9 della Costituzione svizzera a prendere una decisione in buona fede e in modo non arbitrario e non l’ha fatto”. Inoltre, lo studio sostiene la violazione dell’articolo 36, paragrafo 3, secondo cui “qualsiasi restrizione dei diritti fondamentali deve essere proporzionata”. Infatti, una situazione in cui gli azionisti vengono compensati e gli obbligazionisti risultano penalizzati, dimostrerebbe una scarsa considerazione della proporzionalità secondo i legali.

Alcune informazioni da parte di governo e di Finma sono rimaste segretate. Per questo, il Parlamento svizzero probabilmente istituirà una commissione d’inchiesta il mese prossimo che avrà il potere di ignorare l’utilizzo del segreto d’ufficio e costringere i soggetti responsabili a una testimonianza giurata. Inoltre gli avvocati dei querelanti stanno studiando altre soluzioni, come quella di intentare azioni legali contro i vertici di Credit Suisse per informazioni fuorvianti nei giorni precedenti il quasi crack della banca.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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