Credit Suisse: nuovi problemi in USA, accuse di evasione fiscale
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Credit Suisse: nuovi problemi in USA, accuse di evasione fiscale

Credit Suisse: nuovi problemi in USA, accuse di evasione fiscale

Credit Suisse crolla oggi alla Borsa di Zurigo, facendo registrare un passivo del 4,5%. A pesare sulle quotazioni della banca svizzera l’indiscrezione di stampa che il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti sta indagando in merito alla possibile complicità dell’istituto nell’evasione fiscale di alcuni suoi clienti americani. Gli importi non dichiarati al fisco USA sarebbero di svariate centinaia di milioni di dollari, secondo quanto riportato da persone informate sui fatti. La questione è emersa per la denuncia di alcuni ex-dipendenti della banca che avrebbero smascherato soprattutto soggetti con passaporto sudamericano.

La banca elvetica prende le distanze da qualsiasi coinvolgimento e ha fatto sapere che fornirà la sua collaborazione con le Authority USA per venire a capo della vicenda. Sulle questioni fiscali, Credit Suisse ha una certa recidività, dal momento che nel 2014 è stata coinvolta in un’inchiesta dove veniva accusata di aiutare facoltosi clienti americani per aggirare le maglie dell’Amministrane fiscale. Allora ha accettato il pagamento di 2,6 miliardi di dollari come ammenda per chiudere la faccenda e oggi ha affermato che proprio da quell’anno ha incrementato gli sforzi per stanare le persone che non sono a posto con le Autorità tributarie.

 

Credit Suisse: accuse di manipolazioni dei cambi

La situazione con la giustizia di Credit Suisse corre sempre sul filo del rasoio. Ieri è iniziata la selezione della giuria per il processo che la vede coinvolta nelle accuse di presunta manipolazione sul mercato delle divise lanciate da alcuni investitori, tra cui fondi pensione. In base alle imputazioni, la banca con sede a Zurigo avrebbe partecipato insieme ad altre 15 banche a chat room online in cui ci sarebbe stata collusione sugli spread per le coppie di valute dalla fine del 2007 al 2013.

Credit Suisse è stata però l’unica ad andare a processo, perché altre banche come Citigroup, UBS, Barclays, JP Morgan, HSBC e Deutsche Bank, hanno accettato nel 2017 il pagamento di 2,3 miliardi di dollari per risolvere la causa. La giuria, quindi, dovrà stabilire se l’istituto guidato da Ulrich Koerner sia o meno coinvolto nella presunta manipolazione dei prezzi. In caso di esito negativo per la banca, i clienti potrebbero poi chiedere di essere indennizzati individualmente.

 

Sale l’attesa per il 27 ottobre

Le disavventure giuridiche di Credit Suisse arrivano in un momento particolarmente delicato per l’azienda di credito. Gli investitori sono trepidanti nell’attesa del 27 ottobre, quando la società delineerà la strategia per far fronte al buco finanziario e arrestare il calo delle azioni, che quest’anno in Borsa hanno più che dimezzato il loro valore. Il management della banca vorrebbe evitare l’aumento di capitale e sta progettando lo spin-off dell’attività di investment banking dalla gestione patrimoniale. Nel mirino vi è l’unità di business dei prodotti cartolarizzati che potrebbe apportare oltre 1 miliardo di franchi dalla cessione.

Tuttavia, gli analisti sospettano che ciò non sia sufficiente, stimando una voragine finanziaria che va dai 4 agli 8 miliardi di franchi. A questo punto si renderebbe necessaria una ricapitalizzazione, che però sarebbe fortemente diluitiva per le azioni. La società continua a ridurre il valore di mercato in Borsa, attualmente intorno agli 11 miliardi di franchi e ben lontano dagli oltre 30 miliardi franchi di marzo 2021. In questo contesto, le notizie di natura giudiziaria non fanno bene né sotto questo profilo né in prospettiva della cessione di assets per racimolare risorse liquide.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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