Credit Suisse: tassi più alti su depositi per recuperare 90 miliardi di liquidità
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Credit Suisse: tassi più alti su depositi per recuperare 90 miliardi di liquidità

Credit Suisse: tassi più alti su depositi per recuperare 90 miliardi di liquidità

Credit Suisse sta mettendo in campo un’operazione di ricostituzione della fiducia con i clienti più ricchi aumentando il rendimento per i depositi presso la banca svizzera. Sotto la guida di Francesco de Ferrari, l’unità patrimoniale dell’istituto con sede a Zurigo sta attuando una campagna di massa offrendo tassi d’interesse dal 5% al 6%. L’obiettivo è quello di recuperare nel più breve tempo possibile deflussi per 90 miliardi di dollari che si sono verificati recentemente sulle voci di dubbia solvibilità della banca. De Ferrari, che ha assunto il suo attuale ruolo quest’anno a gennaio, si trova in questo momento fortemente sotto pressione da parte del Presidente Axel Lehmann e dell’Amministratore Delegato Ulrich Koerner, in una situazione non facile da sbrogliare.

Le relazioni con i clienti sono molto tese, come dimostrano i massicci ritiri di fondi che hanno portato a una riduzione della liquidità. Tra l’altro, la società ha riportato oltre 8 miliardi di dollari di perdite negli ultimi due anni e, ricomporre lo strappo dopo che le azioni in Borsa hanno perso circa due terzi del loro valore nel 2022, è un compito molto arduo. L’aumento di capitale da 4 miliardi di dollari potrebbe servire a mettere una pezza temporanea sullo stato finanziario della banca, allentando momentaneamente le tensioni. Ma è chiaro che per ricostituire il rapporto di fiducia di un tempo occorra ben altro.

 

Credit Suisse: perché la strategia sui tassi è di difficile riuscita

La strategia di Credit Suisse si espone a dei rischi di riuscita. Alla fine dell’anno non è inconsueto trovare gestori patrimoniali che adottano misure per attirare nuovi clienti e aumentare le masse gestite. Tuttavia, è sempre bene confrontarsi con le altre offerte presenti sul mercato. La banca elvetica sta proponendo tassi sui depositi che non sono sostanzialmente a livelli più elevati rispetto a quanto si può trovare in giro. Questo potrebbe trasmettere l’impressione agli investitori che tutta questa convenienza in realtà non ci sia, soprattutto in funzione del fatto che l’istituto di credito deve ripristinare un rapporto fiduciario.

La scorsa settimana, Credit Suisse ha riferito di aver contattato circa 8 mila clienti nell’ambito della gestione patrimoniale, che rappresentano circa l’80% del totale degli asset gestiti. Lo scopo è quello di “intensificare il dialogo per assicurarci che capiscano dove siamo e per mantenere il contatto”, ha affermato Lehmann, Presidente della banca. Ciò non dà alcuna garanzia che i fondi che sono stati prelevati ritornino alla base. Anche perché l’azienda continua a dare segnali poco convincenti. Il mese scorso ha emesso un’obbligazione in dollari con scadenza dopo 11 anni a un tasso del 9%, ossia praticamente ai livelli dei junk bond. In questo contesto, l’istituto finanziario sta riducendo l’organico per tagliare i costi. Il piano è quello di ridimensionare del 5% la forza lavoro, il che corrisponde a un licenziamento di 2.700 dipendenti.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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