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Criptovalute e asset digitali, approvato il regolamento UE: ecco cosa prevede

Il settore di criptovalute e asset digitali è al centro di una significativa rivoluzione in Europa: l’approvazione del regolamento UE votata dal Parlamento a Strasburgo. La proposta legislativa prende il nome di Markets in Crypto-Assets (MiCA) ed è un corpus che disciplina l’utilizzo di monete digitali, utility token, stablecoin e tutto l’ecosistema dei digital asset nei Paesi membri dell’Unione. L’obiettivo è uniformare 27 quadri normativi diversi, consentire alle società crypto di operare nel mercato comunitario con una singola licenza e disciplinarne la tassazione.

 

Criptovalute, cosa prevede il regolamento UE

“Con l’accordo odierno – ha spiegato Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione europea – i fornitori di servizi di criptovalute dovranno segnalare le transazioni nazionali e transfrontaliere dei clienti residenti sul territorio comunitario. Gli Stati membri otterranno le informazioni necessarie per assicurarsi che le imposte siano pagate sui guadagni ottenuti con le contrattazioni o gli investimenti in crypto”. “I profitti realizzati con crypto-asset – ha aggiunto Paolo Gentiloni, il Commissario europeo per l’Economia – vanno tassati in tutti i Paesi europei e la direttiva indica la via per più trasparenza anche su scala internazionale”. La direttiva di riferimento, in questo caso, è la Administrative cooperation in taxation (DAC 8).

La Commissione europea sintetizza gli intenti del regolamento in quattro linee-guida:

  • certezza del diritto;
  • garanzia della stabilità finanziaria;
  • sostegno all’innovazione e alla concorrenza leale;
  • tutela di consumatori e investitori.

 

Le nuove norme per tutti gli emittenti e i fornitori di servizi che effettuano transazioni in crypto-asset per clienti residenti nell’UE riguardano in primo luogo la trasparenza fiscale. Innanzitutto, diventano obbligatori e automatici la rendicontazione e lo scambio di informazioni tra autorità nazionali sui ricavi da transazioni in crypto. Sono interessati anche gli accordi preventivi (in Italia la tassa fissa da 100.000 euro all’anno per i super ricchi stranieri su tutti i redditi prodotti all’estero) concessi alle persone fisiche (e quindi non più esclusivamente a società) per cifre superiori a 1,5 milioni. Inoltre, per tutelare i cittadini, tutti gli Stati membri sono tenuti a introdurre la responsabilità degli emittenti di crypto e gli obblighi a carico delle società che forniscono servizi in asset digitali. Tra questi obblighi, spiccano la raccolta e la trasparenza dei dati e l’accessibilità alle informazioni sul mittente e sul beneficiario dei trasferimenti di criptovalute.

Il Markets in Crypto-Assets considera “significativo” un fornitore di servizi se all’interno del territorio dell’Unione ha almeno 15 milioni di utenti attivi, in media, in un anno solare. Un servizio di crypto-asset è invece “ampiamente utilizzato” come mezzo di scambio se il numero medio e il valore aggregato medio delle transazioni giornaliere è superiore a un milione di scambi per un valore di 200 milioni di euro. Si introduce, in aggiunta, il principio di separazione patrimoniale per gli operatori di servizi in crypto-asset: i capitali dei clienti devono essere sempre distinti da quelli del fornitore e a queste somme va attribuito uno specifico indirizzo sulla blockchain.

Il regolamento prevede una classificazione uniforme degli asset digitali. Nella pratica, gli emittenti di crypto sono obbligati a fornire un white paper in cui chiarire tutte le informazioni rilevanti sul progetto, dalla mission societaria ai consumi e impatto ambientale fino al rispetto delle norme antiriciclaggio. Il modello di business deve essere sempre stabile e sostenibile: per ogni nuova moneta immessa sul mercato, è prevista una fase di esame accurato prima dell’approvazione.

 

Quanto entra in vigore il regolamento UE sulle criptovalute

Secondo gli analisti, la chiarezza giuridica introdotta dal MiCA aumenterà l’arrivo di capitali e talenti stranieri, la crescita e la competitività delle start-up europee e l’innovazione delle istituzioni finanziarie dell’Unione nel mercato delle blockchain. Non è detto che il sistema diventi presto uno standard globale per giurisdizioni dalla regolamentazione più rigida come quella degli Stati Uniti. All’appello mancano ancora gli NFT, la finanza decentralizzata (DeFi), i crypto-prestiti e lo staking, ma il legislatore interverrà presto pure in questi ambiti.

Naturalmente la regolamentazione non è ancora in vigore in Europa: dovrà prima essere completata la procedura di ratifica. Il pacchetto sarà assorbito entro 12-18 mesi all’interno delle legislazioni dei singoli Paesi membri dell’Unione. Tutto lascia quindi pensare che il MiCA verrà pubblicato in Gazzetta Europea e diventerà legge tra luglio del 2024 e gennaio del 2025, anche se per analisti come Moritz Schildt, esperto tedesco di crypto e blockchain, entrerà in vigore già entro la fine di quest’anno.

Infine, grazie all’accordo sulla proposta di direttiva europea (la DAC 8) che integra il MiCA e il Transfer of Funds Regulation (TFR), gli obblighi di segnalazione dei dati sulle transazioni in crypto e valute digitali e sui ruling fiscali preventivi per i soggetti privati con alti patrimoni (HNWI) saranno disponibili a tutte le anagrafe dei rapporti finanziari (in Italia l’Agenzia delle Entrate) dal 1° gennaio 2026. È la data che segna la fine del segreto bancario delle criptovalute e arriverà in contemporanea al Crypto-Asset Reporting Framework (CARF), il quadro di riferimento dell’OCSE per la rendicontazione delle tecnologie crittografiche.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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